Lo "sbattezzo" mette a rischio la libertà religiosa
di Filippo Vari
La Corte di giustizia dell’Ue dovrà pronunciarsi sul diritto all'oblio, ma l’oscuramento dei nomi nei registri battesimali non terrebbe in conto le esigenze della Chiesa cattolica e delle altre confessioni religiose

Massimo Luciani ha recentemente evidenziato la drammaticità di un «mondo vuoto». In esso si affermano «filosofie che celebrano o lamentano la latitanza di Dio nell’ordinaria esperienza esistenziale delle società secolarizzate». Viviamo in un «ambiente a-religioso» in cui, come colto da Jean Onimus, «un mal represso nichilismo mina la gioia di vivere e sviluppa un’aggressività contro se stessi, contro tutto». A rafforzare questa situazione di crisi potrebbe contribuire la Corte di giustizia dell’Unione europea, il giudice sovranazionale che riunisce in sé le funzioni nomofilattiche e quelle di una Corte costituzionale. Il giudice “eurounitario” è stato chiamato a pronunciarsi da una Corte belga sull’obbligo per le Chiese – nel caso di specie quella cattolica – non solo di cancellare una persona dai registri di Battesimo ma anche di oscurarne per sempre il nome. La decisione di Lussemburgo avrà effetto non solo in Belgio, ma in tutti i ventisette Paesi dell’Ue. (Se ne è occupato Avvenire nell’edizione del 30 settembre con un’intervista di Paolo Viana a don Michele Porcelluzzi: «Lo “sbattezzo”? Non si può cancellare un sacramento», ndr ). La questione è, dunque, della massima importanza. Sul registro di Battesimo sono annotati “a cascata” gli altri sacramenti. Se si oscura il conferimento del Battesimo, s’infligge un duro colpo alla certezza del Diritto canonico. Per esempio, non sarà più possibile sapere se Tizio è già stato “sposato in Chiesa”, con evidente crisi delle regole per il matrimonio (ma non solo) previste dalla Chiesa cattolica.
I sacramenti sono il cuore della fede. Si tratterebbe, dunque, di un grave colpo inferto dai poteri pubblici alla libertà religiosa. Essa comprende anche l’auto-organizzazione delle differenti Chiese. Intaccare la certezza del diritto con riferimento ai sacramenti vuol dire violare la libertà religiosa, in un impeto laicista. Com’è noto, la Carta dei diritti fondamentali dell’Ue protegge tale libertà e impone all’Unione di rispettare «la diversità culturale, religiosa e linguistica». Proprio per tale ragione le confessioni religiose hanno un particolare rilievo nel Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (Tfue). L’articolo 17 del Trattato sancisce, infatti, che «l’Unione rispetta e non pregiudica lo status di cui le chiese e le associazioni o comunità religiose godono negli Stati membri in virtù del diritto nazionale». Si pensi, in proposito, allo straordinario rilievo dato dalla Costituzione italiana alle confessioni religiose. Tra i principi fondamentali della Carta, l’articolo 7 della Costituzione proclama che «lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani». L’articolo 8, poi, con riferimento alle confessioni diverse dalla cattolica, prevede che esse, «egualmente libere davanti alla legge», «hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano».
L’oscuramento dei nomi nei registri battesimali non terrebbe in debito conto le esigenze della Chiesa cattolica e delle altre confessioni religiose, facendo prevalere su di esse il diritto alla protezione dei dati personali, oltretutto in contrasto con la volontà del legislatore eurounitario. Esso, infatti, nel preambolo del Regolamento aveva invece dichiarato che la disciplina approvata «rispetta e non pregiudica lo status di cui godono le chiese e le associazioni o comunità religiose negli Stati membri in virtù del diritto costituzionale vigente, in conformità dell'articolo 17 del Tfue». In contrasto con tale proclamazione, il diritto all’oblio assumerebbe, invece, una portata onnicomprensiva, «tirannica» per riprendere una fortunata espressione della Corte costituzionale italiana, e tale da pregiudicare la libertà delle Chiese e, in ultima analisi, dei fedeli. Al di là del problema specifico, poi, è chiaro che l’impeto laicista finirebbe per toccare in futuro anche altre religioni. Non a caso le cronache belghe parlano ora del tentativo di vietare la circoncisione per i bambini di religione ebraica e musulmana. Così si realizza il “mondo vuoto” da cui siamo partiti.
Filippo Vari è ordinario di Diritto pubblico e costituzionale nell’Università Europea di Roma
Filippo Vari è ordinario di Diritto pubblico e costituzionale nell’Università Europea di Roma
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