Educare è come dedicarsi a un piccolo ricciolo blu
di Marco Erba
Era solo un frammento, ma lo sguardo attento e appassionato di un’archeologa ha permesso di scoprire il capolavoro di cui faceva parte. Coi giovani dovremmo saper lavorare così

Serena vive a Enna, nel cuore della Sicilia. La conobbi durante un festival letterario. Ricordo perfettamente la nostra prima chiacchierata, perché ciò che mi raccontò sembrava incredibile. In seguito Serena mi regalò un libro: Caccia ai tesori di Morgantina . All’inizio lo scambiai per un romanzo, invece narrava vicende vere al cento per cento. L’autore, Silvio Raffiotta, ex procuratore di Enna, era suo padre. Il giudice Raffiotta si era occupato per una vita di riportare in Italia i tesori d’arte rubati dai tombaroli nell’area di Morgantina, nota città siciliana della Magna Grecia, e venduti sul mercato internazionale. Forse ispirata da lui, sua figlia Serena aveva scelto la strada dell’archeologia. L’ultimo capitolo del libro parlava proprio di lei. Questa è la sua storia.
D urante i suoi studi, Serena lavora al museo di Aidone, dove sono conservati i preziosi reperti di Morgantina. Lì cataloga una serie di frammenti mai studiati approfonditamente e provenienti proprio da una zona di Morgantina, dove sorgeva un importante santuario, a più riprese saccheggiato illegalmente. Un luogo di bellezza ferita. La giovane studiosa analizza pezzo per pezzo tutto ciò che nel museo è presente. Il frutto finale della sua indagine è un volume intitolato Terrecotte figurate dal santuario di San Francesco Bisconti a Morgantina : il libro viene pubblicato a Enna nel luglio del 2007, con foto a colori e schede analitiche. Si tratta di figurine di divinità, oggetti votivi, parti di statue perdute. C’è, tra i frammenti, un ricciolo con tracce di blu. Potrebbe essere un pezzetto di capigliatura di una statua. Chissà perché, Serena è colpita proprio da quel ricciolo, che resta un mistero: a quale statua appartiene? Dov’è finita quella statua? Perché a Morgantina nessuno l’ha mai trovata?
Domande senza risposta, finché entra in scena Maria Lucia Ferruzza, un’archeologa siciliana, che in passato ha condotto una ricerca al J. Paul Getty Museum di Malibu, in America. Il museo statunitense è già stato la destinazione finale di pregevolissime opere trafugate a Morgantina: due acroliti e una statua femminile, prima identificata come Afrodite e poi come Demetra. Queste opere oggi sono ad Aidone, tornate anche grazie alla caparbietà di persone come il procuratore di Enna Silvio Raffiotta, padre di Serena. Nel 2009 Maria Lucia Ferruzza è ad Aidone: gli acroliti del J. Paul Getty sono appena tornati dall’America per essere esposti nella loro terra d’origine e Maria Lucia vuole essere presente. Lì incontra proprio Serena, che le parla del suo libro sui frammenti di Morgantina e gliene regala una copia.
Quando Maria Lucia sfoglia le pagine, resta folgorata dal ricciolo blu. Le viene immediatamente in mente la testa di un dio che è presente nel museo americano e che l'archeologa ha studiato e catalogato: una testa indicata come proveniente dall'Italia meridionale, con capelli ricci rosso mattone e una folta barba blu. Una testa di Ade, probabilmente, il dio dell’oltretomba che, secondo il mito, proprio nei pressi di Enna rapì Persefone, destinata a diventare regina degli Inferi. Da quella testa mancano alcuni frammenti. Maria Lucia ha il cuore a mille. Ecco cosa potrebbe essere quel ricciolo in Sicilia pubblicato da Serena: un frammento di barba, che potrebbe far scoprire l’origine di un’opera d’arte di incommensurabile valore! Che Maria Lucia e Serena si siano incontrate sembra sempre di più un disegno del Fato, il Destino, alla cui forza gli antichi greci ritenevano fosse impossibile opporsi.
Maria Lucia contatta Serena, condivide la sua intuizione. Per Serena sono istanti indimenticabili. Maria Lucia parla anche con i responsabili del J. Paul Getty Museum di Malibu, che aprono alla possibilità di verificare l’appartenenza del frammento in Sicilia alla statua in America. Passa circa un anno e mezzo. Nel maggio del 2011 Claire Lyons, curatrice delle antichità classiche al J. Paul Getty Museum, è ad Aidone. Dopo gli acroliti, anche la statua di Demetra è tornata a casa. Claire è lì non solo per l’esposizione di Demetra, ma anche perché, a seguito di un accordo, deve scegliere delle opere d’arte da portare temporaneamente a Malibu per esporle. Tra queste prende quel ricciolo di barba blu inserito quasi quattro anni prima da Serena Raffiotta nel suo volume, il ricciolo che tanto aveva colpito Maria Lucia Ferruzza. Claire rivela subito la sua intenzione: confrontare quel frammento con la testa presente al J. Paul Getty, della quale non si conosce la provenienza.
Nell’estate del 2011 un archeologo americano, Alex Walthall, scova per caso, sempre nel museo di Aidone, altri riccioli in una cassetta che contiene una serie di cosiddetti “ritrovamenti sporadici.” Sono tre cocci di terracotta: uno rosso mattone e due con tracce di blu. Sembrano essere fratelli del ricciolo a cui Serena Raffiotta ha riservato tanta attenzione. Così, a settembre, l'allora direttore del museo di Aidone Enrico Caruso parte per l’America e porta a Malibù i nuovi frammenti. La prova finale viene fatta in sua presenza: i frammenti di Serena e Alex coincidono perfettamente con la barba e con i capelli di Ade. Ormai è evidente a tutti: la testa di Ade è stata trafugata dai tombaroli a Morgantina e venduta sul mercato nero, finendo in America. Dopo questo confronto si decide di restituirla definitivamente alla Sicilia. Dal dicembre del 2016, quasi dieci anni fa, è esposta nel museo di Aidone, là dove tutto è iniziato. La possono contemplare lì i molti visitatori, e tra questi i bambini e i ragazzi delle scuole che Serena accompagna, raccontando loro questa incredibile avventura.
Trovo che la vicenda di Serena sia estremamente illuminante su qual è il compito della scuola e di ogni insegnante. Come Serena ha creduto nella bellezza di un frammento, così ogni educatore deve credere nella bellezza di chi ha di fronte. Una bellezza che quasi mai emerge chiara, luminosa, abbagliante, ma che spesso si nasconde, emerge a sprazzi; a piccoli frammenti, appunto. Si tratta di accoglierla e darle spazio. Come Serena, valorizzando quel ricciolo, ha dato il via a un cammino che ha portato a una scoperta incredibile, così, a partire dai frammenti di bellezza di bambini e adolescenti, ogni educatore ha la possibilità di accompagnare in un cammino, di sfidare a intraprendere un percorso. Il ricciolo blu chiuso in una stanza oscura non serve a nulla: non si educa stando fermi, giocando in difesa. Allo stesso modo, i frammenti di bellezza che cogliamo nei nostri allievi chiedono apertura, valorizzazione, rilancio, movimento. Vanno visti come punti di partenza, non come traguardi. Come semi in grado di germogliare; come talenti da mettere in gioco, non da custodire gelosamente, senza alcun frutto.
Come la testa di Ade, grazie a quel frammento di barba, è tornata a casa, così anche i nostri ragazzi, a volte a un po’ perduti e confusi, se incontrano educatori capaci di valorizzare i loro frammenti di luce, possono tornare a casa, cioè conoscere un po’ di più se stessi, ritrovarsi, anche nel marasma di quella difficile e stupenda crisi che è l’adolescenza. Si diventa grandi perdendosi per ritrovarsi meglio. Si cresce staccandosi dalle proprie radici, per poi ritrovarle più solide. Per questo ogni cammino educativo è sempre un po’ un ritornare a casa, per partirne di nuovo in modo più consapevole. Per lasciare un segno, un dono, come è dono la splendida testa di Ade per tutti coloro che la possono ammirare oggi nel museo di Aidone, grazie all’intuizione folle e alla fiducia in un piccolo ricciolo che l’archeologa Serena, tanti anni fa, ha deciso di avere.
Insegnante e scrittore
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Seguici anche su Google Discover di Avvenire





