I funerali dei quattro militari morti in Bosnia. «Sono stati seminatori di pace»
di Redazione romana
Anche Mattarella e Meloni alle esequie celebrate a Roma. L'omelia dell'ordinario militare Saba. Il ministro della Difesa Crosetto: «Costruiremo un monumento per ricordarli». Le bare, avvolte nella bandiera tricolore, sono state accolte da un picchetto d'onore

A Roma, nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, i funerali solenni di Simone Ruggia, Claudio Marchesi, Franco Adriano Zecchillo e Laura Procacci, morti il 29 ottobre nello schianto di un elicottero durante la missione Eufor Althea a Brcko, in Bosnia Erzegovina. Presenti le più alte cariche dello Stato: dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla premier Giorgia Meloni, oltre ai presidenti delle due Camere, Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana. E poi il sottosegretario a Palazzo Chigi, Alfredo Mantovano, i ministri Guido Crosetto, Luca Ciriani, Andrea Abodi, Matteo Piantedosi e Gianmarco Mazzi, i leader dell'opposizione Elly Schlein, Giuseppe Conte e Nicola Fratoianni.
Le salme sono state accolte da un picchetto d'onore delle forze armate al grido "Onore ai caduti". «Siamo invitati a guardare a loro come seminatori di germogli di pace mediante la promozione degli aiuti umanitari, spinti dal desiderio di promuovere soluzioni per i più fragili e per tenere viva la speranza nelle popolazioni esposte alle aggressioni». Così monsignor Gian Franco Saba, ordinario militare, ha ricordato i quattro caduti nel corso dell'omelia. «Simone, Claudio, Franco Adriano e Laura hanno intuito che dedicare la vita per il servizio è anticipazione del paradiso, vera sapienza - ha sottolineato - hanno intuito che l'amore per l'umanità in certi contesti richiede dedizione per addestrarsi ad operare con prontezza e competenza a beneficio della pace, della custodia tra i popoli, dell'intervento sanitario in possibili situazioni di criticità e di emergenza. Hanno messo a disposizione i loro talenti e competenze».
Mentre il ministro della Difesa Guido Crosetto ha spiegato che sarà costruito «un monumento che ricordi questi quattro ragazzi», prima di aggiungere: «La Repubblica è qui a questo funerale, lo Stato unito è qui senza divisioni per rendere omaggio a questi quattro fratelli, la famiglia della Difesa è qui, con i famigliari» per voi «erano i vostri figli» e sono «diventati simboli dell'orgoglio e della gioia di servire». Dopo la cerimonia, tra la commozione dei presenti e il saluto del picchetto d'onore, le salme, accompagnate da un lungo applauso, sono state nuovamente deposte sui carri funebri per raggiungere i rispettivi Comuni di provenienza. Dietro di loro, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e le altre cariche dello Stato. A portare a spalla le bare, i commilitoni delle vittime.
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