Perché le Regioni (anche la Lombardia) contestano il governo sui fondi alla sanità
Si allarga il fronte del malcontento. L'assessore Bertolaso: tagli insostenibili per le Regioni, in questo modo case di comunità e ospedali non possono funzionare. Poi l'accusa ai governatori che spendono male. Gimbe: nel 2029 risorse sotto il 6% del Pil

Ad una lettura cruda, al netto di inflazione, rivalutazioni e rapporto con il Pil, al governo Meloni andrebbe subito riconosciuto un dato: l’aumento del Fondo sanitario nazionale (Fsn) di 20,9 miliardi nel 2027 rispetto al 2022, anno in cui l’attuale esecutivo ha preso le redini di Palazzo Chigi. Nel 2026, inoltre, l’incremento per le anemiche casse sanitarie nazionali è stato netto.
Detto questo, il termometro politico sulla sanità nazionale segna però codice rosso. Lo denuncia Guido Bertolaso, assessore regionale al Welfare della più popolosa e ricca regione d’Italia, la Lombardia, a guida centrodestra, che riferendosi alla manovra parla di «situazione insostenibile». Lo “certifica” la Fondazione Gimbe che, dati della Ragioneria generale dello Stato alla mano, ribalta il quadro: il finanziamento del Servizio sanitario nazionale (Ssn), fa sapere, cresce meno della ricchezza del Paese, perché la manovra fa scendere nuovamente il rapporto tra Fsn e Pil, che passa al 6,14% nel 2026, al 6,11% nel 2027, per poi calare addirittura sotto il 6%: 5,98% nel 2028 e 5,87% nel 2029.
«Inaccettabile», tuona il segretario generale Fp Cgil, Federico Bozzanca, visto che «la Germania destina alla sanità pubblica l’11% del Pil, la Francia il 9,4%, la Svezia il 9,3%, il Regno Unito il 9,2%»; la nostra sanità è dunque condannata «ad una terribile agonia» e «al fortissimo rischio di ulteriori tagli ai servizi, di chiusura di ospedali, di svalorizzazione di lavoratrici e lavoratori sempre più sotto stress». In sintesi: per il sindacato «siamo di fronte ad una gravissima manomissione del diritto alla salute costituzionalmente garantito».
Il ragionamento di Gimbe, che trova vasta eco nei partiti di opposizione (per il dem Francesco Boccia «questo governo sta scientemente demolendo la sanità pubblica»), è così riassunto dal presidente della Fondazione, Nino Cartabellotta: «Il Fondo sanitario continua ad aumentare, raggiungendo nel 2027 il valore più alto di sempre. Ma dietro gli annunci» i numeri dicono che «la quota di ricchezza del Paese destinata alla sanità torna a diminuire, fino a toccare nel 2029 il valore più basso di sempre». La manovra 2027 stanzia complessivamente «7,1 miliardi nel prossimo triennio: 2,37 miliardi nel 2027, 2,35 nel 2028 e 2,4 nel 2029. Sommando queste risorse a quelle già previste dalle precedenti leggi di bilancio – sentenzia Cartabellotta –, il Fondo sanitario raggiungerà i 146,3 miliardi nel 2027, i 147,1 nel 2028 e i 148,2 miliardi nel 2029».
Il prossimo anno quindi il Fondo, rileva Gimbe, aumenterà complessivamente di 3,37 miliardi (1 dei quali era già previsto dalle precedenti manovre) rispetto al 2026. La legge 2027 «conferma che il Governo si avvia a chiudere la legislatura senza aver assicurato al servizio sanitario un rafforzamento strutturale – aggiunge Cartabellotta – disattendendo sia le richieste dello stesso ministro della Salute, Orazio Schillaci, che aveva indicato la necessità di 5,5 miliardi aggiuntivi, sia quelle delle Regioni, che nella loro articolata proposta avevano chiesto 18 miliardi per il triennio» e che adesso dovranno garantire i servizi «con margini finanziari sempre più ristretti, scaricando sui cittadini una quota crescente del costo delle cure». Inoltre, incalza Gimbe, quella del governo è una scelta distante anche dal richiamo del presidente Mattarella, che ha definito il Ssn «un campo di assoluta priorità», da preservare e sviluppare come strumento fondamentale per garantire il diritto costituzionale alla salute.
A proposito di Regioni. Il giudizio di Bertolaso non ha bisogno di interpretazioni: «I tagli previsti per la sanità in questa fase sono insostenibili per tutte le Regioni e anche per noi. A noi viene fatto un taglio di quasi mezzo miliardo di euro. Significa non riuscire a completare il lavoro sulle liste di attesa, non far funzionare completamente le case e gli ospedali di comunità e non incentivare il personale sanitario a lavorare nel pubblico. Con questo taglio – osserva – sarebbe difficile e speriamo che vi siano dei cambiamenti» durante l’esame in Parlamento. In generale, secondo Bertolaso la manovra «paga il prezzo di anni precedenti sciagurati, penso al Superbonus, al reddito di cittadinanza e a tante spese che subito dopo il Covid sono state sostenute in nome e per conto del Covid. Adesso ci cade addosso tutto questo debito gigantesco e dobbiamo cercare di gestirlo».
Però se la prende anche con alcune Regioni che stanno attuando un autentico «assalto alla diligenza inaccettabile» e racconta che «a fine ottobre hanno chiesto una improvvisa rimodulazione del fondo sostenendo di essere penalizzate rispetto alle altre». Tradotto: quelle che sono le Regioni virtuose che hanno il bilancio in pareggio devono fare un sacrificio nella quota parte di loro competenza a favore delle altre Regioni. Una rimodulazione che, tuttavia, alla fine avrebbe scontentato tutti. Per questo Bertolaso avverte: «L’ho detto ai governatori del Sud. Per evitare la mobilità sanitaria verso il Nord dovete chiudere frontiere, autostrade e aeroporti». Parole forti, come quelle del segretario nazionale del sindacato degli infermieri Nursind (il maggiore del Paese), Andrea Bottega: «È una manovra di cortissimo respiro, ma soprattutto delle cinque targate Meloni-Giorgetti è quella che dà meno agli infermieri. Il nulla cosmico. Con buona pace del ministro della Salute Schillaci, della cui impronta in questa legge di Bilancio non c'è traccia».
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