Manovra, la scuola insorge: 5mila insegnanti e 2mila assistenti Ata in meno. A rischio anche i fondi per i nidi
La Cisl alza la voce: inaccettabile. Cgil: un altro motivo per scioperare. Tensione anche sui fondi sanitari. Mentre il Fondo per le missioni internazionali cresce di 1,3 miliardi

La garanzia che le spese in armi non avrebbero intaccato beni essenziali come la scuola vacilla ora che il testo della Manovra è nero su bianco. La relazione tecnica che accompagna la legge di Bilancio conferma che dall’articolo 66, inerente la stretta sugli organici, arriveranno risparmi per 83,9 milioni nel 2027 e 251,7 nel 2028. Si tratta di 4.925 posti in meno nell'organico dell'autonomia scolastica e 2.049 posti nelle dotazioni organiche del personale Ata, per un totale di 6.974 unità. A ieri sera, né il ministro dell’Istruzione Valditara né esponenti della maggioranza hanno smentito l’intervento o rassicurato su eventuali correzioni in Parlamento. Solo Salvini, difendendo i «miracoli» fatti dal ministro leghista, ha vagamente accennato a possibili «miglioramenti».
La Cisl mostra forte preoccupazione: «Esprimiamo netta contrarietà a qualsiasi ipotesi di taglio degli organici della scuola e ne chiede il ritiro. Di fronte al disagio delle nuove generazioni, alle povertà educative e alle crescenti difficoltà del lavoro scolastico, servono investimenti e personale», dice la segretaria generale Daniela Fumarola. «Se i tagli saranno confermati, sosterremo tutte le necessarie iniziative di mobilitazione della categoria», aggiunge Fumarola con toni allarmati, particolarmente significativi perché pochi giorni fa la Cisl si era distinta dalla Cgil che immediatamente dopo il varo della Legge di bilancio aveva convocato lo sciopero generale per il 20 novembre. Anche la segretaria generale di Cisl Scuola, Ivana Babacci, parla di «scelta gravissima e inaccettabile». Il velo tolto sui tagli agli organici scolastici al contempo non fa altro che rafforzare la piattaforma di protesta della Cgil, che parla di una manovra «al di là delle peggiori aspettative» scritta da «un Governo che vive su un altro pianeta». Si può prevedere inoltre che si rafforzerà la protesta giovanile, proprio fondata sul contrasto tra riarmo e finanziamento all’istruzione.
Il nodo-scuola emerge in una giornata in cui nel testo definitivo sono emerse “sorprese” rispetto agli annunci iniziali. Benché prevedibile, è ora ufficiale che l’aliquota Irpef del 33% sarà applicata ai redditi dai 50 ai 55mila euro solo nel 2027, lasciando dunque al futuro esecutivo il compito di rendere la misura strutturale. Il finanziamento della misura a tempo verrà anche dalla riduzione delle rivalutazioni delle pensioni, a partire dagli assegni cinque volte superiori al trattamento minimo Inps. Una stretta che consentirà allo Stato di risparmiare circa 1,48 miliardi di euro all'anno nel triennio 2027-2029. Quasi la stessa cifra, 1,3 miliardi, si aggiungeranno invece nel biennio 2027-2028 al Fondo per le missioni internazionali.
Spunta, nei testi definitivi, una norma che ha il sapore dell’election day, che consente ai Comuni di chiedere al ministero dell’Economia l’anticipo di risorse per organizzare le macchine elettorali, sino al 50% del finanziamento massimo. Altre novità che hanno catturato l’occhio, la possibilità che il Governo si è riservato, a causa del calo demografico, di destinare altrove le risorse per i nidi, laddove il calo demografico rendesse necessari meno soldi per raggiungere l’obiettivo del 33% comunale (ma magari, si potrà osservare, potevano essere lasciate allo scopo di aumentare la percentuale). Ha un numero preciso anche il sacrificio chiesto ai ministeri: 4,7 miliardi spalmati in 3 anni.
Destinato a salire di tono anche lo scontro sulla sanità. Il punto è che secondo i governatori di centrosinistra, dei 2,4 miliardi di aumento del Fondo sanitario solo poche decine di milioni sono “somme libere”, mentre il grosso delle risorse è vincolato. A livello nazionale, Pd, M5s e Avs sostengono che le somme vincolate favoriranno soprattutto il privato, ma su questo punto il centrodestra si difende. Al contempo, anche i fornitori di apparecchiature si lamentano e minaccino iniziative per il meccanismo del payback che a loro dire li penalizzerà. Insomma la manovra sulla Salute deve fare i conti con più fronti che manifestano insoddisfazione.
«Il re è nudo», è il commento del dem Francesco Boccia in una giornata in cui le parti si ribaltano, con il centrosinistra all’attacco e il centrodestra che si mette sulla difensiva. Intanto la sensazione è che la maggioranza voglia correre più veloce degli altri anni: le Commissioni Bilancio congiunte faranno le loro audizioni tra il 9 e il 12 novembre, gli emendamenti potrebbero avere come data limite il 17. La prima lettura sarà alla Camera, quasi certamente anche quest’anno la seconda lettura, al Senato, sarà una mera ratifica. Poi il tema unico della politica saranno le elezioni.
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