La manovra si misura sul dopodomani

Nel provvedimento del governo ci sono misure condivisibili, idee di lungo respiro e scelte da correggere in Parlamento. Le risorse dovrebbero migliorare stabilmente le condizioni di vita e la capacità produttiva del Paese, senza disperdersi in piccoli vantaggi per molte categorie
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October 31, 2026
La manovra si misura sul dopodomani
La conferenza stampa a Palazzo Chigi sulla manovra di bilancio /Ansa
Molti cittadini ed elettori guardano alla finanziaria giudicandola con la domanda «quanto mi tolgono o quanto me ne viene in tasca subito?». Dovrebbero invece domandarsi se quegli interventi mettono le premesse per qualcosa che verrà in tasca (o non verrà tolto) domani, se e come incideranno sulla propria salute e sull’aspettativa di vita se proprio non vogliono essere autointeressati in modo più lungimirante e preoccuparsi anche dell’impatto complessivo sociale della manovra.
Una manovra si giudica pertanto anche da quanto riduce le difficoltà che domani richiederanno nuovi interventi. In quella presentata dal governo ci sono misure condivisibili, alcune idee di lungo respiro e scelte sulle quali sarebbe utile intervenire durante il passaggio parlamentare. Il criterio dovrebbe essere concentrare le risorse dove possono migliorare stabilmente le condizioni di vita e la capacità produttiva del Paese, evitando di disperderle in piccoli vantaggi per molte categorie. Il fondo per i nuovi nati è una delle proposte più interessanti. Cento euro l’anno versati dallo Stato fino alla maggiore età, integrabili dai familiari, costruiscono una piccola dotazione destinata al futuro del figlio. Non dobbiamo aspettarci un effetto significativo sulle nascite: chi pensa di diventare genitore deve affrontare oggi il costo della casa, l’incertezza del lavoro, la disponibilità di nidi. Resta il valore di una dotazione vincolata alla formazione e all’autonomia. Per renderla più equa, il contributo pubblico dovrebbe essere maggiore per chi ha meno e le agevolazioni raggiungere anche chi non ha imposte da detrarre. Altrimenti i diversi versamenti di genitori e nonni riprodurranno le disuguaglianze patrimoniali di partenza.
Più immediato è l’aiuto dei congedi parentali meglio remunerati. Sostenere la conciliazione significa agire su un ostacolo concreto, favorendo anche la partecipazione dei padri e tutelando i rapporti di lavoro discontinui. Positivo anche il voucher sanitario di trecento euro annunciato per gli over 75 con pensione fino a 28mila euro annui. Va nella direzione indicata dal nostro rapporto NeXt-Acli-Federcasse sulle disuguaglianze sanitarie: nei nostri dati la differenza di spesa tra redditi alti e bassi arriva a duemila euro. La detrazione del 19% sostiene chi ha già pagato le cure e dispone di imposte sufficienti da detrarre. Serve poco a chi rinuncia perché non può anticipare la spesa. Un sostegno utilizzabile subito può correggere questo limite. Il voucher deve però accompagnare il rafforzamento del servizio pubblico, senza diventare una risposta sostitutiva alle liste d’attesa.
Sulle pensioni sarebbe preferibile dare priorità agli anziani con risorse insufficienti rispetto al fondo da 850 milioni per la flessibilità in uscita. Non ogni anticipo è un privilegio: una riduzione attuarialmente adeguata dell’assegno può compensarne il costo atteso. Vanno protetti i lavori usuranti, le condizioni di salute difficili e chi perde l’occupazione vicino alla pensione. Ma ulteriori uscite sussidiate per gruppi selezionati sono meno urgenti del sostegno alle prestazioni più basse e alla povertà anziana, valutata nelle condizioni familiari effettive.
Le agevolazioni ai giovani esprimono un’attenzione necessaria. Molte, però, aiutano chi è già occupato e ha un’impresa disposta a riconoscergli aumenti o benefit. Chi cerca lavoro ne resta più lontano. Anche la cedolare ridotta per gli affitti ai giovani va valutata dall’offerta aggiuntiva e dai canoni più accessibili che saprà produrre. Il vantaggio fiscale arriva al proprietario. Per mobilitare le case vuote servono anche intermediari sociali dell’abitare, capaci di accompagnare gli inquilini e offrire garanzie trasparenti a chi teme morosità (esempi interessanti sono nati a Bologna, Forlì e Parma). Sarebbe utile confrontare l’efficacia degli sgravi con quella delle risorse destinate a questi intermediari.
Meno convincente è la distribuzione del beneficio Irpef. Estendere l’aliquota del 33% da 50mila a 55mila euro di imponibile lascia senza vantaggio chi sta sotto 50mila. Il risparmio cresce da cento euro a 51mila fino a cinquecento da 55mila in su, salvo correttivi. L’ampliamento del forfettario al 15% fino a 100mila euro di ricavi per i lavoratori autonomi pone invece una questione di equità tra forme di lavoro, compensato però dal riconoscimento del maggiore rischio e delle minori protezioni degli autonomi, ma la soglia non seleziona necessariamente chi fatica di più. E una convenienza fiscale che si perde oltre un limite può scoraggiare la crescita dimensionale.
Sul fronte energetico sarebbe opportuno destinare le risorse dell’esenzione del bollo a interventi più selettivi. La potenza del veicolo non identifica direttamente né il bisogno economico né le emissioni. Anche gli sconti generalizzati sui combustibili, pur giustificabili nell’emergenza, attenuano l’incentivo a ridurre una dipendenza dalle fonti fossili che espone famiglie e imprese al caro energia. Bene invece Energy Release che calmiera prezzo energia per aziende che investono in autoproduzione propria energia dalle rinnovabili riducendo dipendenze e maggiori costi futuri. Bene le pompe di calore quando sostituiscono impianti a combustione, integrate nelle scuole con efficienza degli edifici e fotovoltaico.Infine, le coperture. Il contributo di banche e assicurazioni va distinto tra entrate permanenti e anticipazioni di gettito. Bisogna verificare quanto resti sugli azionisti e quanto venga trasferito ai clienti: concorrenza e mobilità della clientela contano. La flessibilità europea consente debito italiano, non trasferimenti da Bruxelles. Impiegarla bene significa finanziare investimenti e ridurre vulnerabilità. È su questo risultato, oltre che sui benefici immediati, che andrebbe misurata la qualità della manovra.

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