La libertà minacciata, la riforma in stallo e il progetto delle «5M» per il giornalismo
Ad Assisi la scuola dell’Ucsi tra nuove sfide, responsabilità e servizio alla democrazia

Giornalisti uccisi, giornalisti imprigionati, giornalisti silenziati. I numeri, in crescita, fanno impressione e costituiscono la cifra della crisi di un sistema. Un sistema che vede precipitare sempre più il nostro Paese nella classifica di Reporter sans frontieres . Un sistema di informazione in cui è sempre più vietato fare domande, in cui le poche domande significative rimangono senza risposta.
Altri dati? La legge che detta le regole sulla professione ha compiuto 63 anni. I giornalisti sono senza contratto da 12. La legge langue perché è difficile individuare una mediazione in una categoria in cui esistono molti “giornalismi” e anche perché eventuali mediazioni trovano difficoltà a trovare accoglienza in un Parlamento dove siedono circa 40 giornalisti, tra Camera e Senato, e non esiste un dato che documenti quanti siano i pubblicisti: un dato che, nell'economia del nostro ragionamento, non è irrilevante. Nei decenni si è sviluppato un intenso dibattito su un Ordine professionale in cui ha un peso specifico importante chi non svolge la professione in maniera esclusiva.
Altri dati? La legge che detta le regole sulla professione ha compiuto 63 anni. I giornalisti sono senza contratto da 12. La legge langue perché è difficile individuare una mediazione in una categoria in cui esistono molti “giornalismi” e anche perché eventuali mediazioni trovano difficoltà a trovare accoglienza in un Parlamento dove siedono circa 40 giornalisti, tra Camera e Senato, e non esiste un dato che documenti quanti siano i pubblicisti: un dato che, nell'economia del nostro ragionamento, non è irrilevante. Nei decenni si è sviluppato un intenso dibattito su un Ordine professionale in cui ha un peso specifico importante chi non svolge la professione in maniera esclusiva.
L’esclusività è la parola magica, che ha scatenato una polemica importante fra Ordine e Sindacato dei giornalisti: polemica che avrebbe un ridotto interesse pubblico, se non fosse che in gioco c’è il diritto di tutti a essere informati e una categoria fragile, sempre più fragile, di tutto sente il bisogno, meno che di una polemica che la indebolisca ancora di più. Gli argomenti che emergono sono tuttavia non di scarso rilievo. Dopo decenni di tentativi, comunque, l’Ordine è riuscito a elaborare, tre anni fa, una proposta, ancora in discussione. Uno stallo che non dispiace a chi ha interesse a indebolire ulteriormente la professione e il sindacato rileva che il riferimento all’esclusività della professione, contenuto nell’attuale testo, ceda il passo a un principio di prevalenza, che l’Ordine sarebbe orientato ad accettare. Secondo il sindacato il principio di prevalenza porterebbe a scolorare la professione, con evidenti ricadute sul piano economico e contrattuale.
Se, tra l’altro, il dibattito sulla riforma è effettivamente apertissimo, lo è anche quello sul contratto e la forza di un sindacato sta anche nell’unità della categoria. In questa polemica gli editori non stanno a guardare: quello che sta avvenendo torna, contrattualmente, a loro favore. Mi verrebbe da sostenere un paradosso: sarebbe importante un’alleanza anche con gli editori, minacciati dallo strapotere delle piattaforme e dell’IA. Così resta importante un sostegno pubblico motivato e basato sul lavoro e sul rispetto delle regole per tutta l’editoria e per chi fa informazione professionale. Io credo che i giornalisti che desiderino tornare a godere della fiducia dei cittadini, perché questo è il vero problema, siano chiamati a un rilancio professionale. Un giornalismo vero e credibile non può essere annacquato da altre attività. L’Ucsi ha già indicato la strada, anzi, le strade: da una parte una nuova alleanza con i cittadini, che restano il suo azionista di riferimento; questa alleanza presuppone un nuovo stile professionale, sul quale l’associazione ha elaborato, proponendola a ordine e sindacato in una serie di occasioni, una propria piattaforma, il progetto delle 5M, che suggerisce di aggiungere alle classiche 5W (chi, dove, come, quando e perché) altri riferimenti (fonti, linguaggi, diritti, tempo, soprattutto umanità); da questo progetto ne sono nati nuovi, in particolare per le scuole, per formare e informare su un giornalismo responsabile.
Dal momento, poi, che il nostro Paese è una tessera di un mosaico internazionale, Ucsi, dopo la scuola di Assisi, che si apre oggi per chiudersi domenica con la consegna del Premio “Parole in costruzione”, dedicato a Maria Grazia Capulli, lancerà il progetto 5M l’11 dicembre a Milano, nel corso di un evento promosso con il parlamento europeo, con la presentazione del position paper 5M tradotto in inglese e pronto per essere inserito in un circuito internazionale. Ad Assisi tanti ospiti: oltre all’Arcivescovo, Felice Accrocca, alla presidente della regione, Stefania Proietti, saranno con noi i giornalisti Gigio Rancilio e Francesca Fialdin e il professor Roberto Barbeito dell’Università di Madrid. Un evento in crescita, perché diretto ai giovani giornalisti, in arrivo da tutte le regioni, per avere una risposta, sulla possibilità di essere ancora giornalisti liberi, al servizio della democrazia.
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