Un prete di strada e il monastero dove è iniziata la pace a Belfast

A Clonard, nell’ex ghetto cattolico, il redentorista Alec Reid favorì nel 1988 il primo incontro segreto tra John Hume e Gerry Adams, esponenti di due strategie politiche fino ad allora inconciliabili
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October 30, 2026
Un prete di strada e il monastero dove è iniziata la pace a Belfast
Il monastero di Clonard / Foto Michelucci
Nel cuore dell’ex ghetto cattolico di West Belfast, a pochi passi da uno dei muri che ancora dividono la città, il monastero redentorista di Clonard appare come un edificio appartato e severo, con la facciata di mattoni rossi, la pietra chiara e le alte finestre della chiesa che guardano sulla strada. All’interno, fra i suggestivi mosaici e il silenzio dei corridoi, c’è una piccola stanza in cui cominciò a prendere forma un cambiamento che avrebbe segnato la storia dell’Irlanda del Nord. Fu qui che negli anni ‘80 padre Alec Reid fece incontrare per la prima volta John Hume e Gerry Adams, due leader cattolici che fino ad allora avevano rappresentato strade all’apparenza inconciliabili: la nonviolenza e la lotta armata. Era il 1988 e fuori dal monastero i gruppi paramilitari erano in guerra, e attentati, sparatorie e funerali continuavano a scandire la vita quotidiana. In quella stanza Hume a Adams cominciarono a parlarsi per la prima volta nel corso di un incontro segreto che si tenne all’insaputa di gran parte dei loro stessi compagni di partito, poiché per entrambi sarebbe stato molto rischioso mostrarsi in compagnia dell’altro. La stanza dei colloqui è ancora lì, piccola e spoglia, quasi troppo ordinaria per il peso della storia che custodisce. Uno dei passaggi più delicati verso il processo di pace anglo-irlandese non ebbe come teatro un palazzo del potere ma la stanza di un monastero, protetta dalla discrezione di un sacerdote redentorista.
Alec Reid era un prete di strada che aveva una fede incrollabile nel potere del dialogo e aveva intuito - prima di tutti gli altri - che un negoziato politico non sarebbe bastato a mettere fine alla violenza. Pensava che convincendo le persone a parlare, anche gli avversari più rancorosi avrebbero trovato prima o poi un terreno comune sul quale incontrarsi. In quegli anni svolse un ruolo cruciale come mediatore informale e trasformò il monastero di Clonard in uno spazio discreto di dialogo tra le comunità cattoliche e protestanti e tra i politici e i paramilitari. Lo fece senza alcun mandato istituzionale ma potendo contare su qualcosa che in una guerra clandestina vale spesso molto più di un incarico ufficiale: la fiducia delle persone. Fondato dai Redentoristi alla fine del XIX secolo, il monastero di Clonard si trova in una delle zone più segnate dalla storia del conflitto in Irlanda del Nord. La chiesa fu costruita fra il 1907 e il 1911 su progetto dell’architetto John Joseph McDonnell, in un linguaggio neogotico di ascendenza francese. La verticalità dell’edificio sembra appartenere a un’altra epoca, quella della Belfast industriale e operaia che cresceva intorno ai cantieri navali e alle fabbriche. Sulla navata centrale, i mosaici di Gabriel Loire, artista francese di Chartres, raccontano la storia della Redenzione. Il Cristo dell’abside apre le braccia sopra l’altare e sembra quasi contraddire la geografia del luogo, perché fuori c’è una città che è stata segnata per decenni da confini, divisioni e appartenenze contrapposte. Il complesso del monastero è affacciato su Falls Road, cuore della Belfast cattolica e repubblicana. Alle sue spalle corre invece la Shankill Road, roccaforte della comunità protestante e unionista. Tra le due aree non c’è soltanto una divisione religiosa ma una diversa idea della nazione, della storia, della memoria e del futuro.
Quando la violenza tornò a incendiare Belfast nell’estate del 1969, Bombay Street, una piccola strada dietro al monastero, venne data alle fiamme. Molte famiglie cattoliche furono costrette ad abbandonare le loro case. Clonard si ritrovò così nel cuore della crisi, immerso in una comunità che per decenni avrebbe vissuto il conflitto sulla propria pelle. Padre Reid assistette da vicino al deflagrare degli scontri e non rimase a guardare. Fin da subito cominciò a impegnarsi per aiutare le famiglie cacciate delle loro case, i bambini divenuti orfani, le donne rimaste vedove o con i mariti in carcere. La messa domenicale delle undici a Clonard era una piccola oasi di pace e speranza per la popolazione cattolica di Belfast; una popolazione costretta a vivere ogni giorno con la paura costante di essere attaccata dai paramilitari protestanti o dall’esercito britannico.
“Reid era profondamente turbato dalla violenza e sentiva che il suo compito era quello di dare voce alle vittime, di rappresentare – come diceva lui - la prossima persona che sarebbe rimasta uccisa o ferita nel conflitto, e dare conforto ai familiari e ai sopravvissuti”, ci spiega Edward Petersen, operatore laico statunitense oggi impegnato nella missione di pace e riconciliazione del monastero. “L’idea di poter mettere di fronte allo stesso tavolo l’IRA e i gruppi paramilitari lealisti protestanti cominciò a maturarla negli anni ‘70, un’epoca in cui anche soltanto parlare di negoziati era qualcosa di impensabile. Ma altrettanto difficile era cercare di far dialogare chi, all’interno della comunità cattolica, credeva nell’ineluttabilità della lotta armata e chi era invece fermamente convinto che la strada da perseguire fosse quella della nonviolenza”. L’incessante lavoro di Reid a favore del dialogo, sostenuto dalla stretta collaborazione con il confratello Gerry Reynolds e altri sacerdoti redentoristi, trasformò Clonard in uno dei crocevia fondamentali della pace e della riconciliazione in Irlanda del Nord. Per anni furono organizzati colloqui privati sia all’interno del monastero che in altri luoghi dell’isola, cui parteciparono i principali leader politici e militari dell’epoca. “Più volte i negoziati furono sul punto di fallire irrimediabilmente – prosegue Petersen -. Ma nessuna battuta d’arresto riuscì a farli desistere: ogni volta ricominciavano da capo aspettando il momento adatto per far ripartire il dialogo. Lo facevano sempre nell’ombra, perché non volevano apparire ma anche perché era un lavoro troppo delicato per renderlo di dominio pubblico”. I negoziati promossi con la mediazione dei redentoristi avrebbero iniziato a dare i frutti sperati nell’estate del 1994, quando l’IRA dichiarò uno storico cessate il fuoco che aprì finalmente la strada agli accordi di pace. Quattro anni dopo, il 10 aprile 1998, gli stessi leader che Reid aveva convinto a dialogare sottoscrissero infine l’Accordo del Venerdì Santo, che concluse un conflitto durato circa tre decenni. Lui, il redentorista testardo che non aveva mai smesso di credere nel dialogo, contribuì personalmente alla stesura dei documenti che divennero la base per i negoziati politici e, infine, dello stesso accordo di pace.
A distanza di anni dalla morte di Reid e Reynolds, oggi il dialogo a Clonard continua anche grazie a figure come Edward Petersen, arrivato al monastero da oltreoceano per continuare il lavoro. “La pace in Irlanda del Nord, ci spiega, non è mai stata un traguardo raggiunto con la firma dell’accordo del 1998. Il silenzio delle armi ha risolto una parte del problema ma non ha ancora cancellato le memorie, i lutti, le diffidenze, le identità contrapposte”. In una società ancora fortemente segnata dal passato, in cui anche le generazioni nate dopo la guerra continuano a viverne le conseguenze, il monastero fa di tutto per impedire che la memoria diventi una condanna. Nelle sue stanze si lavora per consolidare le relazioni tra le due comunità, si organizzano periodicamente incontri di giustizia riparativa sull’Irlanda ma anche sul Medioriente, l’Ucraina, i conflitti africani. Perché le ferite e gli insegnamenti del passato possano trasformarsi in una lezione per il futuro.

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