Islam, scuola e dialogo: conoscere l'altro senza paura

Le undici "Schede per conoscere l’Islam" promosse dalla Cei e dal Pisai illustrano storia, fede e spiritualità musulmana. Destinate agli editori per migliorare la qualità dei libri di testo, offrono anche agli insegnanti strumenti per contrastare pregiudizi e rappresentazioni distorte
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October 30, 2026
Islam, scuola e dialogo: conoscere l'altro senza paura
Un momento della presentazione delle “Schede per conoscere l’Islam” a Roma con il cardinale Zuppi e gli esponenti delle comunità musulmane
Conoscere l’altro, in un momento di grave divisione e polarizzazione, è il primo passo per sconfiggere odio e pregiudizi. Questo è l’obiettivo del progetto delle Schede per conoscere l’Islam promosso dagli Uffici della Cei (Ecumenismo e Dialogo, Educazione, Insegnamento Religione Cattolica) e dal Pisai (Pontificio Istituto di Studi Arabi e Islamistica) presentato recentemente. Il lavoro sul mondo musulmano era stato preceduto dalla realizzazione delle schede sulla conoscenza dell’ebraismo, mentre sono in preparazione quelle sul buddhismo e l’induismo. Destinate agli editori per assicurare la qualità dei manuali e dei libri di testo, specie di religione, ma altrettanto importanti per le scuole, i singoli insegnanti e il mondo della formazione, le informazioni vogliono creare cultura e conoscenza come antidoto a ogni forma di pregiudizio e distorsione. Raccomandazioni in questo senso vengono anche tutte le istituzioni internazionali, dal Consiglio d’Europa all’Osce.
Il lavoro delle undici schede presenta, oltre a una dimensione storica indispensabile per creare un inquadramento temporale in un mondo smemorato, anche vari punti, tra cui la presentazione degli aspetti di fede e teologia dell’islam, il Corano, la spiritualità islamica, la presenza del mondo musulmano in Italia e la situazione del dialogo interreligioso.
Stupisce quindi e stupisce assai che si possa temere e criticare l’invito a una conoscenza più approfondita del fenomeno religioso e il supporto agli editori per creare libri di testo verificati e corretti. A meno, che, naturalmente, non faccia comodo alimentare a prescindere la contrapposizione. Trattandosi di religioni, infatti, è necessario interpellare anzi tutto gli stessi credenti su informazioni, tagli interpretativi e approcci che a volte non rispondono alle fonti originali o alla correttezza scientifica. Per questo il metodo di lavoro è quello un gruppo paritetico (cristiani e musulmani ora, cristiani ed ebrei prima) che ha operato in un clima di fiducia reciproca, vivendo un’esperienza spirituale di ricerca dell’oggettività ma anche di empatia verso l’altro. L’invito a un cammino di questo genere, d’altronde, per quanto riguarda l’islam, viene dal documento sulla Fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune firmato ad Abu Dhabi da papa Francesco nel 2019.
Capire la complessità senza cancellare le differenze, superando l’ideologia dello “scontro delle civiltà”, è fondamentale per combattere il pregiudizio che lacera le nostre società, specie nel caso dell’islam, che ricopre facilmente ruolo di nemico della cristianità ma anche del cosiddetto “Occidente”. Su questo punto, c’è chi vorrebbe sottolineare soprattutto i conflitti che hanno diviso il mondo cristiano da quello musulmano, mentre in realtà quella che andrebbe valorizzata – anziché dimenticata – è la fitta trama di convivenza che ha caratterizzato le civiltà mediterranee. Davanti ad un’iniziativa di questo genere, qualcuno si è chiesto se parlare delle altre religioni, specie durante l’ora di Insegnamento della Religione Cattolica nelle scuole, significa minacciare l’identità cattolica o indebolire la dimensione dogmatica della fede. Ma proprio nel Magistero della Chiesa e nell’esperienza dei credenti si trova la forte affermazione di un dialogo interreligioso che non comporta la rinuncia alla propria identità, anzi ispira a viverla in modo aperto all’altro. L’ora di religione non è catechesi ma trasmette conoscenze sulla fede cristiana in rapporto con il mondo circostante. Non abdicazione né irenismo, ma testimonianza reciproca: questa è la prospettiva ribadita anche dalla recente Nota Un cammino di speranza elaborata da tre Dicasteri (Dottrina della fede, Unità dei cristiani e Dialogo interreligioso) nel 2026.
Indubbiamente, tale conoscenza deve essere reciproca e infatti non va dimenticato che esiste un diffuso analfabetismo religioso sia in ambito cattolico che islamico e che l’ora di religione, le iniziative comuni, gli incontri interreligiosi sono proprio l’occasione per contrastarlo. Appare opportuna anche la scelta di non riflettere il diffuso approccio che riduce l’islam alle sue frange estremiste e radicali, e finisce col negare o ignorare il nucleo del suo messaggio e i milioni di fedeli che vivono una fede aperta e tollerante. Proprio descrivere gli autentici significati spirituali e culturali della religione islamica, secondo le sue fonti interne, contribuisce a decostruire i fondamentalismi. Poiché questi ultimi si basano su una interpretazione letterale e rigida dei testi, vengono meglio combattuti quando si attiva una ricerca di senso. La presentazione di un Islam autentico attraverso le fonti originali è così uno dei modi più efficaci per prevenire e contrastare il radicalismo e l’estremismo.

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