Casa, energia e povertà: ci sono tre cantieri che attendono risposte
Il Rapporto ASviS invita l'opinione pubblica a prendere sul serio la responsabilità del proprio futuro. L'economia civile resta uno strumento concreto per mobilitare risorse e ricostruire fiducia

Non è detto che il benessere possa crescere solo con più spesa pubblica perché l’Italia ha molte risorse e potenzialità che non riesce a trasformare in ricchezza e benvivere condiviso. Abitazioni sfitte che non rendono nulla ai proprietari e che potrebbero accogliere famiglie, investimenti nelle rinnovabili bloccati nei colli di bottiglia delle lentezze di valutazioni d’impatto ed allacci alla rete, disponibilità ad aiutare che non incontra le persone in difficoltà. Una parte del nostro futuro non ostacolata dai vincoli di bilancio che ci ossessionano dipende dalla capacità di mettere in moto queste potenzialità. Il Rapporto ASviS 2026, con la sua analisi dei ritardi italiani, ci invita a prendere sul serio questa responsabilità.
L’ASviS propone di collegare equità, competitività e sostenibilità attraverso politiche coerenti e verificabili. Dentro questa cornice possiamo individuare tre cantieri nei quali l’economia civile, suggerisce strumenti concreti per mobilitare risorse, ridurre rischi e ricostruire fiducia.
Il primo è la casa. Il rapporto chiede di aumentare l’offerta pubblica a canone sostenibile, recuperando il patrimonio esistente. Accanto a questo dovremmo potenziare le buone pratiche innovative che stanno sorgendo in varie parti d’Italia sugli intermediari sociali dell’abitare. Il mercato degli affitti è frenato anche dalla distanza tra le garanzie richieste dai proprietari e quelle che giovani, studenti e famiglie fragili riescono a offrire. Chi possiede una casa teme morosità, danni e difficoltà nella gestione del rapporto. Chi cerca un’abitazione può avere un reddito, ma insufficiente stabilità o nessuno disposto a garantire per lui.
Un intermediario promosso da Comuni, cooperative e Terzo settore può ridurre questa distanza: conoscere le persone, accompagnare gli inquilini, gestire i contratti e offrire coperture definite contro i rischi. Le garanzie devono avere finanziamenti e limiti trasparenti; i canoni devono essere sostenibili, con aiuti commisurati ai bisogni. Per le persone senza dimora, la stabilità abitativa (seguendo il modello Housing first) va integrata con l’accompagnamento sociale e sanitario. Possiamo così costruire un gioco a somma positiva: più sicurezza per i proprietari, più case accessibili e, quando i percorsi funzionano, minori costi pubblici dell’emergenza.
Il secondo cantiere riguarda la transizione energetica. Qui l’Italia sembra una Ferrari che va in seconda. Abbiamo creatività, progetti, tecnologie che migliorano ma la crescita della potenza istallata sta rallentando. L’ASviS propone di accelerare su produzione pulita, reti, accumuli ed elettrificazione. Occorre liberare l’energia del paese e togliere lacci e lacciuoli alle rinnovabili: procedure comprensibili, tempi certi, responsabilità definite, connessioni alla rete tempestive. La protezione del paesaggio richiede criteri rigorosi, valutazioni e decisioni motivate ma ci sono moltissime soluzioni per avanzare rapidamente preservandolo.
Il terzo cantiere è la lotta alla povertà. L’ASviS chiede di rivedere l’Assegno di inclusione secondo il principio dell’universalismo selettivo. La condizione economica deve aprire l’accesso alla protezione; la valutazione dei bisogni deve poi orientare verso lavoro, inclusione sociale o percorsi misti. Servono correttivi alle esclusioni e incentivi che consentano di aumentare il reddito lavorando, attraverso una riduzione graduale del sostegno.
Qui gli “angeli sociali” possono aggiungere una componente decisiva perché la medicina più importante è la relazione. La povertà è spesso anche solitudine, sfiducia, perdita di autostima. Una rete di cittadini formati, sostenuta da associazioni, parrocchie e volontariato, può accompagnare con continuità chi è fragile: una domanda da presentare, un servizio da contattare, un percorso da riprendere. Questo impegno deve affiancare servizi pubblici e assistenti sociali adeguatamente finanziati. Il modello è “uno con uno”: una relazione che aiuta a ricostruire autonomia. Anche qui si tratta di un gioco a somma positiva perché può migliorare e di molto le condizioni si chi ha bisogno ma anche arricchire significativamente di senso la vita di chi accompagna.
Elemento comune dei tre cantieri sono le relazioni e la fiducia. Riducono il rischio di affittare, favoriscono la partecipazione alla transizione, permettono a una persona di rimettersi in cammino. Il rapporto Asvis insiste anche molto sul fatto che occorrono coperture credibili e risultati misurabili. Occorre anche una politica capace di trasformare la disponibilità diffusa a contribuire in cooperazione organizzata. È così che le risorse di un Paese diventano opportunità e che il futuro torna a essere un’impresa comune.
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