Salvatore, Nicu, Pasquale... la crescita del lavoro nero dietro tante morti di operai

Nel 2024 gli occupati "irregolari" sono saliti a 3,3 milioni. Con l'aumento del sommerso sono aumentate le tragedie nei cantieri e nei campi: una sfida per istituzioni e imprese
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October 28, 2026
Salvatore, Nicu, Pasquale... la crescita del lavoro nero dietro tante morti di operai
L'incidente stradale in cui sono morti quattro braccianti a Naro (Agrigento) / Ansa
Salvatore Calignano sicuramente non sapeva di contribuire al Pil italiano salendo sul tetto del capannone abusivo di Caivano, per lavorare in nero a 61 anni e poi cadendo morire. Non lo sapeva neanche Nicu Terletchi, 35 anni, operaio moldavo, morto in un cantiere di Padova dove stava lavorando in nero. E neppure il giovanissimo Riccardo Valentin Moraru, appena 20 anni, operaio romeno morto dopo essere precipitato dal tetto di un capannone in costruzione a Barbarano Mossano, anche lui senza un regolare contratto. E neanche Pasquale Petraccia che di anni ne aveva invece 83 ed è morto a Scerne di Pineto colto da un malore mentre lavorava in nero in un cantiere, assieme a un altro operaio di 77 anni, anche lui senza contratto. E così anche Giuseppe Fossato, 63 anni, morto dopo essere stato colpito da un mezzo meccanico mentre lavorava in nero in un’azienda agricola nel territorio di Bovolone, ma il suo corpo era stato spostato nel tentativo di nascondere le irregolarità.
O come Daniluc Tiberi Mai, romeno di 50 anni, e Najahi Jaleleddine, tunisino di 41, morti a Palermo sbalzati a terra da 25 metri mentre stavano lavorando in nero per un’impresa edile che ufficialmente non operava da dieci anni. Tutto fuorilegge come per la morte di Rahali Abdellah, 38 anni, algerino, precipitato da 15 metri in un cantiere irregolare a San Marcellino nel Casertano, assieme a una decina di altri operai, tutti “in nero”. Fantasmi apparsi solo dopo la morte, tutti nel 2026 (in 9 mesi più di 700), ma che producono Pil. No, loro non lo sapevano ma a dirlo è l’Istat nell’annuale rapporto sull’economia non osservata, sommerso e illegale, un enorme tesoro che resta nell’ombra, un mercato parallelo solo in parte è mafioso ma sicuramente criminale. Nel 2024, proprio l’anno della morte di Giuseppe Petrarola, oltre 218 miliardi di euro con un’incidenza sul Pil del 9,9%. La fetta più consistente è l’economia sommersa che sale a 198,4 miliardi, in particolare per la crescita del lavoro irregolare, che arriva a 187,8 miliardi, aumentando del 3,9%, circa 3,1 miliardi.
Frutto di un’occupazione in nero che continua a crescere a un ritmo superiore rispetto a quella in regola. Ben 3 milioni e 277mila occupati con un aumento di 145mila rispetto al 2023 (+4,6%): quasi tre volte la crescita del lavoro regolare (+1,6%). “Nero” in ottima salute, dunque, ma a spese dei lavoratori. Dietro i freddi dati ci sono persone e famiglie. Una contabilità di morte, non “morti bianche” ma “operaicidi”. Morti inaccettabili ancor più in un Paese che al primo articolo della nostra Costituzione scrive “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”. Invece sono milioni le vittime del Pil “fantasma”, drammaticamente concrete come ben sanno le loro famiglie. Non dovremmo mai dimenticare le parole di papa Francesco: «La sicurezza sul lavoro è come l’aria che respiriamo: ci accorgiamo della sua importanza solo quando viene tragicamente a mancare, ed è sempre troppo tardi!». Tocca alla politica e all’economia scegliere, perché non c’è aumento del Pil che le possa giustificare. Ce lo confermano le tante inchieste della magistratura che, grazie all’ottima legge 199 “anticaporalato” che sta per compiere dieci anni, riescono non solo a colpire l’illegalità, ma soprattutto a far rientrare le imprese nelle regole. E nessuna chiude o fallisce. Pil e Vita possono convivere e dare buoni frutti. Basterebbe scegliere strumenti giusti, aumentare i controlli, penalizzare i “furbi” ma anche spingerli a un vero ravvedimento.

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