Il fenomeno di san Giuda Taddeo, l’apostolo delle cause disperate
di Andrea Galli
Oggi la Chiesa celebra la festa del discepolo di Gesù verso il quale cresce sorprendentemente la devozione in diversi Paesi del mondo. Soprattutto in Messico, dove coinvolge milioni di fedeli

Non è soltanto una devozione antica che resiste al tempo: in più Paesi il culto di san Giuda Taddeo, invocato nelle cause difficili e disperate, sta vivendo una crescita a tratti sorprendente. A Naguru, un quartiere di Kampala, in Uganda, è in costruzione un santuario destinato a diventare meta di pellegrinaggio per i devoti di tutta l’Africa orientale. In Colombia, la cittadina di El Santuario, nel dipartimento di Antioquia, ospita una basilica dedicata all’apostolo: nel 2024 ha ricevuto in custodia permanente dalla Santa Sede una reliquia del santo, un piccolo frammento osseo, e ora progetta nuove strutture per accogliere pellegrini provenienti da tutto il Paese e oltre. Nelle Filippine, a Manila, una parrocchia retta dai padri verbiti, dedicata a san Giuda Taddeo, avviò nel 1959 degli incontri di preghiera in onore del santo ogni giovedì: il numero di fedeli, inizialmente una manciata, aumentò tanto che la chiesa fu riconosciuta santuario arcidiocesano nel 1994 e poi nazionale nel 2010. In Perù, la processione in onore del santo che attraversa ogni prima domenica di novembre il centro storico di Lima è stata dichiarata nel 2017 patrimonio culturale nazionale. Negli Stati Uniti, il santuario fondato dai claretiani a Chicago nel 1929 anima oggi una comunità di preghiera che, secondo gli stessi religiosi, coinvolge oltre tre milioni di persone, grazie anche a internet.
Il caso più vistoso, tuttavia, è quello del Messico. Oggi, 28 ottobre, festa dell’apostolo, a Città del Messico “san Juditas”, come viene affettuosamente chiamato, invade le strade. C’è chi porta sulle spalle una statua più grande di lui, chi stringe una semplice immaginetta. Tutti, migliaia di persone, convergono sulla chiesa dei Santi Ippolito e Cassiano, fra Avenida Hidalgo e Paseo de la Reforma: un edificio dedicato ad altri due santi, diventato però il cuore della devozione nazionale a Giuda Taddeo. Pregano, cantano, fanno benedire gli oggetti che portano con sé. E ciò accade, in scala minore, ogni 28 del mese.
La Chiesa dei Santi Ippolito e Cassiano è il luogo simbolo di un fervore che però attraversa tutto il Paese. A Durango, nel luglio 2025, è stato annunciato il progetto di un nuovo santuario per san Giuda Taddeo: l’attuale cappella non basta più per una festa che richiama sempre più persone. A Cuemanco, nella zona meridionale della capitale, la chiesa parrocchia dedicata a san Giuda Taddeo è stata elevata nel novembre 2025 a santuario arcidiocesano, il quale conta circa 300mila i visitatori ogni anno. Ancora più eloquente la recente peregrinatio di una reliquia del braccio dell’apostolo, custodita a Roma, nella chiesa di San Salvatore in Lauro. Fra luglio 2024 e dicembre 2025 ha percorso 85 delle 98 diocesi messicane, passando per cattedrali, parrocchie, ospedali e carceri. Gli organizzatori stimano che circa 22 milioni di messicani siano accorsi a venerarla: numeri che da soli testimoniano la portata del fenomeno.
Ma chi era, Giuda Taddeo, l’apostolo che condivideva il nome con Giuda il traditore? Matteo e Marco, negli elenchi dei Dodici, nominano Taddeo; Luca e gli Atti degli Apostoli parlano invece di Giuda di Giacomo. La tradizione li identifica. Giovanni ricorda che «Giuda, non l’Iscariota» durante l’Ultima Cena domanda a Gesù: «Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi, e non al mondo?» (14,22). È l’unica sua battuta riportata nei Vangeli. Gesù risponde che dimorerà insieme al Padre presso chi lo ama e amarlo vuole dire osservare la sua parola.
Della missione dell’apostolo dopo la Pentecoste parlano tradizioni orientali diverse, che lo collegano a Edessa, all’Armenia e alla Persia, dove avrebbe subito il martirio insieme a Simone lo Zelota, un altro dei Dodici. Nell’iconografia porta spesso sul petto un’immagine del volto di Cristo, legata a un’antica tradizione secondo cui un discepolo di nome Taddeo avrebbe portato un ritratto miracoloso di Gesù al re Abgar di Edessa; la mazza o il bastone ricordano il modo in cui sarebbe stato martirizzato. In Messico, il suo segno forse più riconoscibile è il colore verde del mantello, riprodotto su statue, vestiti e nastri.
Il motivo per cui questo apostolo è diventato il patrono delle cause impossibili o disperate non è chiaro. Una spiegazione è che, per la possibile confusione con Giuda Iscariota, i fedeli abbiano esitato per secoli a invocarlo, riservandogli infine le richieste più ardue. È un racconto suggestivo, ma non documentato. Certamente più chiara è la storia della sua fortuna moderna. Nel 1929, a Chicago, il claretiano spagnolo James Tort vedeva gli operai delle acciaierie della sua parrocchia finire nella disoccupazione e voleva fare qualcosa per sostenerli spiritualmente. Personalmente molto devoto all’apostolo, promosse una novena pubblica per la sua festa: il 28 ottobre in chiesa e sul sagrato furono contate più di mille presenze. Il giorno successivo avvenne poi lo storico crollo di Wall Street. Quella crisi drammatica rese insomma il santo particolarmente vicino a chi perse lavoro e sicurezza. E la diffusione di quella devozione fu dovuta soprattutto alle donne delle famiglie immigrate, come è stato ricostruita anni fa dallo storico statunitense Robert A. Orsi nel volume Thank You, St. Jude: Women’s Devotion to the Patron Saint of Hopeless Causes (Yale University Press, 1996)
Anche in Messico furono i claretiani a dare impulso alla devozione a san Giuda Taddeo. Nel 1932 organizzarono a Città del Messico una novena in preparazione alla festa del 28 ottobre e l’anno successivo fecero arrivare dalla Spagna una statua dell’apostolo. Dopo diversi spostamenti, nel 1955 l’immagine trovò collocazione nella chiesa di San Hipólito, affidata ai religiosi della congregazione fondata da sant’Antonio Maria Claret, impegnati anche nell’assistenza ai lavoratori poveri e alle persone in difficoltà. La devozione crebbe al punto che nel 1982 la statua fu trasferita sull’altare maggiore. Pur conservando l’intitolazione ai santi Ippolito e Cassiano, la chiesa divenne così, agli occhi dei fedeli, come detto prima, il grande santuario di san Juditas.
«San Giuda Taddeo è un santo macro-specializzato», spiega Rolando Macías Rodríguez, storico e antropologo messicano che ha studiato a lungo e sul campo la devozione a san Giuda. «È specializzato, appunto, nelle situazioni difficili e disperate. Ma che cosa è difficile e disperato? Può essere qualsiasi cosa: dipende dalla necessità». Lo studioso ricorda una ragazza di quattordici anni che gli raccontò di aver pregato l’apostolo per superare un esame di matematica. «Per altri poteva sembrare una cosa da poco, ma per lei era una situazione disperata. E riuscì a superarlo». Per altri la causa impossibile è trovare lavoro, ottenere la guarigione di un familiare o tornare a casa senza essere rapinati. È qui, secondo Macías Rodríguez, che la devozione incontra il volto del Messico contemporaneo. Disuguaglianze, precarietà, violenza e carenze delle istituzioni moltiplicano le situazioni nelle quali ci si sente senza difese. «San Giuda Taddeo si afferma come una figura che risolve i problemi ai quali lo Stato, le condizioni sociali e le dinamiche attuali non riescono a dare risposta», osserva sempre Macías Rodríguez.
L’antropologo contesta uno stereotipo: quello di un culto confinato ai ceti più poveri, compresi ambienti tangenti la criminalità. Stereotipo alimentato anche dalla vicinanza della chiesa dei Santi Ippolito e Cassiano a Tepito, quartiere popolare spesso associato alla malavita. «Ho parlato con persone che vanno dai piccoli commercianti ai grandi imprenditori – spiega Macías Rodríguez –. La devozione attraversa praticamente tutti i settori sociali». Lo ha verificato personalmente osservando e intervistando i pellegrini nella chiesa di San Ippolito per un intero 28 ottobre: «A seconda dell’ora cambiava il tipo di persone: commercianti e impiegati, madri e padri di famiglia, professionisti, studenti, persone che uscivano dal lavoro. Nelle ore notturne arrivavano anche imprenditori. Un esempio a riguardo è Víctor Manuel González Torres, fondatore della catena di farmacie Farmacias Similares: nel 2024 lui e il figlio contribuirono all’organizzazione della peregrinatio della reliquia proveniente da Roma, mettendo a disposizione anche un veicolo appositamente allestito».
Nelle feste partecipano anche i concheros , gruppi di danzatori di diverse età che eseguono danze rituali nate dall’incontro fra tradizioni indigene e cristianesimo; alcuni fedeli si vestono come l’apostolo per sciogliere un voto, alcune ragazze ne fanno ricamare l’effigie sull’abito della festa dei quindici anni, la tradizionale quinceañera che in Messico segna simbolicamente il passaggio dall’infanzia alla giovinezza.
Per la Chiesa questa popolarità di san Giuda crescente è un’opportunità e una responsabilità pastorale: quella di accompagnare chi domanda un aiuto immediato verso un incontro più profondo con Cristo. A Cuemanco il rettore del nuovo santuario, padre Tharcisse Rukundo, ha indicato nell’ascolto, nel sacramento della Confessione e in una predicazione adeguata la via per aiutare i pellegrini a progredire nel cammino spirituale.
Intanto, ogni 28 del mese, e in particolare oggi, un popolo fuori dai riflettori continua a bussare alla porta di un apostolo di pochissime parole, stando al Nuovo Testamento, ma di molti fatti.
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