Da Assisi al mondo: «La dignità umana è la via della pace vera»

di Agnese Palmucci, inviata ad Assisi
Voci e volti da tutte le fedi e da tutto il pianeta all’incontro organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio nell’anniversario della Giornata di preghiera convocata nel 1986 da Giovanni Paolo II. Che oggi si conclude con l’appello delle religioni e il messaggio del Papa
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October 27, 2026
Da Assisi al mondo: «La dignità umana è la via della pace vera»
L’intervento del presidente della Comunità di Sant’Egidio, Marco Impagliazzo, all’apertura dell’incontro “Pace disarmata e disarmante” / Comunità di Sant’Egidio
«A ll are sacred , ogni uomo è sacro». Alcune settimane fa a San Diego, migliaia di persone sono scese in strada per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, e hanno scritto queste parole sui loro striscioni. «Mi sono commosso guardandoli», sapendo quello che sta accadendo negli Stati Uniti oggi, ha aggiunto il vescovo della diocesi statunitense, Michael Pham, che ha raccontato la sua esperienza durante uno dei ventiquattro forum di approfondimento, dedicato ai “confini”, che hanno animato ieri la seconda giornata dell’incontro per la pace promosso dalla Comunità di Sant’Egidio a 40 anni dalla storica Giornata di preghiera per la pace convocata da Giovanni Paolo II nel 1986. Perché quelle persone, ha aggiunto, «anche se non condividevano la stessa religione, hanno trovato una voce comune a difesa della dignità umana», e questo accade «quando ci disarmiamo, mettiamo da parte le etichette e le paure che ci dividono, riconoscendo la vita umana accanto a noi». Pham è il primo vescovo di origine vietnamita degli Stati Uniti, arrivato nel Paese giovanissimo dopo essere scappato dal Vietnam per fuggire alla guerra. Per costruire una “Pace disarmata e disarmante”, come sottolinea il titolo dell’evento che si conclude oggi, bisogna rimettere al centro la dignità umana, come ricorda spesso anche Leone XIV, prima ancora di criticare l’uso delle armi. Ed è stato proprio questo il filo rosso che ha attraversato i tanti convegni che hanno coinvolto i partecipanti all’incontro (e che continuano stamani).
Tra le vie di Assisi si mescolano le lingue del mondo. Italiano, arabo, spagnolo, inglese, giapponese. Così come i colori dei vestiti. «La vera pace non è assenza di guerra, ma giustizia e rispetto», ha sottolineato Jawad Al-Khoei, segretario generale del “Al-Khoei Institute” di Najaf in Iraq, intervenendo nel forum dal titolo “Il mondo si ripara insieme”. «Per questo la domanda da porsi non è solo come fermare la violenza o la guerra – ha proseguito – ma chiedersi cosa ha reso possibile il ricorso alla violenza e la trasformazione delle differenze religiose in conflitti». Dopo di lui è intervenuto Shmuel Aharon Brodman, rabbino di Monaco, che proviene da una famiglia colpita dalla tragedia della Shoah, ricordando l’importanza dell’unità nel custodire la dignità dell’uomo. Un altro forum è stato interamente dedicato all’“Unità dei cristiani”. La guerra colpisce anche la vita dei bambini, violando i loro diritti. A raccontarlo è stato padre Ibrahim Faltas, direttore delle scuole di Terra Santa. Nell’omelia della Messa per la festa di san Francesco, il frate ha raccontato il viaggio del santo verso Gerusalemme per chiedere la pace. «Al termine, una bambina ha alzato la mano e mi ha rivolto una domanda disarmante: “Perché allora i potenti della terra non sono venuti qui a fare la pace?”». Ecco, «che cosa succede quando un bambino, invece di chiedersi che cosa farà da grande, comincia a chiedersi se domani sarà ancora al sicuro?», ha domandato. E la vera fraternità si costruisce anche grazie a una buona comunicazione, che deve avere come obiettivo la giustizia sociale. «Disarmare le narrazioni significa anche questo: restituire alle parole il loro significato, liberarle dagli automatismi, impedire che diventino strumenti di paura o di rassegnazione», ha detto Marco Girardo, direttore di Avvenire , intervenendo al convegno dedicato a “Media, narrazioni e potere nell’età digitale”. Approfondire, dare voce alla «diplomazia umanitaria, alle comunità che resistono, alle comunità impegnate nella pace» è «una responsabilità dei giornalisti, della politica, delle religioni, di chi contribuisce alla coscienza pubblica». Perché «la profezia comincia quando qualcuno trova il coraggio di dire che ciò che appare inevitabile è ancora una scelta».
La forza dei credenti in tutto il mondo, poi, è la preghiera che «protegge il mondo». Ne ha parlato nel convegno dedicato il vescovo cattolico di Kiev Vitaliy Krivitskiy, paragonando la preghiera al «fischietto» che alcune persone in Ucraina «mettono al collo quando vanno a dormire, perché di notte potrebbe arrivare un missile russo, la casa potrebbe crollare». Così quell’oggetto «potrebbe diventare l’ultima speranza per segnalare ai soccorritori dove ci si trova», pensando che dall’altro lato ci sia qualcuno che potrà ascoltare quel suono. «Non è forse questa l’immagine della preghiera? Silenziosa. Quasi impercettibile. A volte pronunciata con le ultime forze». La preghiera della vita contro la paura della morte. E infatti la «vera pace», ha sottolineato nel convegno dedicato al “Nucleare tra disarmo e proliferazione” Peter Michiaki Nakamura, arcivescovo cattolico di Nagasaki, città devastata dalla bomba atomica nel 1945, «non si trova cercando di proteggerci e di scongiurare la guerra attraverso la forza militare, la brama di potere sugli altri». Ma si trova nell’«abbraccio di Dio». E «prego che ci venga concessa la grazia di usare le nostre mani per abbracciare Dio in risposta al Suo amore e per amare e accogliere gli altri, anziché impugnare armi». Altri forum sono stati dedicati ai temi dell’economia, della tecnologia, ai giovani, alla democrazia, al Mediterraneo.
L’incontro, che si conclude oggi pomeriggio con un momento di preghiera per la pace e una cerimonia conclusiva in piazza San Francesco (durante la quale verrà proiettato il videomessaggio inviato dal Papa e sarà lanciato l’“appello delle religioni per la pace”), è iniziata domenica con un’assemblea a Bastia Umbra. «Nel 1986 furono invitati da Giovanni Paolo II ad Assisi i leader delle grandi religioni, uno a fianco dell’altro, segno di pace di fronte al mondo, per esserlo poi anche nella vita quotidiana», ha sottolineato Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio. Perché «la pace è radicata nel profondo delle religioni, seppure talvolta nascosta dalla polvere della storia o ridotta a solo fatto individuale». Al tavolo dei relatori era presente il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei, assieme ad alti esponenti dell’islam, dell’ebraismo e del buddismo. Anche Zuppi nel suo intervento ha ricordato come occorra «innanzitutto dare alla pace altre armi, che non quelle destinate ad uccidere e a sterminare l’umanità». Occorrono «soprattutto le armi morali, che danno forza e prestigio al diritto internazionale», ha aggiunto. Anche Leone XIV, che sarebbe dovuto intervenire oggi a conclusione dell’evento, durante l’Angelus di domenica scorsa ha ricordato l’incontro di Assisi, ribadendo che «mai come oggi è evidente che le guerre, oltre a seminare morte e distruzione, impoveriscono e danneggiano il mondo. Che il Signore ispiri scelte di dialogo e di pace!».

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