Misurare l’assenza per imparare a stare accanto al dolore: il nuovo numero di “Gutenberg”

Tra filosofia, letteratura, cinema, fotografia e rituali collettivi, così l'uomo impara ad abitare la perdita senza smettere di cercare senso, relazione e speranza
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October 29, 2026
Misurare l’assenza per imparare a stare accanto al dolore: il nuovo numero di “Gutenberg”

Misurare l’assenza

Tra filosofia, letteratura, cinema, fotografia e rituali collettivi, il nuovo numero di “Gutenberg” attraversa il tema del lutto e della memoria, interrogandosi su come gli esseri umani imparino ad abitare la perdita senza smettere di cercare senso, relazione e speranza.
La morte ci mette di fronte al limite e alla fragilità della vita, ma anche a ciò che continua a restare di chi non c’è più. Tra fotografia e letteratura, cinema e libri per l’infanzia, luoghi della memoria e rituali collettivi, un viaggio attraverso le forme del lutto e della commemorazione, per interrogarsi su come attraversare la perdita.
Misurare l’assenza.
Imparare a stare accanto al dolore.
…: c’è tutto questo nel nuovo numero di “Gutenberg”, in edicola con “Avvenire” venerdì 30 ottobre 2026.
Il numero si apre con il contributo di Eugenio Giannetta, che indaga il rapporto contemporaneo con la morte e con l’elaborazione del lutto. Attraverso La morte negata di Marina Sozzi (Meltemi), L’esperienza della perdita di Joan-Carles Mèlich (Il Saggiatore), Quando le cose si rompono. Milo, il kintsugi e il senso della vita di Costanza Rizzacasa D’Orsogna (Solferino) e Dura un’eternità e poi finisce in un istante di Anne de Marcken (Crocetti), emerge una riflessione sul dolore, sulla memoria e sulle forme di vicinanza che permettono di continuare a vivere dopo una perdita. La morte appare così non soltanto come esperienza individuale ma anche come questione comunitaria, che chiama in causa il modo in cui le società accompagnano chi resta.
L’articolo di Maria Cristina Giongo conduce il lettore nei Paesi Bassi, tra cimiteri, memoriali e luoghi della salute mentale. Dalle celebrazioni di Allerzielen Alom ai cimiteri legati agli antichi ospedali psichiatrici, il tema della memoria si intreccia con la necessità di restituire dignità ai dimenticati, alle persone scomparse e alle vittime della violenza del Novecento. La riflessione mostra come il ricordo non sia soltanto un atto privato ma una responsabilità collettiva che continua a interrogare il presente.
Le pagine successive ospitano il contributo di Alessandra De Luca, che attraversa il cinema contemporaneo dedicato al lutto e alla rinascita. Da Cambiare l’acqua ai fiori di Jean‑Pierre Jeunet, tratto dal romanzo di Valérie Perrin, fino a Klara e il sole di Taika Waititi, i film raccontano il tentativo di ricostruire una relazione con chi non c’è più e interrogano il desiderio di conservare artificialmente la memoria dei defunti. La perdita emerge come esperienza che trasforma la percezione del tempo, della fragilità e della continuità dei legami.
Accanto al cinema, Fabrizio Floris affronta il tema del lutto nell’infanzia a partire da Se non ci fossi più di Marcella Molteni (Itaca). Attraverso parole semplici e immagini pensate per i più piccoli, il libro diventa un’occasione per riflettere sul modo in cui si può parlare della morte ai bambini senza nasconderne il dolore ma senza nemmeno trasformarlo in paura.
Il monografico prosegue con il reportage di Fulvio Fulvi, dedicato alla messinscena genovese di Ci vediamo all’alba della drammaturga scozzese Zinnie Harris. Nel dialogo con il mito di Orfeo ed Euridice, lo spettacolo mette in scena il desiderio impossibile di trattenere accanto a sé la persona amata dopo la morte, trasformando il lutto in un confronto con l’assenza e con la persistenza del ricordo.
Chiude il monografico il contributo di Toni Viola, dedicato alla mostra "Mimmo Jodice. Immagini del vuoto. Dalla camera oscura alla camera chiara" alla galleria Vistamare di Milano. Attraverso fotografie, documenti e materiali d’archivio, l’opera di Jodice viene riletta come una lunga riflessione sull’assenza e sulla memoria, capace di trasformare ciò che non c’è più in una presenza ancora visibile e significativa.
La sezione dei percorsi si apre con un itinerario dedicato a ideologia, memoria e Novecento europeo. Alle pagine 10–11, Antonio Buozzi presenta Un secolo di nebbia di Matei Vișniec (Voland), romanzo che attraversa il Novecento totalitario mettendo in scena la manipolazione della verità e la costruzione ideologica della realtà. In continuità, Riccardo Michelucci racconta La Bosnia profuma di pane di Ivica Đikić (Bottega Errante), storia di un ritorno impossibile in una comunità ancora segnata dalle ferite della guerra e del nazionalismo.
Il percorso successivo, alle pagine 12–13, è dedicato a storia, civiltà e connessioni culturali. Da un lato, Franco Cardini presenta Storia del Caucaso. Una frontiera eurasiatica dall’antichità a oggi di Aldo Ferrari (Carocci), dedicato a una regione in cui per secoli si sono incontrati imperi, culture e religioni. Dall’altro, Eugenio Raimondi introduce la mostra "Global Antiquity" alla Fondazione Prada di Milano, che ricostruisce gli scambi tra Mediterraneo e Asia attraverso oltre centocinquanta opere provenienti da musei internazionali.
Chiude il numero un percorso dedicato a ambiente, scienza e immaginario del futuro. Nell’articolo di Vittorio A. Sironi, la mostra "L’Era Plasteozoica. Una distopia ecologica" al Museo di Storia Naturale di Milano diventa l’occasione per interrogare il rapporto tra plastica, ecosistemi e destino del pianeta. Gli animali artificiali immaginati dal collettivo Pictoria Newhouse trasformano la mostra in una riflessione sul rischio di un mondo in cui la natura venga sostituita dalle sue copie sintetiche, richiamando l’attenzione sulle responsabilità ambientali del presente.
✅ Numero 89 completato e pronto per pubblicazione.

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