Mps, no al piano dell'ad Lovaglio: si apre la strada all'offerta di Intesa per acquisire il controllo
L’assemblea del Monte ha bocciato a grande maggioranza la proposta che puntava alla fusione con Mediobanca, e respinto le offerte su Banco Bpm e Banca Generali

A Siena, il futuro del Monte dei Paschi passa ora per una strada diversa da quella immaginata dal suo amministratore delegato. L’assemblea degli azionisti di Mps ha respinto oggi il piano di Luigi Lovaglio, che puntava a costruire attorno alla banca un polo finanziario alternativo, e ha così aperto la strada all’offerta di Intesa Sanpaolo per acquisire il controllo dell’istituto. Resta da capire a quali condizioni si compirà l’operazione di Intesa e quale spazio sarà riservato alla città che da secoli lega il proprio destino con quello della banca.
Che il piano di Lovaglio fosse destinato a incontrare un muro era apparso chiaro già alla vigilia. Un fronte contrario vicino al 40% del capitale aveva manifestato la propria opposizione, con Delfin e Caltagirone in prima fila. Anche i proxy advisor Iss e Glass Lewis avevano raccomandato di respingere le operazioni più ambiziose. Il voto ha confermato le previsioni. La fusione con Mediobanca è stata bocciata dal 63,65% del capitale presente, mentre i sì si sono fermati al 32,91%. Ancora più netti i no alle offerte su Banco Bpm e Banca Generali, respinte rispettivamente dal 91,1% e dal 90,9% dei presenti. È caduta anche la proposta di riduzione del capitale sociale, collegata al progetto di distribuire riserve e a un dividendo da quattro miliardi di euro.
Lovaglio ha rivendicato il merito industriale della propria strategia e contestato lo scenario nel quale si è arrivati al voto. «L’ultimatum posto da Intesa Sanpaolo ha compresso lo spazio per un confronto tra più opzioni alternative», ha detto, sostenendo che «senza quell’ultimatum, la partita sarebbe ancora aperta». Il manager ha però rivendicato un risultato già ottenuto: «L’iniziativa assunta dal management e dal Consiglio del Monte ha già ottenuto un risultato: ha costretto Intesa Sanpaolo a rilanciare e accogliere alcune richieste, trasformando un’offerta iniziale in una proposta più favorevole per gli azionisti e tutti gli stakeholder».
Il riferimento è al rilancio dell’Opas di Intesa Sanpaolo su Mps, annunciato a inizio ottobre, con un aumento di 25 centesimi per azione della componente in denaro. La banca guidata da Carlo Messina ha ottenuto martedì dalla Bce l’autorizzazione preventiva all’acquisizione del controllo di Mps. Il voto di Siena rimuove ora un ostacolo importante al progetto di Intesa, anche se restano il percorso regolamentare e il vaglio antitrust. Per Lovaglio, tuttavia, il voto di ieri «non è il verdetto finale sul futuro del Monte», ma «solo un passaggio». La partita decisiva, ha spiegato, si giocherà sulle condizioni definitive dell’Opas di Intesa, sugli eventuali correttivi richiesti dalle autorità e sul numero di azionisti che aderiranno all’offerta.
Fuori dalla sede dell’assemblea, un centinaio di persone ha partecipato oggi al presidio promosso da Cgil, Cisl e Uil per chiedere tutela dell’occupazione e del legame fra banca e territorio. A Siena Mps conta circa 2.200 dipendenti diretti e oltre mille lavoratori nell’indotto. I sindacati temono che le sovrapposizioni organizzative possano tradursi in tagli e perdita di opportunità. La sindaca Nicoletta Fabio ha ribadito le priorità delle istituzioni locali: preservare l’integrità della banca, i livelli occupazionali, le funzioni direzionali in città e il rapporto di prossimità con famiglie e piccole imprese.
È questo il nodo che l’esito assembleare non scioglie. Intesa presenta l’operazione come un’occasione per consolidare la stabilità del sistema finanziario e rafforzarsi nel risparmio gestito, anche proteggendo la partecipazione in Generali. Per Siena, invece, la questione è capire quale spazio resterà alla città nelle decisioni strategiche e quali garanzie accompagneranno la riorganizzazione. Il risanamento del Monte è stato pagato anche con anni di sacrifici di lavoratori e comunità. La nuova fase dovrà dimostrare che il valore costruito non si disperderà proprio nei territori che hanno sostenuto la banca.
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