L’India oltre la foto: il tempo, la memoria e l’etica dello sguardo
di Alberto Caprotti inviato a Nuova Dheli
Il Calendario Pirelli 2027 racconta questo Paese attraverso due prospettive. Quella di Sølve Sundsbø e quella di Avani Rai, che ha raccolto il progetto lasciato incompiuto dal padre Raghu, maestro della fotografia scomparso lo scorso aprile. Un viaggio alla ricerca di un luogo che nessuna immagine può contenere fino in fondo

Chiudete gli occhi e provate a figurarvi l’India. Ciò che viene in mente è quasi sempre una sovrapposizione di frammenti staccati: una tonalità accesa di arancione o di cremisi, un rituale sul fiume, la maestosità antica di un forte nel Rajasthan o la moltitudine brulicante delle vie di New Delhi. È un Paese che attrae l’Occidente con la forza del suo fascino esotico, ma che al contempo respinge e spiazza chiunque abbia la pretesa di racchiuderne l’essenza all’interno di un’unica inquadratura.
Come si può raccontare allora una realtà che non sta mai ferma, che vieta al fotografo la comodità di un punto di vista statico e lo costringe a un continuo e cauto movimento? La risposta la offre The Cal 2027 – l’iconico Calendario Pirelli arrivato alla sua edizione numero 53 – che segna una svolta profonda nell’evoluzione di un oggetto d’arte e di costume che ha fatto la storia del linguaggio visivo.
Per la prima volta nella sua traiettoria, il progetto si addentra nel subcontinente indiano. E lo fa abbracciando un coro di sguardi, trovando nel dialogo tra le sensibilità diverse di tre fotografi agli antipodi (o almeno di due di loro) una cifra che va oltre la pura estetica di moda per approdare a una forma intensa di poesia e di riflessione antropologica.
Al centro del Calendario 2027 c’è una storia d’amore, di eredità spirituale e di lutto rielaborato attraverso il filtro dell’arte. Il progetto era stato inizialmente affidato a Raghu Rai, gigante del fotogiornalismo mondiale e storico “occhio” della Magnum, che per oltre sessant’anni aveva percorso le strade dell’India documentandone le trasformazioni, le contraddizioni e la quotidianità con un’intimità profonda. Nello scorso mese di aprile, a 83 anni e dopo appena pochi giorni dall’avvio del suo lavoro per Pirelli, il maestro è improvvisamente scomparso.
Di fronte al rischio che una visione così complessa rimanesse incompiuta, la figlia Avani Rai – lei stessa fotografa affermata a livello internazionale – ha scelto di raccogliere il testimone del padre. Non per imitarlo o per completare la sua opera, ma per stabilire con lui una conversazione silenziosa che travalica il confine della morte. Avani ha compiuto un gesto concettuale ed emotivo di straordinaria densità: ha rifiutato l’idea iniziale di scattare all’interno di uno studio asettico, e si è immersa nei luoghi storici della ricerca paterna, da Kinari Bazaar fino a Yamuna Ghat, e a Old Delhi. Ha preso alcune delle fotografie più celebri realizzate dal padre Raghu decenni prima, le ha collocate fisicamente davanti all’obiettivo e si è messa a fotografarle arretrando di qualche passo.
«Io resto indietro, in senso spirituale, reale e letterale – racconta Avani –. Incornicio lui, il suo lavoro e la realtà che esiste trenta, quaranta o cinquant'anni dopo». Nel nuovo fotogramma, l’immagine in bianco e nero o il ritratto d’archivio del padre rimangono al centro, mentre tutt’attorno continua a fluire la vita del presente. Con centinaia di persone che popolano il campo visivo, tra abitanti dei quartieri popolari, artigiani, danzatori, fino alla madre di Avani. È il miracolo di una memoria che non mummifica il passato, ma lo lascia abitare dentro il presente. La fotografia diventa così un atto di pietà filiale e insieme un’indagine sul tempo che deposita strati di senso sui luoghi e sulle persone.

Accanto al racconto intimo e generazionale dei Rai, il Calendario Pirelli 2027 accoglie la prospettiva diversa firmata dal norvegese Sølve Sundsbø, già autore dell'edizione 2026. Sundsbø non cerca di nascondere la propria condizione di osservatore esterno. Al contrario, fa della propria distanza di "alieno" dell’India il presupposto per un’etica dello sguardo basata sul rispetto e sull’ascolto. «Mi era molto chiaro che non avrei potuto realizzare questo progetto da solo – ammette con candore il fotografo –. E non avevo il diritto di farlo».
Laddove l’obiettivo dei Rai scava nella memoria storica e nella strada, Sundsbø costruisce la sua narrazione attorno a nove incontri personali con donne che incarnano l’energia e la pluralità dell’India contemporanea. Tra le magnifiche architetture del Jaigarh Fort a Jaipur e le atmosfere del Rajasthan, sfilano attrici come Freida Pinto, Aditi Rao Hydari e Avantika Vandanapu; la musicista e compositrice Anoushka Shankar; la poetessa Rupi Kaur; le top model Lakshmi Menon e Bhavitha Mandava. Fino all’autrice e attivista Padma Lakshmi e alla stessa Avani Rai, che passa da dietro a davanti alla macchina fotografica.

In questa galleria di ritratti, tuttavia, nessuna di loro viene costretta a trasformarsi nell’allegoria o nel simbolo rigido di un’intera nazione. Ognuna porta con sé la propria storia, il proprio talento e la propria singolarità. Come evidenzia Padma Lakshmi rievocando lo scatto che la ritrae immersa tra i fiori di loto – figura capace di nascere dalle acque stagnanti per elevarsi in una bellezza pura –, l’incontro visivo avviene all’insegna della delicatezza e dell’accoglienza. È un'India plurale che partecipa da protagonista alla cultura globale, rifiutando di farsi imbrigliare da sguardi neocoloniali o da facili esotismi da cartolina.
Se c’è un filo rosso che ricuce i due diversi percorsi visivi di Sundsbø e di Rai padre e figlia, è la ricerca testarda di una verità umana. In un’epoca in cui la produzione e la fruizione dell’immagine sono sempre più minacciate dall’omologazione algoritmica e dalla perfezione fredda generata dalle intelligenze artificiali, The Cal 2027 rivendica il valore insostituibile dell’imperfezione, del corpo reale e della presenza vissuta. Per decenni il Calendario Pirelli è stato soprattutto bellezza, moda, provocazione, grandi fotografi e grandi celebrità. Qui il corpo più importante è quasi invisibile: è quello della memoria.
Nelle sezioni curate da Avani Rai, la macchina fotografica si infila nei vecchi cinema di Delhi tra la folla che si entusiasma e lancia pop-corn al cielo. Si ferma nei saloni dei barbieri di quartiere, o si arrampica sulle terrazze abbandonate affollate di parabole, catturando la dignità dei volti comuni. È la traduzione pratica dell'insegnamento che il maestro Raghu trasmetteva alla figlia: «Scatta sempre foto normali», le diceva. Un principio in apparenza semplice che ribalta la gerarchia dei valori correnti: se un abito d’alta moda possiede una sua dignità estetica, la medesima dignità appartiene al tessuto del sari indossato da una donna comune in attesa sulla porta di casa.

Forse è questo che le fotografie del Calendario Pirelli 2027 cercano di ricordare. Che un’immagine non è soltanto ciò che contiene, ma anche il posto dal quale qualcuno ha scelto di guardare. Senza mai cedere alla tentazione del nudo programmatico o della patinata provocazione formale, questa edizione del The Cal dimostra che ciò che spesso è mancato alle grandi narrazioni visive dei nostri tempi non è l’esibizione del corpo, ma la capacità di fare poesia. Attraverso le strade di Delhi e i ritratti posati della nuova generazione femminile indiana, ci ricorda che la fotografia non serve a dominare il mondo, ma ad accettare con gratitudine la distanza necessaria per incontrarlo. Consegnandoci il ritratto di un Paese immenso le cui storie, ogni volta che si tenta di racchiuderle in un’immagine, continuano inevitabilmente a scorrere ben oltre il margine.
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