Sull'energia Mosca "chiama" l'Europa: «Ora siate pragmatici»

L’inviato di Putin al Forum economico eurasiatico prevede la riapertura dei gasdotti Nordstream: "Inevitabile". Prodi: “A Shenzen servirà realismo. Ma senza l’Europa non ci può essere pace”
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October 23, 2026
Sull'energia Mosca "chiama" l'Europa: «Ora siate pragmatici»
Un momento del Forum economico eurasiatico a Istanbul/Associazione Conoscere Eurasia
Dalle finestre del Çırağan Palace si vede il ponte che unisce Europa e Asia, una visione che basterebbe a spiegare di che cosa si è discusso per due giorni a Istanbul: sul Bosforo l’economia mondiale cerca di leggere le proprie crepe, mentre politica internazionale, conflitti e diplomazia corrono avanti veloce. Del possibile incontro tra Donald Trump, Vladimir Putin e Xi Jinping a Shenzhen il 18 e 19 novembre, e delle conseguenze sui negoziati con l’Ucraina e sull’evoluzione del mercato energetico per l’Europa, qui nelle sale del Palazzo si parla come di uno snodo per i bilanci delle imprese e dei rapporti commerciali. Kirill Dmitriev, inviato di Putin per gli investimenti esteri, porta il punto di vista di Mosca con una previsione che fa discutere: per lui “non c’è alcun dubbio che il Nord Stream 1 e il Nord Stream 2 torneranno operativi prima o poi, è inevitabile”. Nei giorni scorsi, evidenzia, c’è stato “un buon dialogo con gli americani” a San Pietroburgo tra Putin e l’inviato americano Steve Witkoff, e la Russia è grata a Trump e a Kushner perché “stanno cercando soluzioni, bilanciando interessi diversi”. L’intesa di Mosca con Washington, sottolinea Dmitriev, non riguarda solo il diesel: “Lavoreremo sui fertilizzanti, sull’energia”.
È all’Europa che il rappresentante russo riserva l’avvertimento più duro: quando “si inizierà a pagare l’energia due o tre volte tanto, l’acquisto di risorse energetiche dalla Russia diventerà assolutamente imprescindibile”, e i politici europei che lo negano “finiranno per perdere su tutti i fronti”. Mosca, aggiunge, potrebbe “vendere facilmente diesel all’Europa qualora le arrivassero richieste in tal senso”, ipotesi “del tutto percorribile”, perché “l’unica soluzione alla crisi energetica per l’Ue risiede nella cooperazione con la Russia”. Per Dmitriev è questione di “pragmatismo energetico”. Il cancelliere tedesco Merz, osserva, ha “solo il 10% di consensi” mentre l’Afd cresce. La cooperazione russo-turca, conclude, è “un grande esempio”, dall’energia al turismo, perché “Erdogan e Putin credono nella sovranità”. Dmitriev si è detto inoltre convinto che in Ucraina ci si stia muovendo “verso una pace a lungo termine che garantirà la sicurezza di Russia, Ucraina ed Europa”, mentre Mosca continua a respingere qualsiasi soluzione che sia solo “temporanea”.
Le dichiarazioni dell’alto rappresentante russo sono tra quelle che hanno maggiormente caratterizzato i lavori del XIX Forum economico eurasiatico, chiusosi dopo due giorni sulle rive del Bosforo. Organizzato dall’Associazione Conoscere Eurasia di Verona, il Forum ha riunito 1.200 delegati da 35 Paesi, in gran parte imprenditori e uomini d’affari, molti italiani. Per la prima volta l’evento ha fatto registrare anche una presenza americana. Per il ministro del Tesoro turco Mehmet Simsek, “oggi lo shock energetico è sette volte più grande di quello del 2022 e sta creando sconvolgimenti nell’economia globale”. Le catene di fornitura soffrono, i tassi restano alti, i partner commerciali crescono appena all’1% e le materie prime e l’inflazione risalgono: il gas sulla piazza olandese Ttf è a 92 euro al megawattora, il 180% in più da febbraio, data d’inizio del conflitto con l’Iran, mentre il petrolio vale 111 dollari al barile, il 54% in più. Da qui la risposta di Ankara, fatta di politica monetaria restrittiva, transizione verde accelerata e incentivi fiscali “aggressivi” per attrarre capitali. Il ministro turco dell’Energia Alparslan Bayraktar ha ricordato che “la sicurezza energetica non si può mai dare per scontata”, con la domanda in crescita per data center ed elettrificazione. La risposta della Turchia sta “nella diversificazione delle fonti e in una cooperazione più ampia”: nessun Paese, aggiunge, può eliminare questi rischi, ma “attraverso partnership si possono costruire sistemi energetici più resilienti”. Necmeddin Bilal Erdogan, figlio del presidente turco Recep Tayyip, spinge sul piano politico. Gli Usa, afferma, “stanno ancora perseguendo un mondo unipolare, se questo fosse mai possibile”, mentre la Turchia punta ad avere un ruolo nel nuovo ordine mondiale.
Come ha sottolineato Antonio Fallico, presidente di Conoscere Eurasia, l’Ue resta il primo partner di Ankara, con 217,6 miliardi di euro di scambi nel 2025, mentre la Cina dal 2024 è il primo fornitore, con 44,9 miliardi di dollari. Con Mosca il quadro si è capovolto: a maggio le importazioni turche sono calate del 22,8%, le vendite verso la Russia sono salite del 22,3%, a 25,4 miliardi. Fallico evidenzia come le major americane abbiano chiuso il secondo trimestre con 45,8 miliardi di profitti. Nella sua analisi, “dietro la facciata di tuoni e lampi pubblici si celano affari concreti”, mentre l’Europa ha sostituito l’interdipendenza con la Russia con la dipendenza dal gas americano. Per Romano Prodi, le responsabilità della frattura con Mosca “non sono solo da un lato”, e in passato, sottolinea, “abbiamo collaborato”. Sul Nord Stream Prodi ricorda come lui stesso, diversi anni fa, avesse proposto una joint venture in tre parti uguali, russa, europea e ucraina, ma “la situazione internazionale non ci ha consentito di andare in quella direzione”. Gli incontri di novembre a Shenzhen, definita già da molti una “piccola Yalta”, possono diventare per Prodi il momento in cui “ognuno può fare un passo indietro”, con “grande responsabilità e un dialogo caratterizzato da realismo”. “Messa da parte anche per le sue divisioni”, l’Europa resta però per l’ex presidente della Commissione Ue una voce necessaria, perché senza l’Europa, è la sua conclusione, “non ci può essere pace”.

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