Gli over 50 in azienda sono una risorsa, soprattutto per i giovani

Dalla ricerca condotta dal Consorzio Elis, l'80% degli intervistati si sente più giovane di 11,2 anni e oltre la metà si sente ancora in una fase intermedia della carriera
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October 23, 2026
Gli over 50 in azienda sono una risorsa, soprattutto per i giovani
Un lavoratore in cava. / Stefano De Grandis, Fotogramma.it
In Italia i lavoratori di età compresa tra i 50 e i 64 anni sono 9,6 milioni: secondo l’Istat, la fascia più numerosa della popolazione attiva nel nostro Paese. L’80,7% dei lavoratori dichiara di sentirsi in media più giovane di ben 11,2 anni rispetto alla propria età anagrafica e, non solo: oltre la metà (il 56,3%) ritiene di trovarsi in una fase intermedia del proprio percorso lavorativo. A dimostrarlo sono i dati dell’osservatorio “GenerAzione Talento”, promosso dal Consorzio ELIS sotto la presidenza di turno di Silvia Maria Rovere, Presidente di Poste Italiane, e sviluppato insieme ai ricercatori dell’Università Bocconi. L’indagine ha integrato i dati amministrativi di oltre 206.000 dipendenti di 27 aziende con le risposte di 9.511 lavoratori over 45, principalmente appartenenti alla categoria dei colletti bianchi. Il risultato: il nostro Paese, sebbene detenga il primato della popolazione più anziana in Europa, dipende da questa fascia di popolazione per produttività e capacità di sviluppo delle imprese.
Dal sondaggio è emerso che i dipendenti si sentono fortemente coinvolti nel proprio lavoro, con un indice medio di 4,68 su 5, e la propensione all’apprendimento si attesta a 4,44. Tuttavia, a questa forte motivazione non corrisponde un pari riconoscimento da parte delle imprese: l’indicatore relativo al supporto percepito si ferma a 3,16. Per quanto riguarda i bisogni e le aspettative dei lavoratori, un fattore ritenuto fondamentale è la flessibilità. Gli intervistati che non dispongono della modalità smart working nel proprio posto di lavoro, alla possibilità di lavorare da remoto un giorno alla settimana hanno assegnato un valore equivalente a circa 180 euro mensili. Un tema critico sta nella trasmissione del sapere alle generazioni più giovani. Sebbene i senior custodiscano l’esperienza aziendale, solo il 9,7% inserisce spontaneamente il passaggio di competenze ai giovani tra le aspettative che l’azienda nutre nei loro confronti.
Silvia Maria Rovere e Teodoro Lio /Elis
Silvia Maria Rovere e Teodoro Lio /Elis
Le soluzioni per evitare la dispersione di questo patrimonio di conoscenze passano anche per le proposte avanzate dal tavolo di lavoro congiunto tra le imprese e l’Inps. La prima proposta è la “staffetta generazionale”, che consente la riduzione d’orario per i senior vicini alla pensione tutelando l’assegno previdenziale e agevolando l’ingresso dei giovani in azienda. L’altra opzione è il part-time agevolato tramite la RITA, che permette di ridurre l’orario di lavoro nei cinque anni precedenti alla pensione, integrando il reddito tramite la previdenza complementare.
La ricerca è stata condotta dal Consorzio ELIS sotto la presidenza di turno di Poste Italiane e i risultati sono stati diffusi in occasione dell'incontro del 22 ottobre presso Villa Fassini, a Roma, alla presenza del Rettore dell’Università Bocconi, Francesco Billari e del professore Vincenzo Galasso, direttore del dipartimento di Scienze Sociali e Politiche. Durante l’evento si è tenuto il passaggio di timone alla guida del Consorzio, che entra nelle mani di Teodoro Lio, Presidente di Accenture Italia. Con Lio, il consorzio avvia il progetto “TrAIettoria”, che mette al centro il futuro professionale dei giovani nell’era dell’intelligenza artificiale.
Il Ministro all’Economia e alla Finanza Giorgetti, si è espresso tramite un videomessaggio sui risultati della ricerca effettuata: «L’anzianità professionale non è necessariamente un limite alla produttività, ma un valore aggiunto in molti settori. È associata a un patrimonio di competenze tecniche, esperienza operativa e capacità di interpretare i problemi, che non si sostituisce con facilità. Parallelamente, l’evoluzione tecnologica richiede conoscenze nuove, a partire dall’intelligenza artificiale e dall’automazione. Il problema non è scegliere tra giovani e senior, ma far lavorare insieme questi patrimoni. Il passaggio generazionale deve essere un trasferimento organizzato di conoscenza, non una brusca interruzione».

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