Appello dal Premio Tenco: «Fiducia ai giovani»
Dall'Ariston di Sanremo e voci di Emma Nolde, Anastasio, Caparezza e Manuel Agnelli sulle proteste, il disagio delle nuove generazioni e il ruolo della canzone d’autore oggi

Dio è morto scriveva Francesco Guccini nel 1965, dando voce a una generazione disillusa dal presente ma ancora capace di interrogare il futuro e di “risorgere”. Quel grido attraversa anche la 49ª edizione del Premio Tenco, che lo ha scelto come slogan e che si conclude stasera al Teatro Ariston di Sanremo con, fra gli altri, i premiati alla carriera Enzo Avitabile, Frankie Hi-Nrg Mc e Max Manfredi, e gli ospiti Fabri Fibra e Giulia Mei. L’attualità si inserisce prepotente nella storica rassegna della canzone d’autore che si interroga su come ascoltare e dare voce ai giovani.
La riflessione parte dalla masterclass di don Luigi Ciotti, presidente onorario di Musica contro le mafie, davanti agli studenti delle medie e delle superiori mercoledì scorso. Richiamando Guccini, De André, Battiato, ha indicato nella musica uno strumento per le coscienze e per creare legami. Ai ragazzi ha proposto di distinguere fra educatori, che aprono orizzonti, e seduttori, che trasformano le persone in consumatori. Alla politica ha ricordato che le persone vanno incontrate e i problemi affrontati. E i giovani riempiti di iniziative e di fiducia.
È una lezione che ritorna nelle voci raccolte da Avvenire presso gli artisti del Tenco, chiamati a confrontarsi con le tensioni sociali e le proteste delle ultime settimane come altri loro colleghi che da Marracash a Fedez hanno avuto anche posizioni contrapposte.
Cantautrice e polistrumentista, la 25enne Emma Nolde ha ricevuto la Targa Tenco per la migliore canzone con Quello che deve essere sarà. L’appello agli adulti e alle istituzioni lanciato dal palco dell’Ariston è stato: «Prima che sia troppo tardi, vi chiedo di tornare a darci fiducia». Spiega: «Quello che deve essere sarà - ha detto - è un titolo che presuppone fiducia. La fiducia è una condizione molto importante perché influenza la nostra vita e le nostre azioni. Lo abbiamo visto in questi giorni. C'è una generazione che chiede fiducia e quando questa non viene data, si crea un terreno fertile per i cattivi comportamenti. Prima che sia troppo tardi, vi chiedo di tornare a darci fiducia». Sulla piazza rivela ad Avvenire: «Io domenica vado a manifestare a Firenze: io partecipo e voglio parlare della parte pacifica. Questa è la mia risposta».
Per Anastasio, rapper e cantautore campano 29enne fra i più intelligenti e indipendenti della sua generazione, la frattura principale è l’incapacità di far dialogare proteste e mondi diversi. Al Premio Tenco come ospite ieri sera ha presentato brani di Le macchine non possono pregare, album del 2025 dedicato all’intelligenza artificiale e alla perdita di umanità. «L'Italia protesta ma è una protesta frammentata in un'Italia frammentata», osserva. «La rivoluzione sarebbe che queste parti si parlassero».
«Oggi il giovane e il vecchio non solo non si parlano, ma non hanno nemmeno voglia di parlarsi. Si vedono come alieni. E questo vale per tutte le categorie contrapposte». I social, con le loro bolle, aggravano l’isolamento: «L'algoritmo ti inserisce nella tua bolla: parli solo con quelli come te e con i tuoi nemici. Così ci si allontana».
Sul rapporto fra creatività e intelligenza artificiale, Anastasio avverte: «Può essere uno strumento utile, il problema nasce quando le deleghi la creatività. Io faccio musica perché mi piace scrivere. Se fai scrivere una macchina, allora cambia mestiere». E rivendica il rap come parte della canzone d’autore: «Oggi la musica d'autore è anche quella dei rapper. Ma implica un giudizio di valore su chi scrive bene e chi scrive male. Non vorrei essere nei panni di chi deve decidere».
Con Orbit Orbit, album che intreccia musica, fumetti e immaginazione, il geniale cantautore Caparezza ha ricevuto la Targa Tenco per il miglior album dell’anno. «Volevo parlare ai ragazzi creativi, che spesso sono anche i più timidi e insicuri», spiega. In una società che giudica ogni gesto, emergono i più sicuri, non i più originali: «Volevo instillare fiducia, perché altrimenti nell'arte vanno avanti soltanto i narcisisti e non necessariamente i più creativi».
«Non posso che essere solidale con operai, autotrasportatori, pescatori, agricoltori e studenti», dice, invitando a non lasciare che gli episodi di vandalismo cancellino le ragioni della mobilitazione. «Facciamo parlare gli autotrasportatori, non concentriamoci solo sugli scontri. Stiamo assistendo a qualcosa di drammatico». E ancora: «Continuiamo a parlare di vandalismo mentre ci sarebbe molto da dire sulle condizioni di questi lavoratori. Servono risposte. E la risposta non può essere soltanto la repressione».
Ricorda gli artisti «censurati, perseguitati o incarcerati» per le loro opere e sintetizza così la differenza fra politica e creazione: «La politica polarizza, ma l'arte contagia». Ai giovani che vogliono manifestare rivolge un invito alla consapevolezza: «Bisogna capire bene le ragioni di una protesta, approfondire, ascoltare più punti di vista e poi scegliere da che parte stare». «Manifestare è importante - aggiunge - ma bisogna farlo con consapevolezza, senza fermarsi alle reazioni istintive o a ciò che scorre velocemente sui social.
Con gli Afterhours, Manuel Agnelli ha ricevuto il Premio Tenco alla carriera ieri sera. Riconosce nei giovani la stessa urgenza degli esordi: «La nuova generazione usa la musica per raccontarsi e trovare un linguaggio proprio, esattamente come facevamo noi. Quando parlo con questi ragazzi non ho bisogno di un traduttore». Ma sui fatti di Milano distingue nettamente protesta e saccheggio: «Chi va in piazza per manifestare ha delle ragioni e quel diritto va difeso. Chi approfitta della situazione per rubare delle scarpe costose rovina tutto ciò che di buono c'è». E chiarisce: «Non mi convince l'idea che saccheggiare dei negozi sia una forma di protesta o la manifestazione di un disagio sociale. Sono due cose molto diverse».
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