Cesare Cremonini “amateur” per sfidare gli algoritmi

Il nuovo album registrato a Londra rivendica il valore dell’artigianalità, della libertà creativa e della passione
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October 20, 2026
Cesare Cremonini “amateur” per sfidare gli algoritmi
Cesare Cremonini sul palco / Erika Serio
L’aveva detto, lo ha fatto. C'è un'ostinata e lucida resistenza in chi, nell'epoca della liquidità algoritmica e dei suoni sintetici generati dalle macchine, decide di fare le valigie, volare a Londra e chiudersi in uno studio leggendario per ritrovare l'essenza fisica, tattile e imperfetta della musica. Cesare Cremonini ha scelto lo Studio 13 della capitale britannica per forgiare Amateur, il suo nuovo album di inediti (in uscita il prossimo 23 ottobre per EMI), e la prima sensazione che si respira, ascoltandolo in anteprima qui, a due passi dal Tamigi, è quella di un respiro profondo. Un respiro che sa di fiato vero, quello del sassofono – strumento che Cremonini ha studiato e abbracciato per sfuggire, per sua stessa ammissione, all'autodistruzione –, e di mani che toccano corde e tasti.
Sembra avere le idee chiare, Cremonini, in conferenza stampa: “Il meccanismo di fare tre stadi, poi dieci, poi via così, può andar bene per un momento, non per una carriera. Non la mia. Con questo disco volevo allontanarmi il più possibile da me. Senza condizionamenti. Farlo qui a Londra era l’unica strada possibile, per più di un motivo. E farlo così: due mesi tra la nascita di un disco e il tour; sono tempi che non fa più nessuno. Anche questa è una sfida. Sono curioso come un esordiente, come un amateur. Per me, a tutti gli effetti, è come un primo disco. Questo album è molto legato al mio primo”. Qui il discorso si fa più ampio e arriva a parlare del sistema generale: “Quando ci hanno detto che il digitale avrebbe liberato la musica, non era vero. L’algoritmo sta facendo il gioco solo di chi ci guadagna”.
Il discorso sulla libertà si fa poi più concreto e stringente, e Cesare ricorda l’inizio della sua carriera, quando aveva un manager che lo faceva continuamente piombare con i piedi per terra, facendogli fare il classico bagno di umiltà: “Mi ha segnato e forse mi ha anche frenato e creato dei complessi, però ho anche capito che la libertà è qualcosa che ci sfugge di mano continuamente. Nessuno è davvero libero, ci sono diverse gabbie, di diverso tipo”. È come se con questo disco Cremonini si divincolasse per uscire definitivamente da quelle crepe procurategli da chi a inizio carriera voleva addestrarlo, come un cavallo da corsa, all’esercizio di una professione. “Cantare il dolore è facile, troppo facile – osserva il cantautore in un momento di riflessione – perché se c’è una cosa che vuole fare questo disco è raccontare la vita, e la vita è fatta di tutto, momenti di dolore e di divertimento”.
Il centro di questo disco è la musica. Soprattutto la musica. L’amatore è colui che può permettersi di mettere la sua passione al centro di tutto. Che fa le cose perché le ama. Il punto di vantaggio di Cremonini è quello di essere un professionista che si comporta da amatore. Si veda per esempio il suo studio del sassofono, vero strumento propulsore del progetto, per quello che rappresenta. È davvero singolare che un fuoriclasse di questo strumento, Donny McCaslin, sia rimasto folgorato dall’energia musicale di questo progetto, suonandoci dentro e suonando – da numero uno al mondo – con un “amatore” del sax come Cesare. Questo aspetto è più di una metafora per un lavoro così.
Amateur è un disco orgogliosamente artigianale, un manifesto suonato, scritto e registrato senza alcun ausilio di Intelligenza Artificiale. Una dichiarazione di intenti netta che riporta l'uomo, l'amatore, il ricercatore instancabile di senso, al centro, con la sua possibilità aperta di dire “no!”, di fuggire agli obblighi professionali e al tritacarne categorico e serrato. Non è un caso che l'album arrivi dopo il trionfo del tour negli stadi: Cremonini sembra aver sentito l'urgenza di svestirsi dei lustrini per ritrovare una dimensione carnale, a tratti dolente ma sempre anche gioiosa e profondamente vitale, aprendo le porte a collaborazioni inattese e spiazzanti come quelle con Salmo, Fabri Fibra – che ne restituiscono l’urgenza e la corrosione – e, soprattutto, per più di un motivo, con Malika Ayane, che ne tratteggia l’anima in filigrana.
Chiariamo un aspetto: questo è un album musicale; per dirne una, non ci sono ritornelli. Il cuore concettuale del concept è la particolarità di prendere contromano l’esigenza di assecondare l’algoritmo, che chiede il ritornello entro trenta secondi e sta anestetizzando la sorpresa e la meraviglia della forma canzone. Inoltre, Cremonini non si comporta da “turista della musica”. Con le sue risorse potrebbe affittare uno studio prestigioso e registrarci canzoni infallibili. Non è andata così: lo Studio 13 diventa protagonista assoluto, questo disco poteva “succedere” solo lì.
Le canzoni raccontano un percorso. La title track Amateur apre il disco con l'incursione di Salmo. Un dialogo tra due mondi che si incontrano sul terreno della riflessione cruda. Ma rappresenta anche un’ottima partenza che mette le cose in chiaro: i fiati (il sassofono, ricordiamolo, è centrale) aprono al racconto di una seduta di analisi, una storia, come succedeva per i brani dei cantautori puri anni Settanta. Paparazzi è invece il primo singolo estratto e, nel disco, vede la partecipazione di Fabri Fibra. Un'analisi lucida e pungente della società dell'immagine e dell'esposizione mediatica. Da qui poi c’è una serie di brani che restituiscono continuamente la dicotomia: l’essere umano insegue eternamente una rappresentazione di sé, un sottotesto che possa creare un percorso di senso, che alterna la figura del deserto del Giardino dei sassofoni e il mondo iper strutturato della società borghese di Mega Linz. È Cesare che cerca se stesso nelle piccole cose – come nel brano con Malika – ma che inciampa poi anche nel Disturbo mentale.
L’essere umano, amateur, è tutto e il suo contrario. Cose molto piccole, per esempio, è una canzone che potrebbe rappresentare una ripartenza ma allo stesso tempo una disillusione, è “l’apparir del vero”, l’epifania della realtà che ci si para davanti, perché il momento di felicità forse si può solo intuire, mentre lo vivi ti sfugge: “Io e te come un miracolo”, canta Cesare con Malika Ayane, mentre le due voci unisone terminano sull’accordo di dominante.
Amateur non è solo il decimo tassello di una carriera; Amateur è un rischio e allo stesso tempo deve essere un esempio e un atto di coraggio, perché il suo autore poteva ripetere l’identico come fanno quasi tutti. È la dimostrazione che l'autorialità italiana gode di ottima salute quando ha il coraggio di spogliarsi degli algoritmi per rivestirsi di sola, vulnerabile umanità.
 
 

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