I Quadroni di San Carlo del Duomo di Milano in restauro: l'intervento durerà sei anni
Si tratta delle 26 enormi tele sulla vita del Borromeo, dipinte nel '600 dai principali artisti lombardi. Fino al 2032 non saranno visibili in cattedrale

A partire da questo inverno, per la prima volta nella storia del Duomo di Milano, i Quadroni di San Carlo non saranno visibili al pubblico. E non lo saranno per i prossimi sei anni: questa la durata del maxi restauro del ciclo dei teleri più grandi, ventisei in tutto, dipinti in un arco di tempo che va da inizio ’600 alla fine del secolo, e che da tempo necessitavano di un intervento urgente. Anche perché, in questi circa 400 anni sono sempre stati movimentati ogni anno, su e giù per le navate, per essere esposti a partire dal 4 novembre, festa di San Carlo, fino all’Epifania seguente, per essere poi ricollocati nei depositi. Spostamenti continui che hanno creato problemi a queste colossali tele con gli episodi della vita di Carlo Borromeo: larghe sei metri e altre quattro metri e 75 centimetri, furono dipinte a tempera su supporti sottilissimi di pochi millimetri, proprio per risultare leggere e facilmente innalzabili lungo le navate del Duomo. Sei i pittori che si alternarono nell'impresa: dai più famosi Giovanni Battista Crespi detto il Cerano o Giulio Cesare Procaccini, ai meno noti Paolo Camillo Landriani e Domenico Pellegrini.
Il cantiere, partito a metà luglio, è stato presentato in questi giorni, prima della festività di San Carlo: il costo complessivo è di circa tre milioni di euro, grazie anche al sostegno di Intesa Sanpaolo. Si tratta di un progetto lungo e complesso, che vede al lavoro due imprese di restauratori impegnate in contemporanea in due laboratori nel cantiere Marmisti della Veneranda Fabbrica del Duomo in zona Certosa, periferia nord della città. È qui che vengono riparate - e riprodotte - statue e guglie della cattedrale di Milano: la sede è stata scelta proprio perché i grandi capannoni consentono di ospitare le enormi tele durante le varie fasi dell’intervento, che ne vede portate qui due alla volta. Attualmente i restauratori sono al lavoro sulle prime due, messe a terra: San Carlo vende il principato d’Oria del Cerano, uno dei più antichi e importanti (dipinto nel 1602) e L’ingresso di San Carlo a Milano di Filippo Abbiati, uno degli ultimi, del 1680 (dove si vede un pezzo di facciata del Duomo). Ogni tela richiederà quattro mesi di lavoro: poi verrà montata in verticale su una nuova struttura di sostegno e, dopo un altro mese, sarà riportata in Duomo e sostituita da un’altra, in una serrata catena di montaggio che si concluderà nel 2032. Per esigenze tecniche legate all’avanzamento dei lavori, la Veneranda Fabbrica favorirà il progressivo ritorno in cattedrale delle opere restaurate, che potranno essere nuovamente esposte per periodi limitati, man mano che le diverse fasi dell’intervento verranno completate.
I lavori sono quindi solo all’inizio. Dai primi restauri sono già emerse alcune figurine minori e sono state rimosse le ridipinture dell’ultimo restauro, avvenuto nel corso degli anni ‘50 del secolo scorso. La novità di questo intervento, però, è un’altra: la realizzazione di un nuovo sistema di sostegno che include la sostituzione degli attuali telai con nuovi in alluminio a molle che consentiranno di agevolare le operazioni di movimentazione e appensione dei dipinti, migliorando così il loro stato di conservazione.
Una curiosità: c’è una seconda serie di altri 26 Quadroni più “piccoli” (si fa per dire: misurano quattro metri e mezzo per due e mezzo) dipinti sempre all'inizio del 1600 dagli stessi artisti (più alcuni nuovi) e raffiguranti I miracoli di San Carlo, che vengono da sempre esposti sotto ai più grandi. Erano già stati restaurati da Pinin Brambilla intorno al 2000 e sono ancora in buone condizioni, ma per motivi logistici si è scelto di tenerli in deposito, in attesa di riesporli insieme con gli altri.
«I Quadroni di San Carlo costituiscono invece una memoria ecclesiale e civile, un grande racconto per immagini che da oltre quattro secoli accompagna la vita della Chiesa ambrosiana e della città di Milano – dichiara monsignor Gianantonio Borgonovo, Arciprete del Duomo –. Restaurare queste opere significa permettere a questa narrazione di continuare a essere leggibile, preservandone la forza espressiva e il valore storico».
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