Dopo tante sorprese elettorali nel mondo, ora tocca agli Stati Uniti

di Paolo Borrometi
Dalla Serbia al Brasile, fino a Israele, risultati inattesi stanno ridisegnando gli equilibri politici. Ora l'attenzione è sulle elezioni di "midterm" degli Usa: Trump rischia di perdere il controllo del Congresso
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October 31, 2026
Dopo tante sorprese elettorali nel mondo, ora tocca agli Stati Uniti
Donald Trump/ ANSA
Contro ogni pronostico. È la sintesi delle tornate elettorali che, questa settimana, hanno preceduto la più attesa: le midterm negli Stati Uniti. 
La prima sorpresa ha riguardato il Vecchio Continente, la Serbia. E in particolare la “Lista degli Studenti” che, dopo due anni di proteste di piazza, ha messo fine all’era di Aleksandar Vučić. Un successo che ha fatto tirare un sospiro di sollievo ai vertici dell’Unione Europea, pronti a “lavorare insieme per promuovere il futuro della Serbia nell’Ue”. Eppure non mancano le incognite per una governance del tutto inedita e senza leader riconosciuti. La seconda sorpresa ha riguardato il Brasile: nessuno prima era riuscito a farsi eleggere al ballottaggio dopo lo svantaggio del primo turno. Ce l’ha fatta il recordman delle presidenze, Luis Inácio Lula da Silva. Ed è stata l’ennesima svolta della sua lunga carriera politica, la quarta presidenza a ottantuno anni con ben dieci milioni di voti in più rispetto al primo turno, ovvero quelli che gli erano mancati soprattutto nelle grandi città e nel Nordest del Paese. Come da tradizione familiare lo sconfitto, Flavio Bolsonaro, si è rifiutato di riconoscere l’esito del voto per poi scappare negli Stati Uniti, grazie al passaporto italiano, dall’amico Donald Trump.
Arriviamo così alla terza sorpresa: l’elezione per il rinnovo del Parlamento israeliano, la Knesset. Il premier uscente Benjamin Netanyahu, e il suo partito, il Likud, erano dati dai sondaggisti per sconfitti. Le urne, con oltre il settantasette per cento di votanti, hanno certificato un altro esito: il recupero del partito e della coalizione del premier uscente. Cinquantatré seggi sono andati al blocco Netanyahu, quarantotto a quello del Cambiamento guidato dal principale antagonista, Gadi Eisenkot, mentre diciannove ai partiti arabi. Nessuno però si è avvicinato al numero magico di sessantuno, ovvero quanti ne sarebbero serviti per votare la fiducia al nuovo premier. Il presidente dello Stato d’Israele, Isaac Herzog, ha davanti a sé una strada strettissima, e già si invoca un governo di unità nazionale. Soluzione tutt’altro che semplice e che, la rimonta di Bibi, potrebbe aver complicato. Un ribaltamento elettorale immediatamente rivendicato da Trump sul suo social Truth: “Grazie a me è passato da quella che sembrava una sconfitta” a una possibile “vittoria”. Il presidente statunitense ha parlato più al suo elettorato interno che a quello israeliano. Il tre novembre, infatti, sarà il giorno elettorale più atteso dal suo ingresso alla Casa Bianca: le midterm, le elezione di metà mandato. Riguarderanno l’intero rinnovo della Camera e quello di un terzo del Senato. In un’epoca di fortissima polarizzazione le midterm, ancor più che in passato, diventano un vero e proprio referendum sul presidente e sul suo operato. Inevitabilmente, maggiore è la sua impopolarità e maggiore saranno le possibilità di sconfitta dei candidati del suo partito. Per i sondaggisti Trump è estremamente impopolare, il tasso di approvazione del suo operato si attesta attorno al 35%. Gli analisti ritengono che a esasperare gli animi degli statunitensi ci sia l’aumento dei prezzi al consumo, tra cui alimentari, utenze e benzina. Il rischio concreto è che i Repubblicani possano perdere la maggioranza alla Camera (e forse anche al Senato), portando Trump a diventare un presidente azzoppato. Al di là della paralisi legislativa, ciò che preoccupa di più il Tycoon è la possibilità che i Democratici possano aprire una sfilza di inchieste sulle tante vicende opache della sua presidenza, utilizzando gli strumenti d’indagine di cui dispongono le commissioni della Camera, tra cui i mandati a comparire e le deposizioni sotto giuramento. È questo il motivo per cui, da mesi, Trump mette in discussione la regolarità delle elezioni di midterm e ha annunciato che chiunque denunci brogli riceverà una ricompensa di un milione di dollari. 
La domanda a oggi è una: qualora perdesse, accetterà la sconfitta? La risposta tiene tutti col fiato sospeso, non solo la più importante democrazia moderna. E tornano alla mente le drammatiche immagini dell’assalto al Congresso del 2021, proprio dopo il suo rifiuto a riconoscere la sconfitta elettorale. 

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