A Bologna madri in corteo con i figli per manifestare in pace
L'iniziativa lanciata da Nicoletta Cantarini: chiediamo ascolto, no alla violenza

Le chiamano “mamme anti manganello” e ieri sono scese in piazza a Bologna per sostenere la protesta dei loro figli. Dopo gli scontri che hanno profondamente segnato le manifestazioni cittadine di sabato 24 ottobre, emerge una voce inedita nel dibattito: un gruppetto di madri ha deciso infatti di accompagnare ieri studenti e studentesse nelle piazze della protesta, esponendo uno striscione con la scritta: «No alla violenza sui nostri figli. Manifestare è un diritto».
L’iniziativa è nata attorno a Nicoletta Cantarini, docente universitaria di matematica e madre di tre figli, di cui due adolescenti, che sabato scorso erano scesi in piazza con migliaia di coetanei. Secondo il suo racconto, molti ragazzi sarebbero rimasti profondamente colpiti dalle scene di scontro viste durante i cortei. «Siamo un gruppo di mamme e di donne. Siamo scese in piazza per manifestare accanto ai nostri ragazzi per restituire loro la libertà e la serenità di esprimere le proprie idee liberamente e anche per restituire alle forze dell’ordine il loro ruolo di tutela del cittadino e non del potere», ha affermato Cantarini in Piazza Maggiore, subito prima della partenza del corteo. Dietro quello striscione c’è la preoccupazione per il clima che si è creato nelle manifestazioni: «C’è scritto “No alla violenza sui nostri figli” perché nelle ultime manifestazioni, in particolare quella di sabato scorso, il livello di violenza è stato molto elevato e ha tolto questa serenità ai ragazzi. Quindi i ragazzi hanno paura, quando manifestano hanno paura, i genitori a casa hanno ancora più paura di loro». La docente ha invitato ad allargare lo sguardo oltre gli episodi di piazza: a suo giudizio le tensioni di queste settimane sono il sintomo di un disagio più profondo, che attraversa una parte consistente delle nuove generazioni. «Gli studenti sono generalmente arrabbiati, hanno un disagio forte, provano una grande paura rispetto al futuro. È un futuro incerto che non dà loro garanzie, non si sentono liberi, non si sentono tutelati, si sentono privi di riferimenti e sempre di più ritengo che vengano sottratti loro questi riferimenti da uno Stato che non li difende più, ma appunto li aggredisce».
Parole che descrivono un malessere che va oltre le rivendicazioni della giornata e che richiamano il tema, sempre più presente nel confronto pubblico, della fragilità sociale ed esistenziale di molti adolescenti che sembrano chiedere anzitutto ascolto. «Ci hanno accusato di essere delle madri iper protettive e ansiose. Non credo che questo sia corretto. Siamo dei genitori sì preoccupati. Siamo accanto a loro. Credo che i ragazzi chiedano attenzione e meritino la nostra attenzione».
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