«Soldi alla scuola e non alla guerra»: da Livorno a Bologna, studenti in piazza
La mattinata di mobilitazione si è aperta con le prime iniziative: a Livorno e Trieste presidi nei porti contro i trasporti di armi. A Bologna bloccati gli ingressi di alcune scuole, mamme al fianco dei figli

La giornata di sciopero generale si è aperta con decine di migliaia di persone in piazza e qualche preoccupazione per la tenuta dell'ordine pubblico. L'obiettivo del Viminale è garantire le proteste pacifiche e impedire che si ripetano i disordini e i saccheggi delle ultime mobilitazioni.
A Bologna la mattinata è iniziata con il blocco degli ingressi di alcuni istituti superiori. Gruppi di studenti hanno chiuso gli accessi al Liceo Copernico, al Liceo Minghetti, al Liceo Fermi, al Liceo Arcangeli, al Liceo Laura Bassi e al liceo Righi e all'Istituto agrario Serpieri. Al Galvani, in via Castiglione, cassonetti sono stati piazzati davanti alle porte di ingresso. Da alcune scuole sono poi partiti i cortei, mentre in centro alcuni negozianti hanno provveduto a coprire le vetrine con pannelli di legno. Ma al fianco degli studenti sono comparse alcune mamme, che hanno esposto una scritta: "No alla violenza sui nostri figli, manifestare è un diritto". Tutte vestite di rosso, hanno deciso di aderire allo sciopero indetto dai sindacati di base per "dare supporto ai propri figli". "Il livello di violenza - hanno detto - è molto elevato e manifestanti pacifici vengono scambiati spesso per dei teppisti e violenti: noi vogliamo difendere il diritto dei nostri giovani figli a manifestare pacificamente e serenamente". A Napoli migliaia di persone si sono rdunate in piazza Mancini, tra loro anche diverse famiglie. A Torino ci sono stati momenti di tensione tra alcuni manifestanti e la polizia, che voleva loro impedire di raggiungere il corteo principale. Il gruppo ha forzato il blocco delle forze dell'ordine, che poi sono arretrate lasciandoli passare.
A Bologna la mattinata è iniziata con il blocco degli ingressi di alcuni istituti superiori. Gruppi di studenti hanno chiuso gli accessi al Liceo Copernico, al Liceo Minghetti, al Liceo Fermi, al Liceo Arcangeli, al Liceo Laura Bassi e al liceo Righi e all'Istituto agrario Serpieri. Al Galvani, in via Castiglione, cassonetti sono stati piazzati davanti alle porte di ingresso. Da alcune scuole sono poi partiti i cortei, mentre in centro alcuni negozianti hanno provveduto a coprire le vetrine con pannelli di legno. Ma al fianco degli studenti sono comparse alcune mamme, che hanno esposto una scritta: "No alla violenza sui nostri figli, manifestare è un diritto". Tutte vestite di rosso, hanno deciso di aderire allo sciopero indetto dai sindacati di base per "dare supporto ai propri figli". "Il livello di violenza - hanno detto - è molto elevato e manifestanti pacifici vengono scambiati spesso per dei teppisti e violenti: noi vogliamo difendere il diritto dei nostri giovani figli a manifestare pacificamente e serenamente". A Napoli migliaia di persone si sono rdunate in piazza Mancini, tra loro anche diverse famiglie. A Torino ci sono stati momenti di tensione tra alcuni manifestanti e la polizia, che voleva loro impedire di raggiungere il corteo principale. Il gruppo ha forzato il blocco delle forze dell'ordine, che poi sono arretrate lasciandoli passare.
A Milano alcuni studenti hanno occupato parte della sede stradale di via Pisani, tra piazza della Repubblica e la stazione Centrale, scandendo lo slogan "Noi le armi non le vogliamo". Poi hanno srotolato sull'asfalto uno striscione contro l'economia di guerra. In testa al corteo è stata esposta un'altra scritta: "Soldi alla scuola e non alla guerra".
A Livorno e Trieste si sono formati presidi davanti ai porti: i lavoratori partecipano alla mobilitazione internazionale contro le navi che trasportano armi. A Genova è stato bloccato l'accesso al varco Albertazzi.
(hanno collaborato Simone Marcer e Martino Mangalaviti da Milano)
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