Serbia, aria di repulisti. Gli studenti fanno l'elenco dei vertici da rimuovere
Ci sono esponenti dei servizi segreti, della polizia e dei media: è già arrivato il passo indietro della direttrice di Rts, la Tv di Stato, accusata di essere un megafono di Vučić

Cancellare ogni traccia del regime di Aleksandar Vučić. Con questo obiettivo la Lista degli studenti è riuscita a radunare attorno a sé consenso popolare da forze molto diverse. La prima parte, quella più facile, è cominciata subito dopo la vittoria: prima liberando il parco Pionirski, tra il Parlamento e il palazzo presidenziale, dove per mesi si sono accampati i sostenitori di Vučić. Poi i cittadini sono scesi in strada per coprire con una mano di bianco i murales elettorali, in questi mesi ricoperti da insulti reciproci oltre che dalle scritte “La Serbia vince” (della coalizione al governo) e “Gli studenti vincono”.
Più difficile sarà fare repulisti del potere di Vučić, entrato negli anni in tutti i gangli fino a creare quella che è stata definita una Stabilocrazia: un governo autoritario che, senza diventare regime, restringe man mano gli spazi democratici e la separazione dei poteri. Lo slogan degli studenti, senza troppe sfumature, era proprio “Serbia o mafia”. Qui però non basteranno un pennello e un po’ di vernice bianca. Così il 29 ottobre, alla prima conferenza stampa dopo la vittoria, al parco Pionirski “liberato” gli esponenti della Lista degli studenti hanno chiesto alla Commissione elettorale di proclamare presto i risultati definitivi delle elezioni, invitando poi i dipendenti a conservare documenti su appalti, contratti pubblici e finanze, con tanto di email per il whistleblowing (la segnalazione di illeciti, anche anonima). «Non vogliamo vendetta ma restituire le istituzioni ai cittadini», ha detto lo studente Filip Ubović.
Le richieste non si sono fermate qui: Jovan Vujičić (professore di diritto all’università di Kragujevac e neo-parlamentare) ha chiesto alla procuratrice suprema di affrontare una serie di casi controversi, compreso l’omicidio di Oliver Ivanović, politico serbo del Kosovo ucciso nel 2018, ancora senza un colpevole. Quindi è arrivata la domanda di dimissioni del presidente della Corte costituzionale Vladan Petrov, di alcuni procuratori e vertici della polizia, del direttore della Bia (il servizio segreto civile), Vladimir Orlić e di quello della Vba (il servizio militare), Đuro Jovanić. È stato chiesto un passo indietro anche di Vladimir Lučić, direttore generale di Telekom Srbija.
Da lì si è passati al capitolo media: Mirjana Nikolić – rettrice dell’Università delle Arti di Belgrado, eletta nella Lista degli studenti – ha annunciato una lettera aperta alla dirigenza Rts (la Radio e televisione serba) e all’organismo di regolamentazione dei media elettronici (Rem) per chiedere nuovi passi indietro dopo quello di Manja Grčić, direttrice di Rts. Dopo il voto Goran Eror, conduttore dell’emittente serba Rtv (rete della regione della Voivodina e parte di Rts) si è scusato in diretta con i telespettatori per l’assenza di imparzialità in questi anni.
La gestione dell'informazione in Serbia è stato un tema molto sentito durante questa campagna elettorale: tabloid e tv vicini a Vučić – gli unici media accessibili in buona parte del Paese – hanno condotto una campagna durissima e spesso diffamatoria contro gli studenti, chiamandoli tra le altre cose blockaderi (i blocchi erano uno strumenti di protesta), fascisti e terroristi, oppure accusandoli di essere al soldo di Paesi stranieri. Il Consiglio dell’organismo di regolamentazione dei media elettronici (Rem) ha deciso di avviare un procedimento contro Informer Television – oggetto di un’irruzione dei cittadini nei giorni scorsi – e Television Prva. Mentre ha ritenuto che non vi fossero motivi per procedere contro N1, che durante la campagna ha dato invece ampio spazio alla Lista degli studenti. La volontà di fare “pulizia” all’interno dell’establishment serbo era al secondo punto del programma studentesco, con tanto di nomi e cognomi dei soggetti ritenuti collusi con il potere di Vučić. L’obiettivo è una legge sull’origine e la confisca dei beni acquisiti illegalmente dai funzionari pubblici, sul modello delle “lustracija”, le lustrazioni introdotte in molti ex regimi dell’Est. La Serbia stessa le adottò formalmente nel 2003, dopo la caduta di Slobodan Milošević, ma alla fine rimasero sulla carta.
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