Corteo di Roma, tensione al Colosseo

Dopo un inizio tranquillo, all'altezza di via Claudia un piccolo gruppo di persone ha deviato ed eretto barricate, divelto cartelli stradali e incendiato cassonetti, prendendo di mira le forze dell’ordine con lanci di bottiglie
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October 30, 2026
Corteo di Roma, tensione al Colosseo
Alcuni studenti in corteo a Roma
Dalle scuole superiori all’Università. Erano davvero tanti gli studenti che hanno partecipato alla manifestazione di ieri a Roma. Complice anche una giornata di sole. Tutto era iniziato in un clima di festa. Momenti di tensione, invece, si sono registrati in via Claudia e nei pressi del Colosseo. Un piccolo gruppo di persone si è staccato dal corteo principale e ha eretto barricate, divelto cartelli stradali e incendiato cassonetti, prendendo di mira le forze dell’ordine con lanci di bottiglie.
Quasi defilata, Alice, capelli rossi lunghi e ondulanti e occhi azzurri. Per lei era la prima volta a un corteo. Iscritta al primo anno del liceo artistico di via di Ripetta, si sentiva a disagio a parlare con un giornalista. Era ferma in piazza dei Cinquecento, zona stazione Termini, di fronte alla statua di Giovanni Paolo II. Timida, non ha voluto farsi fotografare. E si è quasi schernita: «Sto cercando un’amica, ma non la trovo. Mi ha dato la sua posizione: è più avanti. Vorrei raggiungerla». Ma perché sei qui? «Temo per il futuro – risponde -. Vorrei una scuola migliore e un mondo senza guerra. Vorrei che gli stipendi fossero più alti e le cose costassero di meno».
Più avanti, all’altezza del Museo di Palazzo Massimo, un nutrito gruppo di studenti dell’Istituto Rossellini per il cinema e la tv era pronto a partire. Alcuni erano radunati davanti a uno striscione: un lenzuolo bianco con una scritta contro la guerra e il carovita. Molta la diffidenza nei confronti dei giornalisti. Non hanno voluto rilasciare dichiarazioni. Anzi hanno chiesto di non essere fotografati e ripresi. «Non siamo autorizzati a parlare», hanno risposto un paio di loro. Non c’era né rabbia e né risentimento. Tanti sorrisi e allegria prima di partire. Dietro alla prima fila, tutto un gruppo variopinto e di tutte le classi. Molti i cartelloni artigianali e gli slogan di protesta contro il riarmo, per un’Italia più attenta ai giovani, contro l’inflazione e il governo Meloni.
Tornando indietro, di fronte all’ingresso delle Terme di Diocleziano, un gruppo di studenti e studentesse di un liceo scientifico romano era seduto in mezzo allo spartitraffico. Per loro era una giornata di festa. Anche in questo caso non hanno voluto essere ripresi e fotografati. I più giovani si sono defilati alle prime domande. Quelli di quarta hanno risposto, anche se non hanno voluto dare i nomi. Hai voglia di spiegargli che sei un giornalista e non un poliziotto o un carabiniere in borghese. «L’Italia non è un Paese per giovani – ripetono in coro -. Vogliamo essere rispettati. Non si possono dare soldi per le armi e trascurare la scuola. Abbiamo diritto a un futuro migliore. Ci ritroveremo con un lavoro pagato poco e una pensione da fame. Non è giusto».

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