I 25 autobus di evacuati partiti da Oleshky dicono che qualcosa, nella guerra, sta cambiando

Chi voleva lasciare la città ieri ha potuto farlo, anche se non ci sono cifre precise. Il nodo da sciogliere, per chi vuole andare in Ucraina, resta il passaggio in Russia e Bielorussia. Il Cremlino gela gli entusiasmi: è una situazione isolata, non un modello
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October 31, 2026
I 25 autobus di evacuati partiti da Oleshky dicono che qualcosa, nella guerra, sta cambiando
Gli autobus con a bordo le persone evacuate da Oleshky / Reuters
Sono partiti i civili da evacuare da Oleshky, nel quadro della tregua umanitaria che resterà in vigore fino alla fine di domenica primo novembre. Una tregua che continua a reggere, mentre da Kiev arrivano nuove aperture a discutere della «questione territoriale» con Mosca. «Abbiamo portato a termine – ha dichiarato su Telegram il difensore civico russo Yana Lantratova – la nostra missione umanitaria a Oleshky». «La delegazione ucraina – ha dichiarato anche David Arakhamia, capogruppo parlamentare del partito del presidente ucraino Volodymy Zelensky – insieme agli abitanti evacuati di Oleshky è partita per Anapa», in Russia. Chi voleva lasciare la città aveva la possibilità fino alle 14 di ieri ora locale, con 25 autobus pronti a trasportare fino a 750 persone. Ieri non era chiaro quanti fossero gli evacuati. Il premier di Kiev Sergiy Koretsky ieri aveva parlato di 527 persone, salvo poi, via il social network Telegram, smentirsi. «Non ci sono ancora cifre precise al momento» ha affermato.
Quello che si sa è che gli evacuati devono affrontare un percorso decisamente tortuoso di 1.500 chilometri, sebbene il territorio sotto controllo ucraino disti solo cinque chilometri. Gli evacuati sono stati prima portati ad Armiansk, nella Crimea occupata (e annessa) da Mosca. Qui, ha spiegato Lantratova, sono stati divisi tra quanti vogliono andare in Ucraina e quanti in Russia. Quindi sono stati trasportati nella città russa di Anapa. Quanti vogliono andare in Ucraina, saranno messi su un aereo del governo di Mosca e portati a Gomel, in Bielorussia. Di qui, in autobus, rientreranno nella regione ucraina di Chernihiv, sotto contro di Kiev. Russia e Ucraina assicurano che tutto è su base volontaria. «Chi vorrà restare– ha ribadito ieri il difensore civico ucraino Dmytro Lubinets – riceverà tutta la necessaria assistenza umanitaria».
Ci sono però zone d’ombra. Ksneniia Arkhipova, una volontaria impegnata nell’evacuazione, ha riferito al Kiev Independent che i russi avrebbero violato i patti, iniziando in anticipo le procedure facendo spostare i civili alla sola presenza di forze di Mosca. Lo stesso giornale cita fonti a conoscenza delle operazioni secondo le quali «la Russia sta già attuando passi per far sì che meno persone possibili vadano in Ucraina» anziché nella Federazione. Le stesse fonti sostengono che i militari russi avrebbero minacciato di sparare agli abitanti dei villaggi circostanti se questi avessero cercato di recarsi ai punti di raccolta per l’evacuazione.
Certo è che sono in molti a chiedersi se la tregua sia un modello. L’iniziativa, ha auspicato Lubinets, andrebbe estesa lungo tutta la linea del fronte per «fermare la guerra». «Si tratta di una situazione isolata – ha però replicato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov – che è difficile estrapolare per applicarla all’intera situazione». Intanto, Mosca continua a dire no all’inclusione degli europei nei negoziati trilaterali che si terranno a novembre ad Abu Dhabi. «Il conflitto – ha dichiarato il consigliere per la politica estera di Putin, Yuri Ushakov al quotidiano russo Kommersant – prosegue solo per il folle sostegno europeo». Intanto in un’intervista al quotidiano finlandese Helsingin Sanomat, il ministro degli Esteri di Kiev Andrii Sybiha ha affermato che Zelensky è pronto a discutere «questioni territoriali» direttamente con Putin.
La guerra sul terreno tuttavia continua. Ieri l’Ucraina ha lamentato nuovi attacchi alla stazione di Dnipro, dopo la strage di pendolari di due giorni fa. Mosca ha inoltre bombardato infrastrutture energetiche a Kiev, portuali a Odessa, la regione di Poltava. Al tempo stesso Mosca parla di raid di droni russi contro una raffineria a Samara. Proprio ieri il Wall Street Journal parlava di un’intesa tra Kiev e la Casa Bianca per una sospensione degli attacchi alle raffinerie. Attacchi, comunque, ha precisato Peskov, che non avranno impatto sui negoziati.
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