La lotta di Simona e Andrea contro l'ex Ilva. «Abbiamo vinto anche per chi oggi non c'è più»

Una madre e un figlio sono il simbolo dei "Genitori Tarantini": sono stati loro, insieme ad altre dieci famiglie, a firmare l'azione inibitoria da cui è nata la sentenza della Cassazione che di fatto ha chiuso la fabbrica. Il ragazzino, 13 anni, è affetto da una rara malattia genetica ed è il più giovane dei promotori della mobilitazione legale
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October 31, 2026
La lotta di Simona e Andrea contro l'ex Ilva. «Abbiamo vinto anche per chi oggi non c'è più»
Simona e Andrea ad una delle tante manifestazioni dei "Genitori Tarantini". Sono una delle 11 famiglie che hanno presentato il ricorso contro i danni ambientali
Simona Peluso ha 47 anni. Andrea ne ha 13. Sono madre e figlio e in piazza scendono insieme. Non perdono un sit-in, una riunione, un flash mob, un convegno promosso dall’associazione “Genitori Tarantini”. E negli ultimi cinque anni non hanno mai perso neanche un’udienza al Tribunale di Milano, anche se lui resta nei corridoi. È il più giovane degli undici firmatari dell’azione inibitoria che ha portato la Cassazione a sentenziare che l’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto, con oltre 2mila tonnellate di amianto e polveri sottili altamente inquinanti, va chiusa. Per i giudici prima della produzione c’è la salute.
«Quando abbiamo firmato questa class action Andrea aveva otto anni. Non credevo neanche fosse possibile ma gli avvocati mi hanno rassicurata. Sono diventata una specialista nel fare le valigie, tra controlli sanitari e aule di giustizia. Ci rido ma vi assicuro che non è stato facile». Non è stato facile perché Andrea ha la mutazione del gene Sox4, una malattia rarissima e degenerativa, che non ha ereditato da nessun familiare, una di quelle per cui i medici alzano le spalle desolati. E a Taranto di situazioni così ce ne sono tante. «Per questo in città servirebbe un reparto di pediatria specializzato in malattie rare, perché noi non abbiamo un quadro – racconta Simona – noi lo scriviamo giorno per giorno. Aveva due anni e mezzo quando ci ha preso in carico il reparto di genetica pediatrica del sant’Orsola di Bologna e siamo rientrati in una sperimentazione con gli Usa. La diagnosi è arrivata dopo due anni, grazie alla scansione totale del dna. Andrea è incontinente, ha camminato da solo a sei anni, per lo svezzamento ce ne abbiamo messi dieci, di anni. Gli riusciva difficile tenere in mano anche una forchetta. Ora ad un difetto cardiocongenito e al ritardo cognitivo si è aggiunta l’epilessia e poi il diabete e la vista in parte persa e tanto altro scopriamo strada facendo».
Eppure Andrea oggi è una forza della natura, sempre in prima linea nelle proteste. Ad agosto scorso ha scritto una lettera al presidente della Regione Puglia Antonio Decaro chiedendogli di incontrarlo e di sostenere gli attivisti nella richiesta di chiusura della fabbrica. «Per il mio problema di salute conosco il reparto di Taranto (oncoematologia pediatrica dell’ospedale SS. Annunziata, ndr) dove i bambini e i ragazzi come me sono curati – aveva riportato di suo pugno in stampatello – e alcuni hanno perso i capelli. Altri non li ho visti più. Mia madre dice che sono angeli ma io lo so cosa significa, sono grande ormai».
Dopo quella lettera il presidente Decaro lo ha chiamato al telefono e ha voluto parlarci. «Cercava di spiegargli che la decarbonizzazione fosse la via giusta. Io mi sono intromessa nella conversazione – ricorda Simona – per dirgli che tante voci autorevoli ci hanno detto che non è fattibile e che lo avremmo fatto parlare con chi poteva dimostrarglielo scientificamente. Gli ha promesso di incontrarlo ma questo incontro non è avvenuto. Anche l’ex governatore Emiliano non ha voluto incontrare l’associazione. Pure i sindaci che ci sono stati finora ci hanno liquidato. Eppure dovrebbero stare dalla nostra parte». È la magistratura invece ad aver dato ascolto a questi cittadini. «Undici persone senza santi in paradiso – ride  Simona – che temevano di doversi vendere qualunque cosa per pagare le spese legali se avessero perso. Io ogni tanto vado a rileggermi quello che abbiamo fatto e mi commuovo. Mi domando chi mi ha dato la pazienza e la forza di seguire dal vivo per cinque anni tutte le udienze, considerando che la mia vita e quella di Andrea non si sono messe in pausa e che lo cresco da sola. Io non mi capacito ancora. Quando è squillato il telefono e ho letto sul display il nome della compagna di uno degli avvocati che ci ha seguito gratuitamente, ho capito subito che era successo qualcosa di bello. Andrea mi ha detto: “ma ci sarà un’altra udienza o abbiamo finito? No mamma, non ci credo…ma adesso la chiudono all’istante, immediatamente?”».
I membri dell’associazione “Genitori tarantini” sono ormai una seconda famiglia per Simona e Andrea. «Ci sentiamo e vediamo costantemente e abbiamo affrontato tanti dolori. Alcuni di noi non ci sono più. Penso ad Emilia, una delle fondatrici, che mi ha accolto nel gruppo una domenica come tante, quando ci incontravamo in piazza liberamente, per parlare dei veleni di ex Ilva e di cosa si poteva fare. Ad Andrea era legatissima. Entrambi amanti della natura, parlavano ore. Un tumore se l’è portata via in due mesi e mezzo. È partito dai polmoni e ha divorato spina dorsale e cervello. Lei e il marito sono firmatari come noi. Poco più di un anno fa l’abbiamo persa. Oggi questa vittoria è anche la sua. Ad Andrea e a tutti noi diceva sempre: “Se andrai a caccia di stelle potresti tornare indietro senza averne presa neanche una ma certamente non tornerai con le mani sporche di fango”. Ora questa frase è incorniciata in casa. Da quando lei non c’è più, vediamo stelle ovunque».
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