La "ricetta" dell'esorcista Bamonte per rispondere al fascino oscuro di Halloween
Una festa in maschera apparentemente scherzosa per i piccoli e trasgressiva per gli adulti finisce «per bombardare la mente dei giovani con la pseudocultura dei poteri esoterici»

Nell’immaginario collettivo Halloween è percepita come una semplice “carnevalata”. Nel libro-intervista con il giornalista e antropologo Alberto Castaldini, edito dalle Paoline, padre Francesco Bamonte, vicepresidente dell’Associazione internazionale esorcisti, ha trattato Il fascino oscuro di Halloween , «titolo del volume molto indicativo, perché l’attrattiva del fenomeno è forte – dichiara il sacerdote –. Sul piano socio-antropologico assistiamo a una commercializzazione della festa, espressione di un processo di secolarizzazione che, paradossalmente, finisce per esaltare la mentalità magica. Sul piano spirituale, questa festa fa sì che la gente, anche se per gioco e divertimento, nelle settimane e nei giorni che precedono il 31 ottobre aderisca, senza esserne consapevole, a una visione pagana e superstiziosa della vita. Tutto ciò è espressione di un malessere interiore della società che sembra aver smarrito il senso del bene, della bellezza e della dignità della persona».
Padre Bamonte riflette sul fatto che Halloween si presenta come una festa in maschera apparentemente scherzosa per i piccoli e trasgressiva per gli adulti che finisce «per bombardare la mente dei giovani con la pseudocultura dei poteri esoterici». Mette quindi in guardia dal tentativo di edulcorarla. «Anche in ambito ecclesiale c’è chi ritiene che si possa guardare ad Halloween con simpatia – afferma –. Ma possiamo davvero ignorare che proprio il richiamo all’oscuro, al macabro e al trasgressivo costituisce una delle principali attrattive di Halloween? Non rischiamo, così facendo, di confondere contenuti e intenzioni, attribuendo alla festa significati che non corrispondono a ciò che essa effettivamente propone e suscita?».
Per ribaltare questa prospettiva, padre Bamonte cita Dostoevskij secondo cui «la bellezza salverà il mondo». I giovani, infatti, «hanno bisogno di incontrare la bellezza, non la bruttezza; di essere educati alla bontà, non di familiarizzare con la cattiveria; di scoprire ciò che eleva lo spirito, non di lasciarsi sedurre da ciò che lo oscura». La chiave spesso risiede in una «testimonianza coerente degli adulti» unita a una «proposta di esperienze autenticamente belle e positive». Così è possibile guidare i giovani «a discernere, a non lasciarsi condizionare dalle mode dominanti e a scegliere liberamente ciò che favorisce la loro crescita umana e spirituale».
Per proporre la bellezza autentica della solennità di Tutti i Santi, padre Bamonte pensa «alla festa luminosa dei santi nelle parrocchie» con l’adorazione eucaristica. Un modo per «offrire soprattutto ai giovani l’occasione di vivere questa serata alla luce della fede cristiana, riscoprendo la santità, la preghiera e l’incontro con Gesù, anziché lasciarsi coinvolgere da Halloween. Un momento di condivisione nel canto, nella preghiera e nella festa dei santi, per aiutare i ragazzi a comprendere che la santità è una vocazione accessibile a tutti».
Roberta Pumpo
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