Prezzi, salari, crescita: perché l'economia italiana è in trappola
A ottobre inflazione al 5,4%, ma i salari non reggono il passo. L'allarme di Mattarella sul «tenore di vita», la leva del risparmio per il futuro

Mentre le piazze italiane si riempivano di manifestanti contro il caro-vita (e molto altro), l’Istat ha praticamente dato loro ragione: a ottobre i prezzi sono saliti del 5,4% su base annua, portando l'inflazione ai massimi da agosto 2023. È la certificazione di quello che toccano tutti con mano, e infatti - ha spiegato l’istituto di statistica - a spingere i valori sono principalmente «i beni energetici (da +22,6% a +31,4%), ancora influenzati dal quadro geopolitico internazionale», e avanti di questo passo i prezzi potrebbero arrivare a un +6-7% entro la fine del 2026, anno che era iniziato con l’inflazione allo 0,1%. Ma non finisce qui: ieri sempre l’Istat ha annunciato che nel terzo trimestre la crescita del Pil è stata pari a zero, andando così a disegnare un quadro di perfetta “stagflazione” (stagnazione + inflazione), a cui l’Italia aggiunge un suo terzo tipico e sciagurato ingrediente, la debolezza dei salari: in questo caso i dati freschi sono relativi al periodo gennaio-settembre, quando la retribuzione oraria media è cresciuta del 2,5% rispetto allo stesso periodo del 2025, segnando così una crescita tendenziale delle retribuzioni contrattuali inferiore a quella dei prezzi.
L’esito di tutto questo è una specie di circolo vizioso, in cui «l’inflazione e una dinamica salariale inoperosa aggrediscono il tenore di vita dei cittadini», come ha sintetizzato Sergio Mattarella, nel suo messaggio inviato alla Giornata del risparmio organizzata come da tradizione dall’Acri. Poche le vie d’uscita possibili, e tra queste il Capo dello Stato menziona - visto il contesto - proprio il risparmio privato, con le sue forme vecchie e nuove, risorsa di cui l’Italia va fiera e che può (e deve) «proteggere le famiglie, valorizzando i proventi del lavoro che riescono a mettere da parte, canalizzando i risparmi verso investimenti sicuri e produttivi». Uno sguardo al futuro necessario, perché se è vero che - nonostante tutto - l’Italia come l’Europa sul breve «sta mostrando una tenuta superiore alle attese», le prospettive preoccupano di più il governatore Fabio Panetta. Nel suo intervento alla Giornata parla di «shock energetico, rischi geopolitici, tensioni finanziarie», un mix certo non nuovo ma che non accenna a placarsi. Di qui il rischio: «Gli effetti dell'inflazione e dei maggiori costi di finanziamento potrebbero acuirsi nei prossimi mesi».
Come per Mattarella, anche per il Governatore il risparmio «è un patto con il futuro: si consuma meno oggi per costruire il benessere di domani. Questo patto regge se il risparmio trova impieghi capaci di generare crescita e se il suo valore è preservato». Come aveva anticipato all’Avvenire il presidente dell’Acri Giovanni Azzone due settimane fa, l’associazione delle Fondazioni e delle Casse di risparmio ha deciso di lanciare una iniziativa ad hoc proprio per promuovere la cultura del risparmio tra i più giovani, ma intanto «spetta a tutti noi, nei nostri diversi ruoli, fare in modo che il risparmio di oggi sostenga lo sviluppo di domani, e che i giovani possano costruire, con il lavoro, il proprio futuro», ha osservato Panetta. Ricordando che «è un tema cruciale per il benessere futuro di una società che invecchia, in cui la previdenza complementare dovrà sempre più integrare la pensione pubblica», ha aggiunto Panetta. Musica per le orecchie del ministro Giorgetti, fresco di una manovra che punta a lavorare su quel fronte: «Nelle prossime settimane, costituirò, in sinergia con Banca d’Italia, un tavolo con fondi pensione, casse previdenziali, assicurazioni e Fondazioni, perché il risparmio di lungo periodo trovi in Italia opportunità coerenti con i propri mandati», ha annunciato Giorgetti: «Le regole sono fatte, ora tocca agli operatori».
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