Il Governo e le banche sono ai ferri corti. «Così vengono colpite anche le realtà sociali»

Il mondo creditizio alza la voce alla Giornata del risparmio. Azzone (Acri): rischio di tagli per disabili e "Neet". Giorgetti: «Siamo tutti sulla stessa barca». Manovra, spuntano raddoppio della Tobin tax e la tassa sui ricchi che lasciano l’Italia
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October 30, 2026
Il Governo e le banche sono ai ferri corti. «Così vengono colpite anche le realtà sociali»
Da sinistra: Il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, il presidente di Acri, Giovanni Azzone, ed il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, alla 102ª Giornata del risparmio/ Ansa
Con la manovra fatta in ritardo (e "bollinata" a sera dalla Ragioneria generale dello Stato), la sovrapposizione con la Giornata del risparmio, tradizionale punto d’incontro tra il mondo bancario e il Governo, rappresentava un rischio evidente. E così è stato ieri al Salone delle fontane all’Eur, dove si è palesato lo scontro sul “contributo-tassa” da 5,8 miliardi (questa la cifra finale) messo a carico del settore finanziario nel ddl di Bilancio. Un clima reso incandescente anche da un’altra novità trapelata dal testo definitivo (in 157 articoli): la “ Tobin tax ” sulle transazioni finanziarie, che colpisce tutti gli investitori, raddoppia dallo 0,4 allo 0,8%, dopo essere già raddoppiata un anno fa (tant’è che l’incasso nei primi 8 mesi 2026 è schizzato del 94%).
Un duello a colpi di sciabola, più che di fioretto, ha contrassegnato l’iniziativa gestita dall'Acri, archiviando rapidamente le strette di mano e i sorrisi d'ordinanza. Con i vertici del credito compatti nel sottolineare il sovraccarico del peso fiscale sul comparto rispetto ad altri settori e il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, proteso a ricordare come negli anni lo Stato abbia aiutato il settore con garanzie e Gacs (lo strumento per cedere i crediti deteriorati) e ora serve un aiuto perchè «siamo sulla stessa barca».
Era la prima occasione d’incontro dopo che - altro elemento che ha sparso sale sulle ferite - la misura è stata varata dall’esecutivo senza alcuna consultazione con le associazioni bancarie, originando un risentimento malcelato. Tanto più che questa mossa ha finito col violare il patto dello scorso anno, quando fra le parti fu chiuso un accordo triennale. E così di prima mattina ad accendere la miccia è stato il presidente dell’Acri (l’associazione delle fondazioni di origine bancaria), Giovanni Azzone, con toni inconsuetamente diretti in un mondo abituato al dialogo felpato. Dopo anni in cui le fondazioni sono state elogiate per dare stabilità, Azzone ha detto che ora sono colpite «due volte» rispetto agli azionisti esteri: tramite la riduzione dei dividendi degli istituti, effetto dell’esborso fiscale, e in più con uno specifico aumento dell’Ires che leva loro dai 40 ai 70 milioni. «Poca cosa per il bilancio statale», ma un taglio ai progetti Acri che si traduce in aiuti in meno per «20mila giovani Neet (i ragazzi che non studiano e non lavorano, ndr ) o 2mila disabili», ha dettagliato con ruvidezza. Giorgetti ha incassato promettendo di tenere i rilievi «nella più alta considerazione»: si vedrà in Parlamento, durante l’esame della legge, se ci sono margini per ascoltare la voce del Terzo settore.
Anche il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, quando è stato il suo turno, ha affondato le critiche, pur premettendo di voler attendere il testo finale: ha parlato di «preoccupante mosaico di dichiarazioni degli esponenti del Governo» e aggiunto di sperare in un «ripensamento», ricordando come le crisi bancarie siano state pagate quasi del tutto con risorse private, a partire dagli «1,1 miliardi che sono stati il costo del risanamento della Popolare di Bari». Un fuoco di fila completato da Carlo Messina, ad di Intesa Sanpaolo e già protagonista giorni fa di un duro intervento, che dopo reso atto al «positivo operato» sui conti «di Giorgia Meloni e Giorgetti», ha ricordato come un anno fa sia stato siglato un accordo da 10 miliardi in tre anni: «La parola si rispetta», ha concluso richiamando a una linea di «equità con gli altri settori».
Ma Giorgetti non ha solo incassato. IL ministro ha rivendicato la prudenza del bilancio pubblico in questi anni anche «a scapito del consenso» e poi ha ribattuto rimproverando le banche di aver fatto scendere «per il quarto anno consecutivo» il credito alle Pmi e, quindi, di aver «largamente beneficiato» del risanamento pubblico. Poi, la conclusione lapidaria: i costi sono significativi, ma «assorbibili» e ora le banche hanno «il dovere di aiutare lo Stato in questo ultimo miglio decisivo», in tempi di «burrasca».
Nella polemica non è entrato il governatore della Banca d'Italia: Fabio Panetta non ha trattato il tema della tassazione, che coinvolge peraltro anche la Bce. Lo scorso anno fu appunto Francoforte che manifestò, nero su bianco, dei rilievi alle misure sulle banche elencando i possibili effetti negativi sull'economia reale e su famiglie e imprese. E sulla finanza si registra pure la protesta di Assonime sulla “Tobin” (tassa che «ci mette fuori dal gioco», dicono), mentre l’Irap sulle società energetiche sale di 5 punti nel ‘27. Spuntano poi un doppio rincaro per le sigarette e la “ exit tax” , una tassa sui guadagni maturati in Italia per i ricchi (con beni e diritti per un valore di almeno 800mila euro) che trasferiscono la propria residenza fiscale all'estero.
Dalla relazione alla manovra emerge intanto che la “card” sanitaria da 300 euro sarà data agli ultra 75enni fino a 28mila euro di reddito annuo; lo stesso limite si applica al premio tassato all’1% per i lavoratori fino a 30 anni. Quanto al taglio dell’Irpef (per ora solo per un anno) riguarda 3,2 milioni di contribuenti, mentre la Flat tax a 100mila euro converrà solo a 41mila autonomi. È prevista la riduzione graduale dei tempi di pagamento del Tfs, il trattamento di fine servizio per i dipendenti pubblici che vanno in pensione: dal 2028, per chi matura i requisiti pensionistici entro la fine dello stesso anno, l'attesa scende da 9 a sei mesi, dal 2029 i tempi si riducono ulteriormente a tre mesi. Dal 2030, per chi lascia il lavoro al raggiungimento dei limiti di età, il pagamento potrà partire dalla data di cessazione dal servizio. Novità pure per le targhe personalizzate, su misura: dal primo marzo 2027 il costo sarà fino a 1.000 euro per i privati e 10mila euro per le imprese. I prezzi sono destinati a dimezzarsi dal primo giugno, scendendo rispettivamente a 500 e 5mila euro.
Per il resto il ddl Bilancio registra fronti “caldi” anche sulla sanità: i presidenti delle sei Regioni guidate dal centrosinistra - Giani (Toscana), Decaro (Puglia), De Pascale (Emilia-Romagna), Fico (Campania), Proietti (Umbria) e Todde (Sardegna) - chiedono una riunione urgente della Conferenza delle Regioni per discutere del sistema sanitario pubblico, a loro avviso non rifinanziato in modo adeguato. Un altro fronte è interno alla maggioranza: le pensioni. Il capo leghista, Matteo Salvini, teme che ci sia la volontà di “sfilargli” la dote di 850 milioni e per questo ha ribadito che il fondo in manovra «nasce per quota 64, rispetto ai 67 anni previsti dalla “legge Fornero”», per le altre esigenze ci sono «altre maniere» di intervenire. La partita è aperta.

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