Gli hacker, le manomissioni, i rischi per l'Italia: quel che c'è da sapere sugli attacchi ai supermercati

Cresce il timore di una guerra informatica contro la filiera alimentare: ma cosa sta succedendo? Lo abbiamo chiesto ad alcuni esperti
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November 3, 2026
Gli addetti a un supermercato sabotato buttano via i surgelati sciolti
Gli addetti a un supermercato sabotato buttano via i surgelati sciolti
Forte allarme e corsa alle difese. Anche se, per quanto se ne sa, la tecnologia dietro gli attacchi informatici che hanno trasformato i frigoriferi dei supermercati in forni, non pare essere così sofisticata. I cyberattacchi hanno comunque lasciato il segno. Mentre ci si chiede sempre di più se dietro tutto questo non vi sia la mano di organizzazioni al servizio della Russia. «Non conosciamo ancora l'identità di chi ha provocato la distruzione di ingenti quantità di prodotti alimentari, ma è evidente che ci troviamo di fronte a episodi di estrema gravità», dice Nicola Tavoletta, presidente nazionale di Acli Terra, una delle organizzazioni che qualche settimana fa aveva attirato l’attenzione sul tema dopo i primi attacchi avvenuti in Francia (una sorta di prova generale di quanto accaduto dopo). E di «attenzione e preoccupazione» parla Antonio Portaccio, presidente di Italgrob, la Federazione italiana distributori Ho.Re.Ca. associata Confindustria, che approva la «prontezza del Governo» ma aggiunge: «Quanto sta accadendo rappresenta un campanello d’allarme che non possiamo permetterci di sottovalutare, manomettere da remoto la catena del freddo e la refrigerazione industriale significa mirare al cuore dell’approvvigionamento alimentare e della logistica del Paese».
Di cibo come «infrastruttura strategica del Paese da proteggere» dice invece Luigi Scordamaglia, amministratore delegato di Filiera Italia, che precisa come «la digitalizzazione della filiera agroalimentare si possa tradurre in una vulnerabilità critica per il Paese se non adeguatamente monitorata e protetta». Il segretario generale di Coldiretti Vincenzo Gesmundo, punta invece il dito: «La sicurezza del cibo è una questione di difesa nazionale e mette in luce i rischi di un sistema di approvvigionamento sempre più concentrato in poche grandi piattaforme logistiche e distributive». Per Coldiretti, così, «la filiera corta e i mercati contadini sono presidi strategici di sicurezza alimentare». Tutti comunque sottolineano: «Nessun allarmismo». Anche perché, come dice Paolo Mascarino (presidente Federalimentare), «le aziende agroalimentari italiane sono pienamente operative e la continuità della produzione e delle forniture di cibo non è in discussione». Difendersi da questi attacchi è però l’imperativo al quale stanno lavorando in molti. Tenendo conto che l’origine di quanto accaduto è ancora avvolta nel mistero. Valerio Pastore, cofondatore di CyberGrant Inc (che sviluppa soluzioni per la protezione dei dati e degli accessi aziendali), spiega: «Qualcuno, da lontano, ha cambiato un numero. Alle quattro del mattino, in un supermercato di Catania, i banchi frigo hanno smesso di raffreddare e hanno cominciato a scaldare. È successo in almeno tre punti vendita a marchio Coop di Catania e in uno di Palermo. La scena si è ripetuta in Belgio, Svezia, Lussemburgo, Estonia, Paesi Bassi e Irlanda, con congelatori portati fino a 50 gradi sopra lo zero». Mentre Rafe Pilling, direttore dell'analisi delle minacce di Sophos (azienda globale di cybersecurity) osserva: «È improbabile che gli attaccanti stiano utilizzando tecniche particolarmente sofisticate: questi sistemi di refrigerazione sono progettati per essere gestiti da remoto e questo significa che in molti casi le interfacce di amministrazione, spesso non adeguatamente protette, sono accessibili via Internet ed espongono vulnerabilità già note».
Ma chi c’è dietro? Un rapporto già circolato (opera di Forescout Technologies, azienda Usa della cybersicurezza) parla di numerosi attacchi simili che sono stati già rivendicati da hacker russi. Da tutto questo le richieste del sistema della produzione e trasformazione alimentare oltre che della distribuzione. Portaccio chiede «un piano organico che non si limiti alla sola gestione dell’emergenza, ma preveda incentivi e supporto tecnico per l’ammodernamento dei sistemi IoT e di controllo termico, protocolli di cybersecurity standardizzati e una linea di credito o di ristoro per i danni causati». Tavoletta aggiunge l’esigenza di «sistemi di emergenza alternativi, anche meccanici e indipendenti dalle reti digitali». Sulla necessità di rafforzare la sicurezza alimentare attraverso un approccio più ampio interviene anche Alberto Felici, biologo e componente del Comitato tecnico-scientifico nazionale di Acli Terra, che spiega: «È necessario tornare ad altri metodi di conservazione: da quelli fisici, come il sottovuoto e il confezionamento in atmosfera modificata, a quelli basati su trattamenti e processi chimico-fisici».

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