«Noi, angeli del fango, e quella mobilitazione nata in modo spontaneo»
La testimonianza di Mario, un angelo del fango: all'epoca aveva 23 anni era uno studente universitario e faceva la spola da Bologna

«Il fango copriva tutto, ogni cosa». Dopo 60 anni, Mario Pantano, classe 1943, ricorda ancora tutto come fosse ieri. Studente di giurisprudenza dell’università di Bologna, allora 23 enne, fu uno dei tanti “angeli del fango”, volontari civili, italiani e stranieri accorsi a Firenze per aiutare a spalare la città e i suoi tesori. «Stavo finendo gli esami, mi stavo preparando per la tesi quando un nostro amico che era andato il primo giorno dopo l’alluvione a Firenze con un gruppo di scout della Marina, da Pisa con gommoni per aiutare, mi telefonò e mi disse “dobbiamo fare qualcosa con l’università”». Da lì è scattata la corsa alla solidarietà di studenti universitari e semplici cittadini di Bologna. «Eravamo il gruppo più numeroso – racconta –. Ci organizzammo in modo spontaneo, una sessantina di ragazzi del Consiglio studentesco, io ero segretario. Noi eravamo 10-15 studenti di giurisprudenza ma c’erano anche 15 ingegneri e altri 15-20 studenti di medicina». C’erano i pullman che facevano la spola da Bologna a Firenze, ogni giorno.
«Già la domenica o il lunedì (l’alluvione avvenne di venerdì, ndr ), facemmo una riunione fra tutti i segretari di facoltà per organizzarci. Un gruppo è andato a parlare col prefetto, un altro col sindaco Guido Fanti che all’epoca fece moltissimo. Un altro gruppo ancora, quello dei cattolici, andò da Angelo Salizzoni, che era il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri. Il presidente del Consiglio era Aldo Moro e Salizzoni aveva una delega che oggi diremmo tipo protezione civile e ambiente. Ci siamo messi a disposizione delle istituzioni». Da Bologna, partì la spola quotidiana, ogni giorno, fino a fine novembre. I pullman erano sempre strapieni di universitari ai quali si sono uniti i liceali e gli studenti degli istituti tecnici perché il ministro della Pubblica Istruzione fece una circolare a tutte le scuole d’Italia di giustificare le assenze per i ragazzi che andavano a Firenze.
«Si partiva da piazza Maggiore dove l’ufficiale sanitario ci faceva la vaccinazione antidiftotetanica. Chi non era vaccinato non poteva partire per Firenze. Appena arrivato a Firenze, ricordo la puzza e questa enorme quantità di fango: tutto il parcheggio di Santa Maria Novella era sommerso e si vedeva il segno della famosa onda che Zeffirelli (nel film “Per Firenze” con Richard Burton, ndr ) ha riportato nel suo filmato, un’onda alta 11 metri. Eppoi oltre al cattivo odore ricordo tanto silenzio. Perché ovviamente il traffico non c’era. Poi ricordo benissimo che io e mio fratello alcuni giorni dopo vedemmo il Crocifisso di Cimabue a Santa Croce sommerso dall’acqua e dal fango e chiamammo gli aiuti per recuperarlo».
Gli studenti di Bologna furono messi in contatto col sindaco Piero Bargellini. Firenze aveva bisogno di tutto. Di moltissimo materiale. «Un giorno per l’altro ci faceva una lista della spesa e ci dicevano voi che venite da Bologna tutti i giorni domani se ci potete portare questo e quest’altro». Anche il sindaco di Bologna, Fanti, sin da subito, si mise a disposizione del sindaco Bargellini. «Le squadre dei bolognesi hanno avuto in “affidamento” tutto un quartiere, quello di Santa Croce. Bologna ha anche messo a disposizione tutte le pompe idrovore, una cucina da campo e gli autobus. In un secondo tempo i nostri studenti, il gruppo di ingegneria e di speleologia, hanno lavorato con le Università per la depurazione delle acque; noi di giurisprudenza ci siamo occupati delle biblioteche e di recuperare i libri più importanti del ‘4-’500. Il gruppo di medicina e farmacia di Bologna ha fatto un ospedale da campo con i professori per selezionare e immagazzinare i medicinali che arrivavano da tutto il mondo».
E con tutti questi ricordi quando oggi vede un alluvione cosa pensa? «Checché ne dica Greta Thunberg, negli Anni ‘70 c’è stata una grandissima sensibilizzazione, in quegli anni si incominciato a parlare di un sistema di protezione civile perché non c’era in Italia. Con l’allora ministro Zamberletti (il padre della protezione civile, ndr ) è stato fatto tantissimo per l’ambiente e la protezione del territorio. Ma sono stati fatti anche tanti convegni, la Giornata della Terra è stata celebrata per la prima volta negli Stati Uniti il 22 aprile 1970. Il presidente Nixon fece un discorso dell’Unione tutto centrato sulla difesa dell’ambiente e anche le nostre università, come farmacia, ad esempio, hanno iniziato a studiare detersivi biodegradabili che prima non esistevano. Prima di Firenze c’era stata l’alluvione del Polesine ma solo la tragedia di Firenze ha sensibilizzato il mondo intero. Anche il senatore Ted Kennedy, allora, venne a salutarci negli scantinati pieni di fango».
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