A ogni paziente il suo mix di medicine: il "confezionamento personalizzato" è legge. Ma chi lo paga?

Il "deblistering" in farmacia riguarda i farmaci solidi, non liquidi o gocce. Ma resta il nodo del costo dei servizio: secondo la legge è gratuito ma alcune Regioni non prevedono che sia a carico del Ssn
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November 2, 2026
A ogni paziente il suo mix di medicine: il "confezionamento personalizzato" è legge. Ma chi lo paga?
Farmacista al lavoro
Orientarsi tra molte prescrizioni di farmaci, pillole da prendere a orari diversi e in modalità differenti, può essere complesso e fonte di confusioni, che comportano una minore aderenza alla terapia e, di conseguenza, possibili danni alla salute. Ciò è tanto più vero nella fascia di popolazione anziana, che è quella che consuma più farmaci e che più spesso è soggetta a più di una terapia. In aiuto a questi cittadini viene ora un servizio, che le farmacie sono autorizzate a erogare, di avere una sorta di “confezionamento personalizzato” dei propri farmaci solidi (non liquidi o gocce), che vengono tolti dalle loro confezioni (deblistering) e ricollocati in scatole che dividono le pastiglie delle diverse terapie secondo le ore e i giorni in cui devono essere assunte dal paziente.
Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, infatti, è entrato in vigore il decreto 11 settembre 2026 del ministero della Salute, che contiene le “Linee di indirizzo nazionali per il servizio di accesso personalizzato ai farmaci presso le farmacie aperte al pubblico”, firmato dal sottosegretario Marcello Gemmato. Il quale ha specificato che le nuove Linee di indirizzo intervengono per uniformare una pratica che era già possibile (ammessa anche dal Consiglio di Stato nel settembre 2025), ma che procedeva a macchia di leopardo, con alcune Regioni che avevano normato il servizio (Emilia-Romagna, Lombardia, Veneto) e altre ancora alla finestra. Ora spetterà alle Regioni agire in modo conforme a quanto previsto nel decreto.
Resta fermo il fatto, ha puntualizzato Gemmato presentando le Linee di indirizzo, che è il medico a definire la terapia, in tutti i suoi aspetti (principio attivo, quantità, durata, orari), ma nelle farmacie che offriranno il servizio, il paziente potrà trovare un aiuto per l’assunzione dei farmaci. Il farmacista – spiegano dal ministero – procederà al riconfezionamento dei farmaci assicurando il rispetto delle condizioni di sicurezza, qualità e igiene: il risultato è una minore complessità nella gestione della terapia, più sicurezza e migliore aderenza alla cura. La presidente della Società italiana dei farmacisti preparatori (Sifap), Paola Minghetti, componente del gruppo di lavoro ministeriale che ha elaborato le Linee di indirizzo, ha spiegato: «Se una farmacia decide di avviare questa attività deve comunicarlo all’autorità sanitaria territorialmente competente (che potrà fare le ispezioni) e allestire le confezioni dei farmaci nel rispetto delle Norme di buona preparazione (Nbp) previste dalla Farmacopea, procedure che quindi devono essere già in essere nella farmacia».
Nel concreto, il paziente che decide di utilizzare il servizio, si presenta con la ricetta per ritirare i medicinali in farmaci, alla quale li riaffida subito, sottoscrivendo una lettera di incarico al farmacista, che assume la responsabilità della corretta conservazione dei farmaci stessi e può interagire con il medico curante per eventuali dubbi o chiarimenti. I farmacista poi «deve valutare – ha chiarito Minghetti – la fattibilità tecnico-professionale del riconfezionamento, e allestisce il confezionamento personalizzato, di cui assume la responsabilità, con tracciabilità di tutti i prodotti, e nuova etichettatura con le informazioni che servono al paziente, al quale viene consegnato il prodotto riconfezionato». Secondo Gemmato, il servizio non dovrebbe costare nulla al cittadino: «Fa parte delle attività della farmacia dei servizi, che è stata finanziata da tutti i governi dal 2017, nell’ultima Finanziaria con 50 milioni di euro. Parte di questi fondi o altri regionali – ha detto il sottosegretario – possono essere finalizzati a questa pratica, che si traduce in un risparmio anche per il Servizio sanitario regionale: nella misura in cui il paziente aderisce alla terapia, ritarda la comparsa dei sintomi e costa meno alle casse dello Stato e delle regioni. Si rimanda quindi ad accordi regionali la possibilità di quantificare la remunerazione di questo servizio».
Tuttavia la questione è tutt’altro che risolta. Per esempio, in Regione Lombardia, che aveva già avviato dal 2022 il servizio in via sperimentale (a pagamento), è stato approvato il 22 ottobre il decreto “Progetto di accesso personalizzato ai farmaci” del direttore generale Welfare, Mario Melazzini. Aggiornando le disposizioni del febbraio 2022, il decreto ribadisce che «l’onere dell’allestimento non rientra nei servizi a carico del Servizio sanitario regionale». Plaude alle Linee di indirizzo nazionali il presidente della Federazione degli Ordini dei farmacisti italiani (Fofi), Andrea Mandelli: «Si tratta di un modello che, oltre a semplificare il percorso di cura e a migliorare la qualità di vita dei pazienti, contribuisce a ridurre gli sprechi legati alla mancata o non corretta assunzione dei medicinali, con benefici per la sostenibilità del Servizio sanitario e per l'ambiente».

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