La spiaggia di Mondello torno "libera" dopo 116 anni: il tar conferma lo stop alla concessione
di Roberto Puglisi, Palermo
Una decisione che chiude un'epoca per il litorale frequentato da generazioni di palermitani

È una decisione che chiude un’epoca, non soltanto per chi vive in quell’angolo di Sicilia, con un mare cristallino, incastonato tra i promontori. La prima sezione del Tar Palermo, presidente Salvatore Veneziano, ha respinto il ricorso della società “Mondello Immobiliare Italo-Belga” contro il decreto di decadenza della concessione della spiaggia di Mondello, la borgata marinara amata da generazioni di palermitani. Il pronunciamento chiude, al momento, una contesa rovente. Il provvedimento, firmato lo scorso 26 febbraio dall’assessora regionale al Territorio Giusi Savarino, era stato emesso sulla scorta di presunte gravi violazioni e anche di inadempienze contrattuali. Alla luce della sentenza del Tar di Palermo, dunque, la decadenza della concessione risulta legittima.
Breve riassunto delle puntate precedenti. Lo scorso 6 ottobre si era già svolta l’udienza di merito al Tar di Palermo sul contenzioso tra l’assessorato regionale al Territorio e la stessa Italo Belga. I giudici di primo grado avevano respinto la richiesta di sospensiva. Ancora in precedenza, il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana (Cga) aveva dato via libera alla stagione balneare 2026, per ragioni di ordine pubblico.
L’assessorato al Territorio aveva deciso la revoca per due motivi. Il primo era la presenza nella gestione dello stabilimento della ditta Gm Edil, di cui la società Italo Belga si avvaleva per svolgere alcuni lavori di manutenzione di lettini, ombrelloni e cabine in legno, oltre che per la pulizia dell’arenile. L’amministratore unico di Gm edil era il fratello incensurato di un uomo condannato per mafia che sarebbe stato a capo della famiglia di Resuttana. Il prefetto di Palermo Massimo Mariani aveva firmato un’interdittiva antimafia proprio nei confronti di Gm Edil. La società Italo Belga aveva, successivamente, precisato che i rapporti con l’azienda erano stati interrotti, ma era stata raggiunta da un provvedimento di prevenzione collaborativa, che affiancava al management della società degli amministratori di nomina prefettizia. La seconda contestazione riguardava l’affidamento in gestione di ristoranti e bar a una società che sarebbe avvenuto, secondo l’assessorato, senza autorizzazioni.
Per i giudici della prima sezione del Tar, a quanto si apprende, tre sono i punti da tenere in considerazione: l’interdittiva antimafia alla società Gm Edil, gli affidamenti a terzi senza autorizzazione da parte della Regione e le gravi violazioni contestate degli obblighi concessori. Tra le motivazioni decisive ci sono proprio le risultanze antimafia. L’Italo Belga impugnerà la sentenza davanti al Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione Siciliana. «Restiamo convinti della fondatezza delle nostre ragioni e intendiamo farle valere in appello – afferma la società in una nota -. L’esame della sentenza con i nostri legali consentirà di definire i motivi dell’impugnazione e le ulteriori iniziative a tutela dell’azienda. La difesa dell’Italo Belga riguarda anche il suo nome e la possibilità che le sue posizioni siano conosciute e valutate sulla base degli atti. Tanti fatti da sempre noti alle parti in causa non sono stati tenuti in considerazione». La contestazione alle contestazioni è su tutta la linea. «La società – si legge ancora nella nota - ha dimostrato che quei servizi fossero ben noti all’Amministrazione, a cui erano sempre stati regolarmente comunicati negli anni, e che la decadenza, la misura più severa prevista dall’ordinamento, sia sproporzionata rispetto a quanto contestato». Soddisfazione è stata espressa dall’assessorato al Territorio e Ambiente. Esulta il parlamentare regionale, Ismaele La Vardera, autore di una poderosa campagna, col suo movimento “Controcorrente”. «È una sentenza storica – commenta –. Lo avevamo detto che era solo una questione di tempo».
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