Formula 1: Antonelli, campione cresciuto in famiglia

Dall’officina di papà Marco alla “paghetta” di mamma Veronica: dietro il trionfo del giovane azzurro della Mercedes c’è un ragazzo rimasto con i piedi per terra
Google preferred source
November 2, 2026
Formula 1: Antonelli, campione cresciuto in famiglia
Andrea Kimi Antonelli, 20 anni, festeggia il titolo Mondiale di Formula 1 con la sua famiglia / Ansa
Andrea Kimi Antonelli campione del mondo di F1. A venti anni e 68 giorni è il più giovane a fregiarsi del titolo iridato e per l’Italia rappresenta un fatto storico visto che l’ultimo titolo conquistato fu quello di Alberto Ascari nel 1953, ovvero 73 anni fa. Il successo di Antonelli è il frutto di una scommessa di Toto Wolff, il team principal di Mercedes, che ha voluto il giovane bolognese nella sua squadra. Quando Lewis Hamilton annunciò il passaggio alla Ferrari nel 2025, Wolff non ebbe dubbi e mise Antonelli in prima squadra. Una scommessa azzardata, errori da debuttante nella prima stagione per Antonelli ma la stoffa del campione c’era tutta: «Correva in F4 e dissi che sarebbe diventato il primo italiano campione del mondo di F1 dopo tanti anni. Mi presero per pazzo o ubriaco, ma avevo visto giusto e oggi questo risultato ripaga quella scelta» dice ancora oggi emozionato il manager austriaco che per fine anno ha predisposto la sua uscita dal vertice del team delegando alcune funzioni. Ma come si spiega questa esplosione che ha portato Antonelli a battere tutti i record, dal più giovane campione del mondo al più giovane vincitore a Monza del GP d’Italia (e anche qui era dal 1968 che in pilota italiano non vinceva in casa), al più giovane vincitore del GP Monaco, al più giovane in pole position e via di record su record, tanto che il detentore del precedente primato, Sebastian Vettel, quattro volte campione del mondo di F.1, ha voluto omaggiarlo: «Bravo Kimi, sei stato perfetto, hai dimostrato di saper gestire la pressione, saper gestire una monoposto, senza una sbavatura, hai battuto il mio record ma hai mostrato di avere tante altre qualità, hai meritato questo trionfo». 
Perché di trionfo si tratta: 9 vittorie, 7 pole position, un mondiale concluso con una gara tattica simbolo di una stagione. Gli sarebbe bastato un nono posto e racimolare due punti, invece da quarto, dietro a Leclerc con la Ferrari e al duo di testa Verstappen, poi vincitore, e Hamilton, 11 titoli iridati in due, Kimi non si è accontentato. Ha saputo gestire le gomme con un ritmo unico, nell’arco di due decimi ogni giro per 40 giri di fila, e alla prima occasione ha superato Leclerc con una manovra al limite per diventare terzo e salire sul podio. Poteva risparmiarselo il sorpasso dove ha rischiato, ma aveva visto lo spazi e si è buttato dentro. Ha avuto ragione e l’immagine simbolo è proprio quella in cui Verstappen ed Hamilton lo hanno preso in spalla a sancire una superiorità, una bravura e una classe che da un ragazzo di appena 20 anni nessuno si aspetta. Perché il segreto di Kimi Antonelli è l’aver saputo trasformare la pressione in energia senza perdere lucidità e naturalezza. Ha dimostrato che si può essere giovanissimi senza essere immaturi «Gli do ancora la paghetta mensile – dice la mamma Veronica – deve sapersi gestire e capire che nessuno regala niente ma tutto si conquista». Antonelli ha dimostrato che si può essere ambiziosi senza essere arroganti, straordinari ed eccezionali pur restando normali e autentici. Kimi è un ragazzo che può e deve diventare un esempio per tanti ragazzi, un riferimento per una intera generazione che già nel tennis, con Sinner nel tennis, Jacobs nell’atletica passando per altri sport, l’Italia ha mostrato di saper produrre.
Ma soprattutto c’è un punto fermo per Kimi: la famiglia. Papà Marco, mamma Veronica, la sorellina Maggie, un gruppo sempre unito che dalle corse ha trovato sostentamento, pensando agli inizi di papà Marco nell’officina di Bologna Casalecchio quando preparava da solo le vetture turismo con cui la domenica correva in Italia. E l’abitudine al lavoro, la passione per le corse, non è venuta meno nemmeno alla vigilia del GP del Messico, quando papà Marco era nei box al Mugello a curare personalmente una vettura del suo team GT AKA prima di partire per il Messico e seguire da vicino un momento storico per l’Italia intera, che torna sul tetto del mondo con un pilota, un ragazzo e una famiglia che rappresentano al meglio un sentimento nazionale positivo da trasmettere al mondo intero, perché tutti, nessuno escluso, ha avuto da ridire su questo titolo, su Kimi e la sua attitudine: “Bravo Kimi sei campione del mondo” gli hanno detto via radio e lui, piangendo, ha solo ringraziato tutti per il supporto. La chiave di volta della stagione? Di sicuro le nuove regole con i motori elettrici così complicati e uno stile di guida diverso dal passato. Kimi è stato il più rapido a capire come sfruttare la sua Mercedes, cosa che il compagno di squadra George Russell, non è stato in grado di fare, tanto da pagare pegno e scivolare addirittura in quarta posizione nella classifica iridata. «I giovani d’oggi sono più bravi e rapidi nell’uso di queste tecnologie – dice ancora Toto Wolff – e mi aspetto che la prossima generazione sarà ancora più brava e rapida nel saperle usare. Non mi stupisce che con un regolamento tecnico così complicato, sia stato il più rapido ad apprendere come sfruttare al meglio la vettura». Dice di lui Stefano Domenicali, Ceo di Liberty Media, il promoter del campionato di F1. «Ha mostrato talento, coraggio e determinazione, mi ha riempito di orgoglio vedere Kimi diventare il primo campione del mondo italiano dopo 73 anni, credo che una nazione intera aspettasse questo momento che rappresenta il vertice dello sport automobilistico mondiale. Kimi, un ragazzo bolognese che ha saputo catturare l’immaginazione e il tifo di milioni di tifosi in giro per il mondo, mostrando a tanti ragazzi che i sogni, lavorando e impegnandosi, possono diventare realtà. Credo proprio che tutta la comunità di F1 possa condividere questa gioia con lui, la Mercedes e la sua famiglia per questo risultato straordinario». Kimi Antonelli, un ragazzo normale che fa cose eccezionali. Il succo è tutto qui.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Google Discover Seguici anche su Google Discover di Avvenire