Mudu a 12 anni già alle Olimpiadi: il duro prezzo dei baby campioni

L’azzurro, giovanissimo talento dello skateboard, è il simbolo di uno sport che brucia le tappe e solleva interrogativi sulle pressioni dell’agonismo e sulla tutela della crescita
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October 28, 2026
Mudu a 12 anni già alle Olimpiadi: il duro prezzo dei baby campioni
Shawn Henry / Unsplash
A dodici anni si dovrebbe pensare alla scuola, agli amici e ai giochi del pomeriggio. Alessandro Mudu, invece, sta preparando la valigia per volare a Dakar, dove lo skater sardo – 13 anni da compiere il 31 dicembre – sarà il più giovane della delegazione italiana ai Giochi Olimpici giovanili. Un bambino delle scuole medie catapultato nello sport internazionale, una storia che suscita ammirazione, ma anche una domanda: è giusto sottoporre un ragazzino alle pressioni dell’agonismo?
La risposta si nasconde nella natura dello skateboard, disciplina nella quale l’età conta meno rispetto alle capacità tecniche. A differenza di altri sport, nel percorso di qualificazione olimpica non esiste una separazione tra juniores e seniores: se un dodicenne possiede il talento necessario può ritrovarsi sulla stessa pista con ventenni o trentenni. Tony Hawk era già professionista a 14 anni, mentre Ryan Sheckler conquistò gli X Games quando ne aveva 13. Un ragazzino può trovarsi accanto al proprio idolo, affrontarlo nella medesima gara e magari batterlo, qualcosa di impensabile altrove.
Mudu è nato e vive a Cagliari, dove quotidianamente, dopo la scuola, si allena nello skatepark pubblico. Da un paio d’anni gravita nell’orbita della Nazionale e vanta diverse vittorie ai Campionati Italiani e alcune esperienze internazionali, comprese le competizioni annuali di Roma, utilizzate dalla Federazione per testare i giovani in un contesto di alto livello. La particolarità è che in agosto Mudu ha partecipato anche ai Giochi del Mediterraneo di Taranto nello street, la specialità che riproduce gli ostacoli dell’ambiente urbano. Scale, corrimano, dislivelli e strutture simili a quelle che si incontrano nelle piazze sono gli elementi sui quali i prodigi costruiscono evoluzioni e combinazioni. I giudici valutano la difficoltà delle manovre, la creatività, lo stile, la varietà degli elementi eseguiti e la capacità di utilizzare l’intero percorso.
Nello skateboard non esistono accademie federali con strutture scolastiche dedicate, come per esempio quelle della ginnastica, pertanto il percorso sportivo passa attraverso la collaborazione con gli istituti e il riconoscimento della figura dello studente-atleta, che comporta flessibilità nella programmazione di verifiche e interrogazioni. L’obiettivo è permettere ai giovani di continuare a studiare senza rinunciare alle opportunità sportive. Fondamentali sono quindi le figure degli adulti che assicurano ai ragazzi l’equilibrio tra la ricerca del risultato e la protezione della crescita psico-fisica.
Il caso di Mudu, comunque, non è isolato. La Nazionale italiana sta investendo su una generazione di giovanissimi, alcuni dei quali hanno undici o dodici anni. Una scelta che risponde alla necessità di costruire il futuro dello street italiano, specialità nella quale il movimento azzurro cerca nuovi protagonisti dopo aver già portato atleti ai Giochi olimpici nell’altra disciplina, il park.
L’orizzonte è fissato su Los Angeles 2028, ma le risorse economiche limitate impongono una importante selezione dei talenti, perché partecipare alle competizioni internazionali richiede investimenti ingenti e non tutti possono essere convocati a ogni appuntamento.
L’ingresso nella famiglia a cinque cerchi ha prodotto uno scossone nel movimento, tanto che allenamento, preparazione atletica e programmazione hanno assunto maggiore importanza. Si può essere forti per sfidare i grandi già a 12 anni, ma ciò non significa dover diventare grandi prima del tempo.

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