Le vere stelle della "Notte": Van Gogh e l'occhio dell'astronomo

Una ricerca ha ricostruito il cielo dipinto nel celebre quadro. Svelando la precisione empirica del pittore olandese
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October 26, 2026
Le vere stelle della "Notte": Van Gogh e l'occhio dell'astronomo
La notte stellata di Vincent van Gogh (particolare), 1889 / WikiCommons
Le pennellate materiche e vorticose della Notte stellata di Van Gogh non sono frutto della sua fantasia simbolica o di un ricordo sbiadito, né solo la proiezione dell'angoscia spirituale dell'artista, i cui turbini celesti sono stati a lungo interpretati come simboli di fede, mistero e tensione emotiva. La ricerca scientifica The actual sky of Van Gogh’s Starry Night: a multidisciplinary reconstruction (E. J. H. Kim et al., Scientific Reports, 2026) ha dimostrato che l'opera, precedentemente datata a metà giugno 1889, deriva in realtà dall'osservazione empirica del cielo all'alba del 22 luglio di quello stesso anno. Fino alla pubblicazione dello studio l'unico elemento astronomico reale riconosciuto dalla critica era Venere, che il pittore menzionò nella Lettera 777 con la perifrasi di «stella del mattino». Tutto il resto – stelle, Luna, arcata celeste – è sempre stato considerato finora una licenza artistica del pittore o la riproduzione di vago ricordo d'infanzia.
La nuova ricerca si basa su un approccio scientifico multidisciplinare, in cui sono stati utilizzati dei software astronomici per identificare con precisione la posizione di Venere, in basso vicino all'albero, della Luna calante a falce, corrispondente alla fase lunare del 22 luglio 1889, e dell'ammasso stellare delle Iadi al centro del quadro, con la sua tipica forma a V. Il team di ricerca ha condotto dei sopralluoghi in Provenza, tra Saint-Rémy e Arles dove, attraverso una tecnica di ottica topografica e foto-ricostruzione inversa, ha utilizzato le immagini del sito reale per determinare con precisione matematica l'angolo d'inquadratura visiva di Van Gogh. All'interno dell'inquadratura è stata poi effettuata una verifica per individuare quali corpi celesti potessero rientrarvi contemporaneamente. Anche le fonti epistolari a disposizione sono state di nuovo incrociate: dopo aver recuperato il carteggio con il fratello Theo, i ricercatori sono giunti alla conclusione che la crisi psichica di Van Gogh, da cui sarebbe derivata una presunta incapacità di eseguire osservazioni empiriche, è da collocarsi negli ultimissimi giorni di luglio: questo significa che il 22 di quel mese il pittore nederlandese non era ancora totalmente incapacitato e in balia delle sue emozioni, e che era quindi in grado di riprodurre il cielo con precisione. La datazione è stata ulteriormente confermata dalle analisi sulle condizioni climatiche dell'epoca. Nelle sue lettere, Van Gogh parla del dipinto La notte stellata e della serie sugli Ulivi descrivendo il caldo intenso di quei giorni e il canto delle cicale: i dati d'archivio Météo-France hanno dimostrato che il giugno 1889 fu abbastanza fresco, mentre fu proprio il mese seguente a registrare temperature sopra i 30 gradi, considerate soffocanti all'epoca. Prima di applicare questo metodo di analisi al dipinto di Van Gogh, gli studiosi ne hanno anche testato la validità su altre opere notturne come la Notte stellata sul Rodano e la Terrazza del caffè la sera, i cui riscontri epistolari e topografici erano già noti.
 
 

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