Dalle piazze al Parlamento: in Serbia gli studenti hanno sconfitto Vucic. Il Paese in festa

Con il 52,9% dei voti e 140 seggi, la Studentska lista supera il blocco del presidente uscente dopo 12 anni di dominio. La tragedia di Novi Sad, poi la mobilitazione contro la corruzione: così la protesta ha conquistato il Parlamento e ora apre una nuova fase politica
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October 26, 2026
La festa nelle piazze serbe dopo la vittoria della Lista degli Studenti
La festa nelle piazze serbe dopo la vittoria della Lista degli Studenti
La Serbia volta pagina. Dopo dodici anni di predominio politico, il presidente uscente Aleksandar Vucic incassa una sconfitta che incrina il sistema di potere costruito attorno alla sua leadership e apre una nuova fase nella politica serba. A dare voce alla richiesta di cambiamento è stata la Studentska lista (Lista degli studenti), espressione del movimento di protesta che negli ultimi due anni ha portato in piazza migliaia di cittadini, chiedendo trasparenza, responsabilità politica e una lotta concreta alla corruzione. La mobilitazione, inizialmente animata dagli studenti universitari, si è progressivamente estesa a molti settori della società, trasformando il malcontento verso le istituzioni in una sfida diretta al governo. Vucic ha ammesso pubblicamente la sconfitta e decine di migliaia di persone sono scese in piazza nelle strade di Belgrado e di altre città serbe per festeggiare, tra cori, applausi e fuochi d’artificio, in una notte che potrebbe segnare la fine di un lungo ciclo politico.
Secondo gli ultimi dati, la Studentska lista avrebbe conquistato il 52,9% dei voti e 140 seggi sui 250 dell’Assemblea nazionale mentre il blocco “Aleksandar Vucic – Serbia unita” si fermerebbe al 38,8%, con 103 deputati. Gli altri seggi andrebbero soprattutto a liste delle minoranze nazionali. Sono ancora proiezioni, in attesa della certificazione definitiva dei risultati, ma il distacco appare netto. La vittoria è il punto d’arrivo di una mobilitazione iniziata dopo la tragedia di Novi Sad del primo novembre 2024, quando il crollo di una pensilina alla stazione ferroviaria della città provocò la morte di sedici persone. L’incidente alimentò le accuse di corruzione, opacità negli appalti pubblici e responsabilità politiche, diventando il simbolo di un malcontento più ampio verso le istituzioni. Gli studenti occuparono le università, organizzarono cortei e blocchi e coinvolsero progressivamente altri settori della società, chiedendo trasparenza, responsabilità e rispetto dello Stato di diritto.
La scelta di presentarsi alle elezioni ha trasformato quella mobilitazione in una sfida diretta al Partito progressista serbo (SNS) di Vucic, al governo dal 2012. Il movimento studentesco, nato senza una struttura politica tradizionale e sostenuto da una rete eterogenea di cittadini, docenti e professionisti, ha raccolto il consenso attorno a un programma incentrato soprattutto sulla lotta alla corruzione e sul ripristino della fiducia nelle istituzioni. La sua forza è stata la capacità di mantenere unite sensibilità differenti attorno a rivendicazioni condivise. Anche la partecipazione al voto è stata elevata: l’affluenza si è avvicinata al 70% in una giornata elettorale peraltro non priva di tensioni. Le organizzazioni indipendenti di monitoraggio hanno segnalato problemi relativi alla segretezza del voto, pressioni sugli elettori e altre possibili violazioni delle procedure.
La sconfitta ridimensiona il progetto politico di Vucic, che nel settembre scorso si era dimesso dalla presidenza della Repubblica per puntare alla guida del governo. Il leader serbo resta una figura centrale nella politica nazionale, ma il voto mette in discussione la capacità dell’SNS di conservare il controllo dell’esecutivo. La formazione del nuovo governo sarà il prossimo banco di prova: la Lista degli studenti dovrà dimostrare di saper trasformare il consenso elettorale in una maggioranza stabile, affrontando le resistenze degli apparati e le difficoltà di una transizione politica. Il risultato è stato accolto con attenzione anche a Bruxelles. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e altri esponenti delle istituzioni comunitarie si sono congratulati con la lista vincitrice, ribadendo la disponibilità dell’UE a sostenere le riforme sullo Stato di diritto, la libertà dei media e la lotta alla corruzione. Per la Serbia, candidata all’adesione europea dal 2012, la nuova fase politica riapre il confronto sul funzionamento delle istituzioni e sull’effettivo avanzamento del percorso comunitario. Restano inoltre aperti dossier delicati, dalla questione del Kosovo ai rapporti con la Russia, su cui Bruxelles chiede un maggiore allineamento alla politica estera europea, comprese le sanzioni contro Mosca, finora non adottate da Belgrado. La notte di festa non chiude dunque la crisi che attraversa la Serbia, ma ne cambia gli equilibri. Per gli studenti comincia adesso la fase più difficile: passare dalla mobilitazione alla responsabilità di governo, mantenendo le promesse di trasparenza e riforma che hanno alimentato la protesta. Per Vucic e il suo partito si apre invece una stagione di opposizione dopo oltre un decennio di predominio.

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