Francia, molti agenti e pochi scontri: è la "rivincita" della piazza pacifica

di Daniele Zappalà, Parigi
In strada sono scese 800mila persone per i sindacati, 410 mila per il ministero dell'Interno. Non sono mancate incursioni non autorizzate ma sono state contenute. Un migliaio i fermi.
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October 24, 2026
Francia, molti agenti e pochi scontri: è la "rivincita" della piazza pacifica
Manifestanti in piazza a Parigi / ANSA
«Manifestare in strada o finirci». Oppure: «Paradiso per alcuni, neppur radici per gli altri. Alt ai terroricchi». O ancora: «Nessuno è straniero in questo mondo». Ma anche: «Paura di venire. Per questo son venuta». Fra rime e assonanze nella gamma inventiva di tantissimi slogan a effetto, scanditi o esposti, prevalentemente sul caro-vita, sulle disparità nella scuola e sull’approccio repressivo della polizia, si è consumato ieri pure il secondo temutissimo round del braccio di ferro ingaggiato ad ampio raggio dalla “piazza” contro il governo francese, nella scia delle precedenti manifestazioni prevalentemente studentesche.
Una giornata sotto massima sorveglianza dopo lo tsunami stordente di devastazioni dell’ormai famigerato “17 ottobre”, entrato negli annali transalpini fra le date memorabili a tinte fosche. In quell’occasione, il governo, incapace di prevedere la mole delle incursioni di facinorosi, aveva poi ammesso di aver «perso il controllo», sommerso dalla fiumana dirompente di violenze e saccheggi.
Ieri, le violenze sono state in gran parte arginate, fra elicotteri in cielo, cordoni più che rinforzati di polizia in assetto anti-sommossa, per un totale di 70mila agenti, interi settori dei centri storici strettamente vietati su ordine dei prefetti. Hanno così ripreso la ribalta i cortei sfilati pacificamente in tutte le città grandi e medie. Anche i gilet gialli pronti a divenire una locomotiva della protesta prendendo il testimone dei liceali (da una settimana in vacanza in vista di Ognissanti), hanno prevalentemente evitato i picchi di intemperanze e violenze di cui si erano macchiati in passato, soprattutto nei mesi successivi all’autunno caldo 2018.
Delle famiglie anche con bambini non hanno esitato a protestare ieri persino nel capoluogo in cui era avvertito il più alto rischio, Orléans, dove la leader ultranazionalista Marine Le Pen ha chiuso il congresso del “Raggruppamento nazionale” chiamato a fungere da trampolino nella campagna verso le Presidenziali previste fra 6 mesi, con sondaggi che continuano a indicare proprio Le Pen in cima ai favoriti.
Nondimeno, al termine dei lunghi cortei, non sono mancate incursioni non autorizzate da parte di “rami” minoritari violenti – fra anarchici, autonomi e antagonisti in assetto black bloc, o giovani casseur di banlieue –, con nuovi scontri e piogge di lacrimogeni da parte degli agenti per disperdere i facinorosi. Molto critiche, fin dal tardo pomeriggio, le situazioni a Lione e Nantes.
A Tolosa, un manifestante è rimasto gravemente ferito a una mano, con delle dita recise. Di ora in ora, si è registrato un crescendo di tensione pure a Parigi, dove mezzo migliaio di casseur hanno fronteggiato a lungo la polizia. Scontri pure a Marsiglia, Strasburgo, Lille, Limoges, Clermont-Ferrand e Grenoble. Almeno un migliaio i fermi.
Rispetto agli estremisti “spaccatutto”, ha comunque nel complesso ripreso il sopravvento la piazza in senso proprio, vista tradizionalmente in Francia come un contropotere e un’istituzione sui generis, nella lontana scia del 1789. A Parigi, dopo un aspro tiremmolla fra organizzatori e autorità sull’itinerario del corteo, si sono sentiti pure slogan in italiano, anche perché si è partiti dalla Porta d’Italia. A fine giornata, in ogni caso, cifre che illustrano ancora una volta quanto profondo sia il livello di malcontento nel Paese, di fronte a un esecutivo a terra nei sondaggi e con margini risicatissimi di spesa pubblica per via dello stato preoccupante dei conti pubblici in profondo rosso. Nonostante un cielo coperto con sprazzi di pioggia, a Parigi, 110mila manifestanti, secondo la Prefettura. In tutto il Paese, 410mila per il ministero dell’Interno, contro una stima di 800mila per la Cgt, la seconda sigla confederale coinvolta in prima linea.
Le proteste non sono affatto finite. I gilet gialli hanno annunciato un nuovo round in piazza già sabato prossimo, prima di un inizio di novembre di scioperi in cui il pallino potrebbe passare ai principali sindacati.

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