Leone XIV ci ricorda che la mitezza è una forza
di Bruno Forte
Non può non colpire la fiducia e la disarmante semplicità con cui il Santo Padre ha agito in ognuno dei passi compiuti in occasione dell'intervento chirurgico al polmone

In un tempo in cui la violenza sembra dominare molteplici scenari, da quello della guerra in Ucraina a quello di quanto sta avvenendo in Iran, dalla situazione del Libano a quella di Gaza, dal terrorismo di Hamas alle violente proteste giovanili in vari Paesi d’Europa, la mitezza con cui Leone XIV ha affrontato la prova che lo ha colpito costituisce un messaggio su cui tutti dovremmo riflettere. Alla profonda fede in Dio egli ha unito il completo affidamento alla Sua volontà, al tempo stesso riponendo piena fiducia in quanti lo hanno curato e nei tantissimi che hanno pregato per lui o accompagnato la sua prova con rispettosa vicinanza. Il Papa, che tante volte ha invitato a fidarsi di Dio e ad affidarsi a Lui invocando la pace vera e giusta che solo da Dio può venire, ha mostrato la sua fede profonda già nel modo in cui ha comunicato alla Chiesa e al mondo la prova che lo aveva colpito, inserendo una semplice aggiunta a quanto aveva detto all’Angelus di domenica 11 ottobre dalla finestra del Palazzo Apostolico: «Carissimi, di recente, durante alcuni controlli, i medici mi hanno trovato un nodulo circoscritto al polmone. È stato individuato in una fase molto iniziale e ben localizzato. I medici ritengono opportuno intervenire e allora, seguendo i loro consigli, ho deciso di operarmi per toglierlo. L’intervento è già programmato nei prossimi giorni. Vi ringrazio per la vostra vicinanza spirituale e mi affido alla vostra preghiera». Un nodulo al polmone, il giudizio dei medici, la decisione di operarsi: tutto come se si trattasse di una circostanza ordinaria, possibile nella vita di tutti, accolta e vissuta da un paziente certamente speciale per oneri e per onore, eppure non diverso da tanti…
C’era in questo modo di fare una componente di quel pragmatismo americano che tende a non enfatizzare i problemi per affrontarli con decisione e rapidità: ancor di più c’era, però, l’affidamento profondo di sé stesso a Dio, che un uomo di fede che ha messo tutta la sua vita a disposizione del Signore e del prossimo ha posto alla base di ogni sua scelta, di ogni sua risposta possibile alle sfide della vita. La convinzione che «tutto è grazia» e che tutto va posto con sicura speranza nelle mani di Dio, come sempre ha fatto nella Sua vicenda terrena il Signore Gesù, ha ispirato e sostenuto questo modo di agire: testimone di un totale abbandono all’Eterno, Papa Leone ha lanciato un messaggio inequivocabile dalla cattedra della sofferenza, la più credibile e incisiva di tutte le cattedre.
Infine, non può non colpire la fiducia con cui ha agito il Santo Padre in ognuno dei passi compiuti: da quella nell’opinione pubblica mondiale a cui ha comunicato senza reticenza alcuna la sfida che è stato chiamato ad affrontare, alla fiducia nei medici cui si è affidato sorridente e sereno, a quella nei media, con cui si è relazionato senza reticenze o mezze misure. Servo dei servi di Dio, Leone ha agito senza alcuno schermo, libero e indifeso perché totalmente sincero, vero di una verità pur sconcertante, accettata con lo sguardo della fede rivolto al Signore della sua vita e della storia. E questo stile di trasparente semplicità ha senza dubbio aumentato in chi crede il desiderio di pregare per lui, per vederlo presto ristabilito e operoso come sempre è stato, ma ha certamente accresciuto anche la simpatia e l’attenzione di chi guarda a lui come all’autorità morale più alta, come tale riconosciuta da gran parte dell’umanità, e tuttavia umile e pronta all’ascolto, alla misericordia, all’incontro e al dialogo con tutti. Anche così Papa Leone si è posto come testimone e apostolo di una pace, che sia disarmata e disarmante!
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