Machado è tornata in Venezuela: la preghiera, il bagno di folla, le aspettative. E le distanze con Trump
Dopo almeno sette tentativi la leader dissidente è rientrata nel Paese sudamericano. «Occorre fortezza, chiarezza e speranza» dice alla popolazione dal Santuario di Santa Rosa. La mobilitazione da Lara a Caracas. Rubio (Usa): «è frutto del negoziato». Ma le difficoltà iniziano adesso

Il controverso premio Nobel per la pace ritirato nel 2025 a Oslo, dopo un'uscita rocambolesca attraverso il Mar dei Caraibi era diventato una sorta di trappola, che per più di un anno l'ha tenuta lontana dal suo Paese. E proprio gli Stati Uniti di Donald Trump - che credeva alleati, al punto di regalare il Nobel - hanno impedito con tenacia il suo ritorno, facendo saltare diversi tentativi da Panama e Curaçao. La Cia stessa la riteneva un fattore destabilizzante per la transizione democratica di Caracas. Eppure, tra mille insidie, Maria Corina Machado è riuscita a tornare in Patria: è stata vista domenica, a una celebrazione eucaristica celebrata al Santuario di Santa Rosa (Barquisimeto, Lara), e poi si è spostata verso Caracas e, dopo aver attraversato 361 chilometri, si è fermata nell'iconica piazza Altamira, simbolo trentennale delle rivolte anti-chavismo.
«Superiamo insieme le difficoltà»
«Sono qui, con voi!», ha detto la leader dissidente rivolgendosi ai presenti. «Chiedo alla Divina Pastora protezione per tutti i venezuelani - ha proseguito, pregando dal Santuario mariano - e fortezza, chiarezza e speranza per superare ciascuna delle difficoltà affrontate in questi tempi».
La carovana ha visto la partecipazione di migliaia di persone oltre a figure come il giornalista italo-venezuelano Biagio Pilieri, sopravvissuto a più di un anno di prigionia nel carcere de l'Helicoide, gestito dai Servizi segreti bolivariani. «È una giornata storica - ha detto Pilieri, salutando Machado -. Ogni venezuelano merita l'opportunità di vivere in pace, progredire ed essere pienamente felice nella propria terra». Meno entusiasta la reazione di Trump che, interpellato dalla stampa, dice: «È una donna molto gradevole. Mi ha consegnato il suo Premio Nobel, cos'altro posso dire? Spero stia bene».
L'insofferenza del tycoon
Nello stesso tempo, il tycoon ha ribadito il suo endorsement alla presidente incaricata Delcy Rodríguez: «Per noi sta andando molto bene in Venezuela». Diversa la versione del segretario di Stato Marco Rubio, che rivendica il ritorno di Machado come «risultato diretto delle conversazioni di riconciliazione sostenute dagli Stati Uniti». Rubio fa riferimento al dialogo iniziato ad agosto tra settori dell'opposizione e che procedono (seppur con lentezza) attraverso il rinnovo della Magistratura e alcune concessioni in materia di libertà di stampa e di partecipazione politica.
Il dialogo tra governo e opposizione
Anche Dinorah Figuera, che guida i negoziati per conto dell'opposizione, ha osservato che il ritorno di Machado è un «risultato diretto del 3 gennaio (cioè della caduta di Nicolás Maduro) e della forza del dialogo». Figuera punta all'ottenimento, sempre attraverso la via negoziale, di «piene garanzie per tutti i venezuelani». La ricerca di convergenze tra i due poli ha portato anche alla revoca delle sanzioni per Jorge Rodríguez, presidente dell'Assemblea nazionale e fratello di Delcy, e il commissariamento del Servizio segreto bolivariano (Sebin), noto per torture, persecuzioni e abusi di potere, attualmente intervenuto dalla Cia e da altre agenzie Usa.
Nessuna reazione dal regime
Niente arresto, né minacce. Quasi assenti le voci del regime, intento a ridimensionare l'episodio e in fase di ristrutturazione politica. «È uno show politico», aveva anticipato il ministro dell'Interno Diosdado Cabello prima del ritorno della dissidente. «Cosa le impedisce di tornare? Nessuno glielo impedisce».
Sull'inedita apertura di Caracas incide anche l'ennesimo appello lanciato dai vescovi venezuelani che, in occasione della 126ª assemblea generale hanno ribadito l'appello a «elezioni libere e istituzioni trasparenti», «rispetto dei diritti politici» e «libertà per i prigionieri politici», che sono ancora più di trecento.
Le (troppe) aspettative
Il ritorno di Machado suscita entusiasmo nell'opposizione venezuelana e in altri settori della popolazione. «Maria Corina, se tu sei tornata anche mia figlia deve poter tornare a casa sua», rivendica un padre di famiglia presente alla carovana. La scommessa di Machado è quella di mobilitare il Paese verso nuove elezioni, anche contravvenendo l'interesse di Washington, intento a preservare lo status quo. «La sua è una corsa contro il tempo - ci dice una fonte del suo team -. Dovrà ottenere risultati immediati, altrimenti la crisi stessa (inflazione, povertà estrema, blackout, ndr) rischia di bruciare la sua leadership, com'è già accaduto altre volte».
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