A Dakar i cinque cerchi per la prima volta in Africa

In Senegal 2.700 atleti per le Olimpiadi giovanili. 25 sport in programma e 46 azzurri in gara. Un progetto che punta a lasciare al Paese un’eredità capace di andare oltre le competizioni
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October 27, 2026
A Dakar i cinque cerchi per la prima volta in Africa
I Giochi olimpici giovanili in Senegal, il primo evento olimpico in Africa /Reuters
I cinque anelli colorati sbarcano in Africa, per affidare il futuro dell’olimpismo ai teenager. Con i Giochi giovanili, in programma dal 31 ottobre al 13 novembre, a Dakar e dintorni lo sport si accosta ai processi di emancipazione e inclusione, in un continente che ha regalato fuoriclasse alla storia olimpica senza aver mai ospitato una manifestazione a cinque cerchi. Il Senegal proverà a cambiare questa geografia, trasformando la quarta edizione degli Youth Olympic Games (Yog) in un laboratorio sociale per le nuove generazioni. Saranno 2.700 gli atleti impegnati in 153 gare distribuite tra la capitale, Diamniadio e Saly. Venticinque gli sport competitivi, affiancati da dieci discipline dimostrative, con piena parità di genere. Per la prima volta uomini e donne avranno lo stesso numero di posti in ogni disciplina, con 1.350 ragazzi e altrettante ragazze, 73 competizioni maschili, 73 femminili e sette miste.
Il progetto Giochi olimpici giovanili affonda le radici nel 2007, quando il Cio guidato da Jacques Rogge decise di creare una manifestazione capace di affiancare all’agonismo anche educazione e cultura. Singapore inaugurò la serie nel 2010, seguita da Nanchino nel 2014 e Buenos Aires nel 2018. Poi la lunga interruzione provocata dalla pandemia, che costrinse a rinviare dal 2022 al 2026 l’edizione senegalese. Otto anni dopo l’ultimo appuntamento estivo, gli Yog tornano per dimostrare come l’olimpismo possa sviluppare un territorio, sebbene il loro futuro sia tutt’altro che roseo. Nel 2028 in Italia, tra Valtellina e Dolomiti, ci sarà la quinta edizione invernale (dopo Innsbruck 2012, Lillehammer 2016, Losanna 2020 e Pyeongchang 2024), poi la manifestazione potrebbe anche scomparire dai radar.
Il motto scelto dagli organizzatori, “Africa Welcomes, Dakar Celebrates”, richiama la teranga, la tradizionale ospitalità senegalese, poiché l’intenzione degli organizzatori è trasformare i Giochi in un incontro tra culture, nel quale condividere esperienze sportive e formative. Il Cio ha riservato particolare attenzione ai 54 comitati olimpici africani, eliminando le competizioni di qualificazione, per evitare costi di viaggio che avrebbero penalizzato i Paesi meno attrezzati. Un’altra novità è il debutto dello Youth Refugee Olympic Team, composto da sei rifugiati africani ospitati in Kenya e Uganda. Gareggeranno nell’atletica, nel judo e nel taekwondo sotto la bandiera olimpica, guidati dall’ex atleta rifugiato Yiech Pur Biel.
Nel programma debuttano il baseball5, versione urbana del baseball praticata senza mazze e guantoni, e il wushu taolu, arte marziale cinese nella quale tecnica e controllo del corpo si intrecciano. Le gare cominceranno già venerdì, mentre la cerimonia inaugurale si terrà il giorno successivo.
La spedizione italiana annovera 46 atleti, diciannove ragazzi e ventisette ragazze, guidati dalla capo missione Elisa Santoni. Gli azzurri gareggeranno in diciannove dei venticinque sport competitivi. La formazione più numerosa sarà quella del futsal femminile con dieci giocatrici, seguita dall’atletica con nove convocati e dalla ginnastica artistica con sei. Due rappresentanti ciascuno nel canottaggio costiero, ciclismo su strada, nuoto, beach volley e tiro con l’arco, mentre nelle altre undici discipline ci sarà un solo italiano. Per tutti l’auspicio è che la trasferta africana possa rappresentare il primo mega evento della carriera. Del resto gli Yog hanno già dimostrato di poter anticipare le carriere dei futuri campioni. A Singapore 2010 parteciparono Fabio Basile, poi oro olimpico nel judo a Rio, e le schermitrici e gli schermidori destinati a brillare ai Giochi dei grandi, come Alberta Santuccio e Marco Fichera. A Nanchino 2014 c’erano Irma Testa e Filippo Tortu, successivamente saliti sul podio olimpico. Buenos Aires 2018 vide invece protagonisti Thomas Ceccon, Federico Burdisso, Martina Favaretto e Giorgia Villa, tutti capaci negli anni successivi di conquistare medaglie a cinque cerchi.
La vera sfida riguarda ciò che rimarrà in Senegal dopo il 13 novembre. Impianti accessibili, maggiori opportunità per le ragazze, programmi educativi e una partecipazione sportiva più diffusa richiederanno investimenti anche quando le telecamere si saranno spente. Il successo sociale dei Giochi dipenderà quindi dalla capacità delle istituzioni di trasformare l’evento in un progetto di lungo periodo. Il Senegal dovrà fare in modo che i quindici giorni di gare non siano una parentesi spettacolare, bensì le fondamenta su cui edificare un’eredità tangibile, capace di restare nelle mani di quei giovani africani, che oggi immaginano un futuro migliore.

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