Raimondo e Lulli, azzurri scacciatenebre. Lazio capolista: "c'è del calcio in Danimarca"
Under 21 alla ribalta: Il bomber del Frosinone capocannoniere con 7 gol in 7 gare e prima rete del giovane romanista. La Lazio manda in crisi la Juve con i suoi danesi e rimane in vetta con l'Inter

Il Como, che mastro Italo Cucci profetizza da scudetto (magari succede...) rimane la squadra “settebellezze” e con il suo Nico Paz in formato futuro “10” della nazionale argentina rimanda negli abissi del fondo classifica la Fiorentina dell’aggiustatore Vanoli che denuncia pericolose amnesie dei viola durante l’arco dei 90’. Ma c’è un’altra realtà “settebellezze”, oltre al Como di Fabregas, che alla settima si impone anche a casa della vecchissima Signora, è la Lazio di Rino Gattuso, capolista a sorpresa. «Non succede ma se succede…», ed è successo: i “Ringhio Boys” vincono la quarta gara in trasferta, centrano la sesta vittoria, e calano un tris da urlo che fa gridare al buon gatto Pardo della telecronaca Dazn: «C’è del calcio in Danimarca». Riferimento al primo gol in biancoceleste del puttone biondo danese, il centrale difensivo Provstgaard e il raddoppio del discendente di Michelino Laudrup, Isaksen. Il capolavoro laziale lo sigilla il mezzo coast to coast alla Weah di Dele-Bashiru. Primato della Lazio condiviso con l’Inter padrona del campo e del gioco a Bologna, dove a Don Raffaè Palladino mancano diversi tasselli e magari anche un bomber di razza nato e cresciuto a Casteldebole, come Raimondo.
Per noi il Raimondo nazionale rimane sempre Vianello, in coppia con il formidabile Ugo Tognazzi o con la sua inseparabile compagna di scena e di vita Sandra Mondaini. Ma nel calcio nostrano, Raimondo, Antonio, ora è il capocannoniere, a sorpresa pure lui, della Serie A e merita attenzione. Nella settimana in cui il bomber oriundo italiano-tedesco-argentino Nicolò Tresoldi (piccole eroe dei tre mondi l’under 21 della Germania deve scegliere per quale nazionale giocare) ha calato il tris con cui il Bruges ha sbancato San Siro in Champions contro l’Inter (3-4) anche Raimondo va di tripletta, quella con cui il Frosinone ha inflitto il 4-2 al Sassuolo. Al Bologna, la casa madre che lo ha spedito in prestito, prima a Salerno e ora in Ciociaria, il 22enne attaccante di Ravenna avrebbe fatto molto comodo. E invece Raimondo, specialista in multiple, due doppiette e una tripletta (come lui alla settima solo Ibrahimovic), ora fa la gioia di mister Alvini, un Serse Cosmi del terzo millennio che ogni domenica come il De Niro in Re per una notte si gioca un pezzo di carriera, in questa annata fin qui di grazia, con il Frosinone che viaggia al ritmo delle big.
Ma ad Alvini, per dimostrare di essere un tecnico di Serie A, in campo deve avere la regia salda dell’austriaco Romano Schmid, il “Modric di Frosinone” e soprattutto necessita come il pane della continuità in zona gol del suo Raimondo. La Rete, a volte provvidenziale, informa che per avere un “capocannoniere solitario” si deve andare a ritroso alla partenza della stagione 2016-2017 quando al comando della classifica dei cecchini c’era l’ex granata Andrea Belotti, allora 22enne come Raimondo, ripartito dalla B dopo l’infortunio e in gol negli ultimi tre turni con la maglia del Modena. Concludendo, Raimondo è un campioncino, sul quale il compianto Sinisa Mihajlovic aveva scommesso a occhi chiusi facendolo esordire in A a 17 anni, e ora può tornare utile anche al suo amico Roberto Mancini in chiave Nazionale, magari strappandolo, per testarlo, all’Under 21 dell’anarchico ct Silvio Baldini.
Baldini il 1° ottobre contro l’Armenia per la prima volta aveva convocato il romanista Emanuele Lulli, il 19enne terzino o centrocampista alla bisogna, che Gasperini ha gettato nella mischia contro il Genoa dell’ex capitan futuro De Rossi, e il ragazzino di Trigoria lo ha ripagato con il gol che ha sancito il 2-0. Piccoli Lulli crescono un po’ ovunque nel nostro calcio e questo è il dato più confortante di una stagione di rinascimento in cui però si cominciano a vedere anche tante foglie ingiallite, specie sulle panchine extralusso. L’amico fraterno e attento collega, anche di Sport, Massimo Iondini mi chiede: «Ma alla Juventus e De Laurentiis a Napoli, non si sono accorti che Spalletti e Allegri stanno diventando “vecchi”?». Il termine “vecchi” lo calca con un ghigno alla Oliviero Toscani ed è una mezza sentenza di condanna al loro calcio obsoleto che annoia e fa male al re e anche al popolo sovrano, i tifosi. Se è vero che c’è del calcio in Danimarca, forse è anche vero che ci sono troppi milioni inseriti nei contratti di questi ex guru di campo che non hanno più fame di conquista e di conseguenza non riescono più a trasmetterla ai loro giocatori. Analisi semplice e un po’ banale? Ma del resto, come sostiene da sempre il conte Max: «Il calcio è molto semplice, non lo rendete complicato», ricevuto Allegri.
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