Sopravvissuti grazie ai neuroni specchio. Ecco come
di Jacopo Fo
La nostra specie si è affermata con la cooperazione e la comprensione degli altri più che ricorrendo alla sola capacità di ragionare. Alla base, una scoperta (tutta italiana): nel cervello di un macaco che osservava un ricercatore mangiare una banana si attivavano le stesse cellule nervose di quando era lui a farlo

Siamo davvero egoisti e crudeli per natura? Jacopo Fo propone un viaggio in sette tappe tra neuroscienze, biologia evolutiva e psicologia che mette in discussione questa convinzione. Dai neuroni specchio alla simbiosi, dalla violenza alla solidarietà, la serie esplora il ruolo della cooperazione e dell’empatia nella storia della vita e dell’umanità. E propone una tesi controcorrente: la bontà non è soltanto una virtù morale, ma una componente profonda della nostra natura.
Per secoli è stata dominante in molte culture l’idea che gli umani siano intimamente malvagi. E questa convinzione è stata importante nella scelta di molti di essere atei: se Dio ci ama ed è onnipotente perché non ci ha creati incapaci di essere crudeli e ingiusti? Oggi, ricerche scientifiche e psicologiche stanno demolendo la convinzione che l’umano sia malvagio e ci stanno fornendo le prove che l’essere umano è intimamente e fisiologicamente buono. Vorrei qui raccontare quali sono queste scoperte e perché nel loro complesso rappresentano un rovesciamento del punto di vista corrente sulla natura umana. E, alla luce di queste conoscenze, vorrei rivalutare la forza culturale di pratiche sociali da tempo proposte dalla Chiesa Cattolica. Questo nuovo modello del rapporto tra la natura umana primordiale e le dinamiche sociali mi porta a immaginare che il sorriso e la gentilezza siano strumenti di cura potenti capaci di arginare i sentimenti di paura e odio che dominano oggi ampi strati della società.
Innanzi tutto vorrei descrivere il valore sociale e culturale dei neuroni specchio, come la base fisiologica dell’empatia. Siamo capaci di sintonizzarci con gli altri, di leggere il linguaggio corporeo e le reazioni emotive perché questi neuroni permettono di rispecchiare, di sentire dentro di noi, le sensazioni e i movimenti che vediamo negli altri. In estrema sintesi: se vedi una persona che sorride si “attivano” i muscoli che tu usi quando sorridi. “Senti” dentro la tua mente e nel tuo corpo, il sorriso che vedi. E questo anche se tu non sorridi, mantieni un viso serio. Se ne parla pochissimo. Invece credenti e laici, conservatori e progressisti dovrebbero essere interessati a far sapere che è in corso una grande mutazione nella nostra cultura determinata da questa scoperta. Qualche cosa che supera la rivoluzione copernicana dell’astronomia che mise al centro il sole con i pianeti che gli giravano intorno. Nel caso dei neuroni specchio non si tratta di stelle e pianeti lontani. Si tratta del fulcro della nostra visione degli esseri umani. Per millenni la maggior parte delle persone era convinta che la crudeltà fosse dentro la nostra natura e che solo l’autocontrollo o la paura della punizione, divina o sociale, poteva evitare che gli umani compissero ogni nefandezza.
Si narra che nel 1992 l’équipe di Giacomo Rizzolatti stava monitorando quello che succede nel cervello di un macaco mentre mangia una banana, grazie a microelettrodi impiantati nella corteccia premotoria del macaco, che registravano l’attività di singoli neuroni. Durante una pausa i ricercatori vanno a mangiare e uno di loro resta con la scimmia. Quando ritornano, l’addetto al computer chiede al ricercatore che è restato con la scimmia: «Hai dato un’altra banana alla scimmia?». La risposta è stupefacente: «No, la banana l’ho mangiata io». Si scopre così che nel cervello dei primati ci sono questi neuroni specchio che si attivano nello stesso modo quando la scimmia mangia la banana e quando la scimmia guarda una persona che mangia la banana. L’esistenza di neuroni specchio è stata confermata direttamente solo nel 2010 (Mukamel e colleghi, su pazienti epilettici). Le ricerche hanno anche portato alla scoperta che il sistema specchio nell’essere umano appare più esteso e coinvolto in più funzioni rispetto a quello di altri primati. La ricerca è tutt’ora in corso e si attendono ulteriori conferme.
Il fatto che gli esseri umani siano dotati di un sistema di neuroni specchio è molto importante. Rovescia le idee più diffuse sull’empatia. Quando noi vediamo compiere un’azione si attivano gli stessi muscoli e percepiamo le stesse emozioni che proviamo quando noi eseguiamo quella azione. Quando vediamo una persona che sorride, grazie a questi neuroni, si attivano nel cervello gli stessi circuiti che comandano i muscoli che si usano per sorridere, e pare proprio di percepire le sensazioni e le emozioni che noi sentiamo quando sorridiamo. E questo, secondo Rizzolatti, accade anche quando vediamo una persona soffrire: si attivano le parti del nostro cervello coinvolte nell’esperienza del dolore. Non tutti sono d’accordo su questa lettura ma come vedremo ci sono molti altri indizi del fatto che l’empatia non ci porta solo a capire razionalmente il dolore altrui: lo viviamo emotivamente, sentiamo le sensazioni fisiche legate alle emozioni, quindi potremmo dire che lo sentiamo fisicamente. Questo ci rende capaci di un’empatia straordinaria con gli altri esseri umani.
Grazie ai neuroni specchio, noi siamo in grado di tradurre le espressioni del viso e il linguaggio corporeo. Ma non ci limitiamo a interpretare le emozioni delle altre persone, noi le sentiamo fisicamente. In altre parole, non siamo solo culturalmente capaci di empatia viviamo l’empatia a livello corporeo e sensoriale. La sperimentazione sugli esseri umani ha dimostrato che i neuroni specchio provocano effetti stupefacenti. Ad esempio alcuni studi suggeriscono che quando una persona riceve un regalo il cervello attivi ormoni che producono una sensazione di soddisfazione, di piacere. Ma una persona che offre il regalo sperimenta anch’essa una sensazione piacevole, perché fa piacere offrire un regalo ma anche perché “vive” la contentezza di chi riceve quel regalo grazie ai neuroni specchio. Chi fa un regalo ha un vantaggio in termini di benessere maggiore di chi lo riceve!!! La generosità è la più alta forma di egoismo. Per milioni di anni l’umanità è sopravvissuta grazie ai neuroni specchio.
Ma perché noi esseri umani abbiamo sviluppato il sistema dei neuroni specchio più di qualunque altro animale? Perché gli ominidi che erano maggiormente capaci di empatia avevano più probabilità di sopravvivere e di generare figli. Gli esseri umani erano sprovvisti di corna, zanne e artigli; leoni e tigri erano più veloci di noi, molti predatori erano più forti, altri sapevano volare e potevano ghermire i neonati, nell’acqua vivevano mostri spaventosi, coccodrilli e squali. Non siamo sopravvissuti solo per la nostra capacità di ragionare. Ancora prima dell’invenzione del fuoco e delle asce di pietra la nostra forza dipendeva dalla straordinaria capacità di agire collettivamente con sincronismo. C’è una domanda che è assente in tutti i programmi scolastici attualmente in uso: come hanno fatto a sopravvivere i primi ominidi, tre milioni di anni fa? Erano fisicamente meno prestanti di molte belve e avevano la maledizione di figli che impiegavano anni per imparare a correre abbastanza veloci da riuscire a sfuggire ai predatori. La loro arma più potente era la loro capacità di agire tutti assieme, urlare, saltare, lanciare sassi e bastoni. Erano bravi a fare teatro tutti assieme e spaventavano i leoni battendo una pietra contro l’altra (i leoni sono gente sensibile che non sopporta la musica rock). E raccontami come si fa a cacciare un mammut senza una squadra affiatata capace di muoversi in modo coordinato?
E questo fu possibile proprio grazie ai neuroni specchio. Gli ominidi erano capaci di muoversi coralmente, i neuroni specchio erano uno strumento formidabile per coordinare i movimenti del branco ancor prima che il linguaggio fosse inventato. La coralità permetteva ai nostri antenati di mettere in fuga i predatori, di vigilare sui bambini, di non lasciare indietro nessuno quando bisognava scappare. Va in questa direzione il lavoro di Sarah Hrdy sull’allevamento cooperativo. A differenza degli scimpanzé, le cui madri non lasciano toccare i propri piccoli a nessuno per mesi, gli esseri umani si sono evoluti come “allevatori cooperativi”. Le madri venivano aiutate da padri, nonne, zie e fratelli. I nostri antenati armati solo di pietre e bastoni quando erano in gruppo, superavano qualsiasi predatore in efficacia. E la necessità di cacciare in gruppo fu, insieme all’accudimento collettivo dei piccoli, fondamentale nell’evoluzione umana. Lo sostiene ad esempio Michael Tomasello (già direttore al Max Planck Institute) con l’idea dell’intenzionalità Condivisa. A causa di un’ondata di mutamenti ambientali, gli ominidi non riuscirono più a procacciarsi il cibo da soli (come fanno i gorilla o gli scimpanzé). Chi non collaborava moriva di fame o finiva preda delle belve. Questa interdipendenza ha spinto gli umani a sviluppare l’intenzionalità condivisa: la capacità di avere un obiettivo comune, di assumere ruoli collaborativi durante l’azione e di sviluppare l’affiatamento di gruppo. Questa capacità ha gettato le basi per il linguaggio, la morale e le istituzioni culturali.
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