Quante domande aperte su quei teppisti che non abbiamo visto arrivare
A Milano la rabbia e la devastazione dei giovani, ma anche il gesto inaspettato di dare ai senza dimora i maglioni razziati dalle vetrine distrutte

Guardano sbalorditi sul web questa guerriglia sotto al Duomo, come sorta dal nulla. I milanesi si interrogano: ma da dove sono venuti questi? E chi li ha convocati? L’idea di un “grande vecchio” che piloti i ragazzini delle banlieu non è impossibile, ma forse è antiquata. Basta che dia il “la” un influencer, bastano due video di scontri che comincino a girare su Tik tok. Cappuccio sulla testa e via, in metrò: in centro si fa a botte, quasi una festa cui certe bande non possono mancare. Con un’imprendibile velocità. Al di sotto della percezione che degli eventi possono avere gli adulti, e perfino, si direbbe, la polizia.I
Inutile dire che spaccare tutto è deprecabile. Ovvio. Lecito però cercare di farsi delle domande. Cos’è questa febbre scoppiata di colpo nel cuore della Milano luccicante, trendy, brandizzata, tutta shopping e dehors, invasa nei week end da viaggiatori che vengono da lontano? Una Milano in cui i turisti fanno la coda davanti a certe vetrine in Galleria, dove le borse costano 3.000 euro. (Peraltro, ha accertato una indagine della Procura, alcune di quelle borse sono prodotte da manovalanza cinese in nero, in capannoni clandestini nell’hinterland, in condizioni igieniche da Terzo mondo, e pagate dal committente 50 euro l’una).I maglioni razziati e donati ai clochard
Una Milano, rispetto a trenta o quaranta anni fa, molto più drammaticamente divisa fra ricchi e ricchissimi e poveri, o anzi spesso miserabili: senza garanzie, senza una casa, senza documenti. Vedi giovani stranieri che si allontanano a passi veloci se arriva un’auto dei Carabinieri: sans papier che temono di essere rispediti a casa. Una città in cui si allungano le code alle mense dei poveri. Anche nel ceto medio, chi ha bambini si chiede se non convenga andarsene da Milano. Molti anziani vendono la casa della loro vita in “nuda proprietà”: per abitarci fino alla morte, e intanto tirare avanti, perché la pensione a Milano non basta. Mentre arditi grattacieli firmati da archistar spuntano come funghi - con parecchi dubbi della Magistratura sulle liceità delle concessioni edilizie - gli affitti sono inarrivabili per una giovane coppia, e i posti nei nidi non bastano. Poi ci si stupisce della denatalità di Milano. Quando, la sera, a un incrocio vedi i rider stanchi riposare al semaforo verde e poi riprendere per inerzia a pedalare, ed è quasi mezzanotte, ti chiedi che è successo a Milano: quale triste e avida metamorfosi l'ha traversata, dopo, bisogna pur dire, anni e anni di Giunte di sinistra.
E intanto crescono gli immigrati di seconda generazione, in cortili in cui nessuno parla la lingua dell’altro, come in una Babele, e si va per bande, spesso ostili fra loro. Li vedi, questi ragazzi, uscire dalle scuole di periferia in branchi disaggregati, qualcuno con le scarpe “giuste” pagate un occhio della testa dai genitori: che fanno gli operatori ecologici, come si dice correttamente oggi, o i badanti di vecchi. Figli cresciuti soli davanti a una tv, nessuno che li aiuti a fare i compiti, a imparare l’italiano. Sono questi i minorenni, perfino dodicenni, fermati a decine e decine sabato e domenica dalla Polizia. Hanno spaccato le vetrine del centro per rubare le Nike, e certe meravigliose biciclette da tremila euro. Addirittura ne sono stati visti, di questi casseurs in erba, fuori dagli spacci cinesi con le torte gelato e le confezioni di Kinder in mano. Le vetrine, però, le hanno frantumate a mattonate. Dalla Questura li hanno rimandati a casa, che si fa a un dodicenne? Li avranno presi a sberle i padri e le madri, abituati da sempre a lavorare, obbedire e tacere. I figli però vedono come vivono i figli nostri, e non ci stanno.
«Spaccare tutto». Poca polizia in piazza, si è lamentato il sindaco Sala; ma c’è da dubitare che questo malessere aspro si risolva a randellate. Dall’alto delle antiche case nobili del Quadrilatero (oltre 15 mila euro al metro quadro), dai tetti trasformati in sfavillanti “location” – si dice così – per “eventi” - si dice così – forse i milanesi quei ragazzini delle periferie non li hanno visti arrivare. Una cosa però mi ha colpito, delle immagini di domenica a Milano. Alcuni giovani casseur usciti da negozi saccheggiati, nell’incrociare sotto ai portici di Vittorio Emanuele dei clochard, hanno dato loro giacche e maglioni. «Tenete, farà freddo». L’altro giorno in Liguria un tredicenne ha dato fuoco a un clochard. E non è certo il primo. Sta diventando una moda. Bravi ragazzi con le scarpe giuste che eliminano certi “rifiuti”. Almeno questo a Milano, domenica, no. I senzatetto guardavano spaventati la corsa dei ragazzi incappucciati. E invece, da qualcuno, «Tenete, farà freddo». Comunque questi teppisti, questi vandali, chiamateli come volete, sanno cosa è, avere freddo. C’è molto da cercare di capire, molte domande da farsi, nella rabbia dei ragazzi che a Milano non abbiamo visto arrivare.
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