Una Chiesa sempre più globale: ecco come cambia la Commissione teologica del Vaticano
diĀ Matteo Liut
Leone XIV nomina i nuovi membri: più rappresentanti delle Chiese di Asia, Africa e America Latina, maggiore presenza femminile e un forte investimento sulla riflessione ecclesiologica. Coda confermato segretario

Scorrendo l'elenco dei nomi e delle competenze dei nuovi membri della Commissione teologica internazionale per il quinquennio 2026-2031, nominati oggi da Leone XIV, c'è un dato che emerge: la riflessione teologica è chiamata a esprimere sempre di più il volto globale e multiculturale della cattolicità . Un lavoro che la nuova Commissione seguirà secondo uno stile accademico in grado di portare a maturazione il grande lavoro svolto negli ultimi anni soprattutto sulla dimensione sinodale della Chiesa, traducendola in un'elaborazione sistematica, che diventi punto di riferimento stabile per il futuro.
Le conferme indicano la continuitĆ
A suggerire una lettura in chiave evolutiva sono anzitutto le conferme. Restano infatti nella Commissione il segretario generale, monsignor Piero Coda, teologo italiano e segretario generale dell'organismo dal 2021, assieme al dogmatico milanese Alberto Cozzi, al domenicano inglese Simon Francis Gaine, docente di teologia dogmatica all'Angelicum, al teologo statunitense Reinhard Hütter, specialista di ecclesiologia e pensiero tomista, alla religiosa australiana Isabell Naumann, studiosa di teologia e vita consacrata, e alla religiosa congolese Josée Ngalula, impegnata nella riflessione teologica africana e nel ruolo delle donne nella Chiesa. Nomi che portano con sé un'importante "dote": Coda è stato uno dei principali interpreti teologici delle categorie di comunione e sinodalità che hanno accompagnato il recente cammino ecclesiale. La sua riconferma indica che la nuova Commissione nasce per proseguire lungo percorso seguito fin qui. Anche gli altri membri confermati rappresentano un equilibrio già sperimentato tra diverse provenienze geografiche e sensibilità teologiche: Europa, Nord America, Oceania e Africa continuano a essere presenti attraverso figure che hanno contribuito alla riflessione dell'ultimo quinquennio.
Una "geografia teologica" più ampia
Il tratto più evidente della nuova composizione è forse il suo carattere globale. L'Europa mantiene una presenza significativa, ma cessa definitivamente di essere il centro quasi esclusivo della riflessione teologica cattolica. Cresce infatti il peso dell'Asia, rappresentata da studiosi provenienti da India, Malaysia, Corea del Sud e Taiwan. Si amplia anche la presenza africana, con teologi di Burkina Faso, Kenya, Benin e Repubblica Democratica del Congo. L'America Latina porta il contributo di Argentina, Brasile, Cile e Messico. Nel confronto con il quinquennio precedente appare chiaro il rafforzamento di una visione policentrica della Chiesa. La teologia, lungi, dall'essere pensata come elaborazione di un unico contesto culturale da esportare altrove, è in maniera sempre più evidente frutto dell'incontro tra esperienze ecclesiali differenti. Si tratta di un'evoluzione coerente con una delle acquisizioni più importanti del pontificato di Francesco: la convinzione che la cattolicità si esprima attraverso la valorizzazione delle diverse Chiese locali.
Dalla stagione dei processi a quella della ricezione
La Commissione uscente era stata nominata mentre il Sinodo sulla sinodalità muoveva i primi passi. Molti dei suoi membri hanno accompagnato una stagione caratterizzata dall'ascolto, dal discernimento e dall'apertura di nuovi percorsi ecclesiali. La nuova composizione sembra invece orientata verso una fase segnata da un "passo avanti". Tra i nomi scelti, infatti, compaiono numerosi studiosi di ecclesiologia, teologia sistematica, patristica e teologia fondamentale, dimostrando quindi che al centro c'è la volontà di approfondire sul piano teorico e dottrinale le acquisizioni maturate negli ultimi anni. In altre parole, la questione non sembra più essere se la sinodalità debba diventare una dimensione ordinaria della vita della Chiesa, ma come essa possa essere compresa, argomentata e integrata in modo stabile nella riflessione teologica.
Le Chiese del Sud globale sempre più protagoniste
Un altro elemento significativo riguarda il peso crescente delle Chiese che vivono oggi le dinamiche più vivaci del cattolicesimo mondiale. Molti dei nuovi membri operano in contesti segnati dall'incontro con grandi tradizioni religiose, dall'espansione delle comunità cristiane o da profonde trasformazioni sociali e culturali. Si tratta di realtà nelle quali il confronto con l'islam, con le religioni asiatiche o con le sfide dell'inculturazione rappresenta una dimensione quotidiana della vita ecclesiale e non una "materia da specialisti". La loro presenza suggerisce che la riflessione della Commissione sarà sempre più attenta alle domande che emergono dalle periferie geografiche e culturali del mondo.
Una presenza femminile più strutturale
Ma anche la componente femminile risulta rafforzata: le donne presenti nella nuova Commissione, infatti, sono più numerose rispetto al quinquennio precedente e appartengono a percorsi accademici e culturali differenti. Ma sbaglia chi pensa che questo potrebbe essere solo un dato "quantitativo": le loro competenze spaziano dall'ecclesiologia alla patristica, dall'antropologia teologica alla vita consacrata, contribuendo ad arricchire il profilo complessivo dell'organismo. Anche sotto questo aspetto si registra una linea di continuità con le scelte degli ultimi anni, che hanno progressivamente consolidato la presenza delle teologhe negli organismi di studio della Santa Sede.
Meno correnti, più lavoro comune
La Commissione del 2021 comprendeva figure fortemente identificate con alcune delle grandi scuole teologiche europee che hanno segnato il dibattito postconciliare. La nuova composizione appare invece meno legata al vivo dibattito a tratti contrapposto, che ha attraversato la teologia cattolica negli ultimi decenni. La selezione privilegia piuttosto studiosi provenienti da contesti differenti, chiamati a confrontarsi su questioni comuni: la vita delle Chiese locali, il dialogo tra culture, l'ecumenismo, la missione e la recezione del Vaticano II. L'impressione è che si sia voluto costruire un organismo meno segnato da appartenenze correntizie e più orientato a una collaborazione internazionale.
Una Commissione per il tempo della maturazione
Guardando nel complesso ai trenta membri nominati per il nuovo quinquennio, in definitiva, emergono alcuni assi portanti: la sinodalità , la cattolicità vissuta nella pluralità delle culture, il dialogo con i mondi non occidentali, l'approfondimento delle fonti della tradizione e il rapporto tra teologia e vita concreta delle Chiese. Più che una Commissione pensata per inaugurare una nuova stagione, quella voluta oggi dal Papa appare dunque come una Commissione chiamata a consolidare un percorso già avviato. Se gli anni passati sono stati quelli dell'apertura dei processi ecclesiali, i prossimi potrebbero essere quelli della loro elaborazione teologica. Un passaggio dall'intuizione alla riflessione, dall'avvio alla maturazione. Ed è probabilmente proprio in questa continuità dinamica che si può cogliere il significato più profondo della nuova Commissione teologica internazionale.
I nuovi ingressi
Tra i nuovi membri spicca anzitutto il sacerdote statunitense Khaled Anatolios, docente all'UniversitĆ di Notre Dame e tra i maggiori specialisti contemporanei di patristica, teologia trinitaria e cristologia dei Padri della Chiesa, con particolare attenzione alla tradizione orientale. Sempre dagli Stati Uniti proviene Boyd Taylor Coolman, professore di teologia al Boston College, noto per i suoi studi sulla teologia medievale, la spiritualitĆ francescana e vittorina e lo sviluppo della teologia scolastica. Tra gli europei emerge lo spagnolo Ćngel Cordovilla PĆ©rez, decano della FacoltĆ di Teologia dell'UniversitĆ Pontificia Comillas, specialista di teologia dogmatica, trinitaria ed ecclesiologia, con una particolare attenzione alla recezione del Vaticano II e al pensiero di Karl Rahner.
Di rilievo anche la nomina del gesuita burkinabé Paul Béré, biblista di fama internazionale, già membro della Commissione Biblica Pontificia, consultore della Segreteria del Sinodo e primo teologo africano ad aver ricevuto il Premio Ratzinger. Le sue ricerche si concentrano sull'ermeneutica biblica e sulla ricezione della Scrittura nei contesti africani. Tra le altre nomine figurano il brasiliano Tiago De Fraga Gomes, il biblista indiano Gilbert De Lima, il sacerdote malese Clarence Devadass, impegnato soprattutto nel dialogo interreligioso e nella pastorale dell'Asia sud-orientale, e l'argentino Fabricio Leonel Forcat, docente della Facoltà di Teologia della Pontificia Università Cattolica Argentina.
L'area francofona porta in Commissione il gesuita Michel Fédou, tra i maggiori specialisti di patristica, storia del cristianesimo antico ed ecumenismo, e la teologa Anne-Sophie Vivier-Muresan, nota per gli studi sul confronto tra cristianesimo e tradizioni religiose dell'Asia. Di particolare interesse anche la presenza del domenicano inglese Simon Francis Gaine e del gesuita tedesco Bernhard Knorn, entrambi esponenti della teologia dogmatica contemporanea, dell'ungherese Csaba Török, impegnato nella riflessione pastorale ed ecclesiologica, e dell'austriaco Jan-Heiner Tück, tra i più autorevoli teologi sistematici di lingua tedesca e tra i principali studiosi dell'eredità di Joseph Ratzinger e del Vaticano II.
Dal continente americano arrivano inoltre la cilena Claudia Leal Luna, docente del Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II, il messicano JuliÔn Arturo López Amozurrutia, decano della Facoltà di Teologia dell'Università Pontificia del Messico, e il domenicano argentino Jorge Alejandro Scampini, figura di riferimento nel dialogo ecumenico e nei rapporti con le Chiese ortodosse. La componente africana viene ulteriormente rafforzata dal missionario spiritano keniano Patrick Mwania e dal sacerdote beninese Gaston Ogui Cossi, mentre l'Asia orientale è rappresentata dalla teologa sudcoreana Teresa Hyeon Soon Choi e dalla religiosa taiwanese Maria Teresa Hu, espressione di una Chiesa cattolica impegnata nel confronto con le grandi tradizioni culturali e religiose del continente.
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