L'ultima Messa. I cinque sacerdoti morti mentre celebravano l'Eucaristia nel 2026

La tragedia di Guayaquil richiama altre vicende simili avvenute quest'anno, lo shock di comunità e parrocchie coinvolte, ma anche la promessa di beatitudine del Signore per i suoi servi fedeli
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October 19, 2026
L'ultima Messa. I cinque sacerdoti morti mentre celebravano l'Eucaristia nel 2026
Don Raimund Beisteiner, morto lo scorso 1° febbraio durante la Messa a Wiesmath, in Austria /Katholisch.at
«Ci sono notizie che si diffondono in fretta, ma che richiedono tempo per essere comprese e assimilate. La morte di padre Patricio è una di queste: lascia senza parole e commuove, soprattutto chi condivideva con lui la vocazione e la missione redentorista». Il ricordo pubblicato sul sito ufficiale dei redentoristi restituisce anzitutto un nome e una storia all’uomo la cui morte è stata ripresa in un video divenuto virale.
Padre Patricio Alfredo Sánchez Molinari aveva 52 anni. Sabato sera, 17 ottobre, stava celebrando l’Eucaristia nella chiesa di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso, a Guayaquil, in Ecuador, quando il grande crocifisso collocato alle sue spalle si è staccato dalla parete e lo ha colpito in testa. I fedeli si sono precipitati in aiuto, chiedendo di chiamare un’ambulanza, ma ogni soccorso è stato inutile. La Messa era trasmessa in diretta sui social network.
Il cardinale Luis Gerardo Cabrera Herrera, arcivescovo di Guayaquil, ha espresso il cordoglio dell’arcidiocesi, assicurando la preghiera per il religioso defunto e la vicinanza a tutta la famiglia redentorista, ai parenti e agli amici.
Originario di Cuenca, padre Patricio era nato il 6 novembre 1973 e apparteneva alla Provincia andino-caraibica dei redentoristi. Aveva emesso la professione religiosa nel 2000 ed era stato ordinato sacerdote nell’ottobre 2005: aveva appena raggiunto i ventuno anni di ministero. Aveva servito in diverse comunità dell’Ecuador, raggiungendo anche i villaggi rurali più isolati nella zona di Vinces. A Manta e poi a Guayaquil, dove dal 2023 guidava la parrocchia del Perpetuo Soccorso, aveva promosso in particolare l’adorazione eucaristica.
Nel corso del 2026 sono stati almeno cinque i sacerdoti morti durante la celebrazione dell’Eucaristia: vicende che hanno toccato profondamente le rispettive comunità. La prima risale in realtà al 31 dicembre 2025, ma liturgicamente già nell’anno nuovo. Nella chiesa di San Giovanni Battista a Boji-Boji Agbor, in Nigeria, nella diocesi di Issele-Uku, padre Stephen Chukwuma, 63 anni, si è accasciato mentre pronunciava l’omelia della Messa. Sacerdote dal 1990, era anche avvocato e ricopriva l’incarico di responsabile della zona pastorale di Agbor.
Il 1° febbraio è accaduto a Wiesmath, nella Bassa Austria. Raimund Beisteiner, 59 anni, parroco del paese dal 2006, aveva appena distribuito la Comunione quando si è accasciato anche lui davanti ai fedeli. I soccorsi non sono riusciti a salvarlo. Originario del Burgenland, era entrato nell’Oratorio di San Filippo Neri a Maria Lanzendorf ed era stato ordinato sacerdote nel 1999. Dopo la soppressione della comunità oratoriana era passato al clero dell’arcidiocesi di Vienna. Dal 2007 era anche direttore spirituale della Legione di Maria in Austria. La sera stessa della morte, nella chiesa di Wiesmath, fedeli e sacerdoti si sono riuniti in preghiera, insieme all’arcivescovo di Vienna Josef Grünwidl.
Quasi incredibili le circostanze della morte di Robert Emeršič, sacerdote dell’arcidiocesi di Maribor, in Slovenia: a ucciderlo, il 14 giugno, è stata la reazione allergica alla puntura di una vespa mentre celebrava la Messa a Planica. Aveva appena compiuto 51 anni. Cresciuto a Hoče, lavorava già quando aveva deciso di entrare in seminario. Ordinato nel 2008, dal 2010 guidava la parrocchia di San Giuseppe lavoratore a Rače e dal 2020 si occupava anche della parrocchia di Sant’Anna a Fram. Nella lettera di commiato i fedeli hanno ricordato la sua cura per la liturgia, la bella voce con cui accompagnava il canto e la sua franchezza: «Non cercavi di piacere a tutti», ma dicevi ciò che ritenevi importante.
Il 21 agosto, infine, un infarto fulminante ha colpito don Aloys Ghislain Mewoli Mbala mentre pronunciava l’omelia nella chiesa di Santa Maria Assunta a Sant’Angelo Limosano, nell’arcidiocesi di Campobasso-Bojano. Aveva 47 anni, era nato a Bertoua, in Camerun, ed era sacerdote dal 2009. In patria aveva fondato un’associazione per bambini, ai quali proponeva attività creative e insegnava a coltivare la terra. In Molise guidava le parrocchie di Limosano e Sant’Angelo Limosano ed era rettore del santuario della Madonna delle Stelle. Ricopriva anche l’incarico di vicario giudiziale dell’arcidiocesi. I sanitari del 118 hanno tentato a lungo di rianimarlo, senza riuscirvi.
Comunità lontane fra loro, unite dal dolore di aver visto interrompersi improvvisamente, davanti all’altare, la vita del proprio sacerdote. E tuttavia, pensando che i loro sacerdoti sono morti celebrando l’Eucaristia, cibo di vita per sé e per i fedeli, comunità che possono pensare con gioia alla parabola dell’amministratore fedele e prudente nel Vangelo di Luca e alla considerazione del Signore: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi» (Lc 12,42-44).

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