La Formula 1 ritorna in Africa, ma il Ruanda divide

Diritti umani e conflitto in Congo alimentano le critiche al presidente Kagame che punta anche sullo sport per rivalutare l'immagine internazionale del suo Paese
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October 19, 2026
La Formula 1 ritorna in Africa, ma il Ruanda divide
Un rendering del futuro circuito dell'African Grand Prix, che si terrà in Rwanda / AFP / Jean Baptiste Nkurunziza
È mancato lo squillo di trombe poi l’annuncio dell’arrivo della F1 in Ruanda a partire dal 2030 (o anche dopo) ha avuto l’enfasi che merita una notizia importante. Il circo iridato manca dal continente africano dal 1993, quando sul circuito di Kyalami, alle porte di Johannesburg, andò in scena l’ultima edizione di una gara che in Sudafrica si era disputata per decenni. Per la F1 è un fatto importante perché sancisce la copertura globale, su tutti i continenti, di una piattaforma che nel corso degli anni, specialmente negli ultimi, ha messo da parte la sfida fra uomini e macchine e ha portato al centro del dibattito il marketing, le operazioni commerciali e gli scambi economici con le gare diventate il contorno di altro.
Il Ruanda è stata una scelta fortemente voluta dal presidente Paul Kagame, che a Singapore nel 2024 si presentò sulla griglia di partenza, al fianco del Ceo di Liberty Media Stefano Domenicali che in quella occasione rilasciò una intervista ad Avvenire: «La F1 in Ruanda deve essere occasione per creare posti di lavoro, aumentare e migliorare le condizioni della gente che grazie alla costruzione di un circuito e tutto il contorno, possa avere migliori condizioni di vita e questo grazie al progetto F1». Impegno lodevole e ancora oggi portato a dimostrazione del perché si è scelto il Ruanda, una nazione che dal punto di vista dei diritti umani, di certo non brilla e che con la F1 oggi, ma anche la Fifa ieri e le sponsorizzazioni nel mondo del calcio, porta avanti quella politica cosidetta di “Sportwashing” ovvero rifarsi una immagine e una identità grazie allo sport. È successo in Qatar coi mondiali di calcio ed è accaduto in altre epoche ed eventi (mondiali di calcio in Argentina ai tempi della dittatura Videla, le Olimpiadi della Germania nazista e via di questo passo volendo pescare negli archivi storici). Che l’Africa meritasse di tornare nel grande circo iridato, era sacrosanto e lo stesso Lewis Hamilton nel tempo si era fatto promotore di un ritorno del genere. Che debba avvenire proprio in Ruanda, questo almeno lascia perplessi. Il nuovo circuito sorgerà a Bugesera, a circa 40 chilometri da Kigali, accanto al nuovo aeroporto internazionale in costruzione. Sorgeranno insieme hotel, abitazioni, uffici, negozi, per una popolazione povera e stremata dal genocidio, con un presidente che è in carica dal 2000 e che alle recenti elezioni è stato eletto col 99,15 per cento dei voti. L’operazione più importante sostenuta dal Ruanda finora è la Visit Ruanda, che ha sponsorizzato squadre di calcio come Arsenal (la squadra del cuore del presidente Kagame) il Paris Saint Germain, Bayern Monaco, l’Atletico Madrid. Nel 2026, caso unico, tutte e quattro le squadre finaliste della Champions League erano legate al Ruanda in qualche modo. Solo le ultime due squadre hanno mantenuto un legame pubblicitario col Ruanda, le altre hanno rinunciato, complice anche la denuncia del governo della Repubblica Popolare del Congo che aveva chiesto di interrompere i rapporti commerciali contestando la dubbia moralità di sponsorizzazioni legate a un paese che continuava ad alimentare il conflitto militare, senza contare il genocidio degli anni precedenti. Questo dal punto di vista politico e dei diritti umani, ma la presenza in Africa della F.1 avrebbe, e potrebbe, avere altre prospettive di lungo periodo, il Marocco avrebbe rappresentato una scelta particolarmente interessante. Su spinta del Re del Marocco, il progetto Terra Heracles, è fra i più avanzati con Sahar Tlemsani Maghraoui, Founding Member e Business Development Manager, tra le figure che ne sostengono la visione e lo sviluppo del progetto. Un investimento stimato in 1,2 miliardi di dollari, a circa 20 chilometri da Tangeri, per realizzare un circuito pensato per F. 1, WEC e MotoGP, insieme a hotel, parco tematico, centro commerciale e marina. Un progetto che si inserisce in un Paese caratterizzato da una forte vocazione internazionale, da una posizione strategica tra Europa e Africa, da infrastrutture in espansione e da una consolidata attrattività turistica. Il Sudafrica, in attesa degli sviluppi su Kyalami (pista non ancora omologata e nel pieno di una speculazione edilizia) aveva una alternativa allo studio a Città del Capo, con figure di spicco della finanza mondiale. Blue Mountain Racing ha presentato un progetto interamente privato da circa 410 milioni di dollari su 600 ettari nello Swartland, vicino a Malmesbury e a un’ora da Città del Capo. Non si tratta solo di costruire un circuito di 4,8 chilometri, il piano punta a creare un vero distretto motorsport immobiliare, con hospitality, spazi congressuali, residenze, un hub automotive con aree di test, una driving academy e un percorso karting per i giovani. L’obiettivo dichiarato è riportare la F1 in Sudafrica entro il 2031. E la nota stampa congiunta di Fia e Fom parla di un Gp in Ruanda agli inizi degli anni 30, senza specificare esattamente quando, visto che al momento del circuito esiste solo un rendering, prodotto dalla società dell’ex pilota di F.1 Alex Wurz con sede a Montecarlo, e alcuni giornalisti inglesi hanno visitato la zona campestre dove dovrebbe sorgere… A Città del Capo il consorzio è guidato da Bobby Hartslief, già organizzatore del GP a Kyalami, insieme a Neal Froneman, ex Ceo di Sibanye Stillwater, con Rothschild & Co come advisor finanziario. Il Ruanda sta costruendo una narrativa internazionale ambiziosa, sostenuta dal nuovo aeroporto di Bugesera e dall’accordo con la F1. Sul fronte istituzionale, il progetto è promosso direttamente da Paul Kagame, Presidente della Repubblica del Ruanda, seguito dal Ministro dello Sport Nelly Mukazayire e da Jean‑Guy Afrika, CEO del Ruana Development Board, l’ente incaricato di attrarre investimenti e guidare lo sviluppo economico nazionale. Resta però ancora da capire come questa visione verrà tradotta in un masterplan con relativo crono programma. Al momento, dietro l’annuncio, non è stato presentato ancora niente. «Non succederà niente – dice Moko, un noto esponente senegalese che da anni bazzica la F.1 – agli africani non interessano le macchine, le corse, i piloti. Hanno altri problemi, specialmente in Ruanda. Se credete che succederà qualcosa, allora siete ottimisti, io credo finirà come al solito da quelle parti…».

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