In tv la famiglia Panini, figurina dell’Italia che va
di Tiziana Lupi
Presentata alla Festa di Roma la saga degli inventori delle famose figurine che hanno conquistato mezzo mondo Serena Rossi: «Io sono mamma Olga, una roccia che ha resistito a tutto»

«Ce l’ho, ce l’ho, mi manca»: non c’è famiglia italiana in cui, negli ultimi cinquant’anni, non siano risuonate almeno una volta queste parole. Parliamo, naturalmente, delle “mitiche” figurine che tutti, da bambini (e non solo) abbiamo collezionato sugli appositi album dedicati agli animali, ai personaggi dei cartoni animati e, soprattutto, ai calciatori. Ora la storia di quei rettangolini, che si attaccavano prima con la colla e ora con l’adesivo, è diventata una serie tv, presentata ieri in anteprima alla Festa del Cinema di Roma e in onda su Rai1 e su RaiPlay dal 22 novembre e prossimamente su Disney+. Si intitola La famiglia Panini perché quello delle figurine è stato (ed è) realmente un affare di famiglia. I Panini, appunto: padre, madre e otto figli che, come racconta la serie, nell’Italia del 1932 lasciano la campagna per la città, Modena, con pochi soldi e tante speranze. La vita li mette alla prova più volte ma Olga, la madre, che con il suo «andiamo a vedere» non smette mai di sognare nemmeno quando la vita si fa tanto complicata come suo marito Antonio, morto troppo presto, ha insegnato a fare a lei e ai loro otto figli, non molla. Nella serie ha il volto di Serena Rossi: «Olga è una roccia, è il porto sicuro, una donna pragmatica e con un cuore enorme, concreta per necessità ma con una grande voglia di sognare – osserva l’attrice -. Quella della famiglia Panini è una storia di coraggio e di speranza nel futuro che non vuol dire evadere dalla realtà ma avere la capacità di prendersi dei rischi e farlo sognando. In questi tempi penso al mio Sud disperato, ai ragazzi che urlano e che sono disillusi: spero che le famiglie che si metteranno sul divano a guardare la serie trovino lo spunto per confrontarsi e riaccendere un barlume di speranza come quello che la famiglia Panini ci ha lasciato».
La storia dei Panini, dicevamo, prende il via con il trasferimento a Modena. Qui avviano una piccola produzione di sapone, che per loro rappresenta il sogno di un’indipendenza dai padroni. Tutti, dal padre al figlio più piccolo, collaborano. Ma l’ombra della guerra incombe tragicamente sui loro piani. La gente non compra quel sapone, le bocche da sfamare sono tante e i soldi non bastano nemmeno a pagare l’affitto. Per garantire la sopravvivenza della famiglia, Antonio trova un umile impiego nell’Accademia militare: il suo spirito sognatore sembra spegnersi ma la famiglia ha la precedenza. Il destino, però, si mette ancora una volta di traverso e colpisce duro, costringendo Olga a far fronte a nuove ristrettezze economiche. La donna, però, non molla e scommette sul futuro acquistando un’edicola. E, se i giornali in tempo di guerra non ci sono, in futuro ci saranno, pensa. Ed è lì che i Panini capiscono che i sogni diventano grandi quando sono alla portata di tutti e decidono di investire in qualcosa di umile ma democratico come le figurine. Dopo fallimenti e sacrifici, ma restando sempre uniti, trasformano un’idea semplice in un miracolo che varca i confini nazionali: il 1970 e i Mondiali di calcio in Messico segnano la consacrazione in tutto il mondo del mito delle figurine, dell’impresa straordinaria, costruita con coraggio, di una famiglia apparentemente ordinaria.
«Questa è più di una semplice storia di figurine. È la storia di una famiglia, di un territorio e, anche, del nostro Paese – afferma la sceneggiatrice Monica Zapelli -. Attraverso le vicende della famiglia Panini si attraversa la biografia dell’Italia uscita con le ossa rotte dalla Seconda guerra mondiale ma senza paura del futuro e con un ottimismo riassunto in quell’“Andiamo a vedere” di Olga». La regista Letizia Lamartire aggiunge: «In un tempo in cui il futuro appare spesso incerto, la storia dei Panini ci ricorda cosa significhi avere il coraggio di immaginare qualcosa di grande e rischiare per provare a realizzarlo. Ci insegna a conservare, anche da adulti e nelle difficoltà, qualcosa dello sguardo che avevamo da bambini: la capacità di stupirsi, di credere che ciò che ancora non esiste è possibile». Con la famiglia Panini, aggiunge la regista, «vince l’Italia genuina, che sa rimboccarsi le maniche, sa coinvolgere altre forze, sa espandersi, perché vede la Luna e alla Luna punta, con l’intelligenza acuta di chi sa cogliere ogni opportunità per progredire. Andare al di là dell’ostacolo. Oltre».
Serena Rossi conclude tornando sul tema delle proteste di questi giorni: «Un futuro c’è, ci deve essere e deve nascere da un ascolto. Se i ragazzi sono arrivati a far sentire il loro grido disperato in questo modo, vanno ascoltati. La violenza non è mai accettabile ma l’ascolto è necessario, è inaccettabile quello che sta succedendo».
La famiglia Panini è una produzione Indigo Film in collaborazione con Rai Fiction. Diretta da Letizia Lamartire, è interpretata, tra gli altri, da Simone Liberati, Federico Cesari, Benedetta Cimatti, Luca Di Sessa e Samuele Teneggi, con la partecipazione di Edoardo Pesce e Barbora Bobulova.
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